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Ricerca di una nuova casa

Antonio Pibiri

              il mondo uno scenario
              nel rumore di fondo del cuore
              grande come un’isola
              che dà riparo al cielo

              Y. Bergeret

             

            Si fa strada da sé il bosco.
            Non rimane che separare la pioggia
            con le mani, l’odore di ozono, di fulmini
            spezzanti gli incensi.
            L’aglio in bocca per respirare
            ha il gusto della parola,
            ritorna,
            filtra da sotto il dominio lichenico
            da me che vanisco

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            Discorso di noviziato al monastero di Xuankong Si

            Antonio Pibiri,
            Il prezzo della sposa (Forlimpopoli, L’Arcolaio, 2018)- pagina 40:

             

             

            Discorso di noviziato al monastero di Xuankong Si

            «La prossima volta non uscirò per la testa
            squartando il ventre di madre sugli scalmi.

            Non si viene al mondo per la testa-crepitacolo…
            il suo rùmine d’armi oscura di sé fino ai cieli.

            Nascerò per i piedi, fratelli miei, per le ali
            svincolate dal cranio. Toccheranno tremando

            in alto le foglie di Ginkgo, le cime morenti
            del mare…».

            Lungo la linea

            Antonio Pibiri

            Lungo la linea

            La stazione centrale dà fondo
            per lasciarsi lontano in partenze.
            La tua angoscia è terribile, Rodha.
            La bicicletta con cigolii blu
            a spruzzi di vernice. – Hauptbahnhof,
            scheletro veloce su zampe,
            e prospettico cavi, rotaie,
            potrebbe coprire intero il pianeta,
            trattenere sotto le reti la geodinamica.
            In realtà da qui nessuno parte, nessuno resta.
            Come fate a vivere città operaie,
            ai tragitti? D’infuso rientro penetra i sobborghi
            a sera, i bambini con occhi profondi. Continua a leggere Lungo la linea

            In cosa consiste il lavoro

            Antonio Pibiri

            Inediti (2019)

            La ghianda e la quercia

            ………………………………..(Così noi)
            onoravamo Sun Tsu e l’autunno
            nei colori disintegrati di Kiefer:
            una scaltra battagliata di ghiande
            marce, da frantumo – o acerbissime,
            bossoli sordamente al rimbalzo
            su schiene lanciate nel bosco.
            Le urla in fuga disperavano i rifugi.
            Pini e ruderi. Rovi. Filati.
            Dove s’impolpa la tibia, lì il dettagliante
            sceglie a quale prezzo il sangue.
            I rovi sul litorale godevano al nostro urto,
            si aprivano alle vocali della gioia.
            A volte la ghianda schiantava il giovane petto.
            Delle volte sino al fondo, nella torba.
            La quercia sarebbe cresciuta col tempo
            in un altro tempo. La quercia
            nel teatro di guerra. Base sicura.
            Le Case in costruzione sugli alberi.

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            Quaderni delle Officine (LXXXII)

            Quaderni delle Officine
            LXXXII. Luglio 2018

            quaderno part_ b_n

            Antonio Devicienti

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            I luoghi e le scritture (2016)
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            Chiaro di terra

            Antonio Pibiri

            La parola non sostituisce l’assassinio.
            Il simbolico lo argina.
            Dice Caino – non so scrivere
            parlo poco
            e incontrerò mio fratello
            in fondo al campo e le pietre
            per tradirlo.
            Giungi in tempo parola!
            che richiami i figli per nome…
            o del come fosse
            finzione il temporale e gioco la ferita.
            – Un trucco di rosse bacche
            mi inciderà la fronte.

            […] Nelle prime pagine di Chiaro di terra ci troviamo in una condizione di nuovo cominciamento, per cui non sorprende l’apparizione di Caino, colui che, assassinando il fratello, attua anche lo strappo definitivo dai genitori, l’ulteriore allontanamento dall’origine (la “fonte” di cui dice Hölderlin nel suo poema famoso, Andenken/ricordo); Antonio Pibiri costruisce un testo nel quale Caino, che incarna la violenza cieca e ignorante, si prepara all’assassinio proprio perché manca la parola che dirima la questione – “giungi in tempo parola!” – scrive il poeta perché nominare (chiamare i figli, ma anche le cose e i luoghi per nome) significa sottrarsi e sottrarre gli esseri umani alla violenza cieca, nata dall’incapacità di articolare il pensiero, quindi di capire e di dialogare. (Antonio Devicienti)

            [Il saggio di Antonio Devicienti su “Chiaro di terra” di Antonio Pibiri
            sarà leggibile in “Quaderni delle Officine“, LXXXII, luglio 2018]