Archivi tag: apocrifi d’autore

Né qui né altrove

Luigi Sasso

Né qui né altrove

Su Il mese dopo l’ultimo
di Marco Ercolani

Ogni autentico scrittore interroga il linguaggio, ne esplora le potenzialità e i confini, lo trasforma, ce ne offre un’immagine nuova, che insieme ci sorprende e ci inquieta.
Si ha la sensazione, leggendo Il mese dopo l’ultimo, che per Ercolani le parole non possano esaurire tutta la realtà, tutta la sua stratificata e proteiforme configurazione. Resta sempre qualcosa di non detto, una cornice di silenzio percorre le frasi ogni volta che le parole si dispongono sulla pagina. C’è un’insufficienza che non deriva da una scarsa abilità del narratore, ma dalla natura del mezzo impiegato. Probabilmente uno dei modi di definire la letteratura è proprio quello di un linguaggio che non nasconde, ma al contrario rivela i suoi limiti «La lotta fra silenzio e parola fa emergere l’opera come lampo sulle rovine – come luce nera su macerie bianche. E così moltiplica il segreto». Continua a leggere Né qui né altrove

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Per il decennale di RebStein, 5

Marco Ercolani

 

Viaggio d’inverno

[Taccuini trovati dal dottor Wilhelm Svetlin dopo la morte del musicista, dentro la cella del manicomio in cui Hugo Wolf era internato. I fogli, infilati nel materasso del giaciglio, sono databili agli anni 1895-96.]

Sole di chi non trova sonno – stella!

O sento la totale somiglianza fra i suoni della lingua e del canto, altrimenti taccio. La mia musica dipende dalla poesia che scelgo.

Al linguaggio manca qualcosa, è imperfetto, è scritto ma muto; allora compongo lieder per riparare a quel silenzio: pause, intermezzi, berceuses, le infilo nel ritmo dei versi, nella magia delle rime, nei nodi delle frasi.

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Con viva ripugnanza

Suor Juana Ines de la Cruz Marco Ercolani

 

Con viva ripugnanza

Dove Suor Juana Inés de la Cruz (1688) si ribella pubblicamente al vescovo di Madrid Don Manuel Espinosa e rivendica la sua libertà.

Io non ho mai scritto, signore, se non quando vi sono stata forzata e costretta, e soltanto per piacere ad altri; e l’ho fatto senza compiacimento, anzi con viva ripugnanza, perché non ho mai creduto di possedere quelle risorse di dottrina e d’ingegno che dovrebbe possedere chi scrive. Io non studio per scrivere o per insegnare ma perché studiando ignoro di meno. Continua a leggere Con viva ripugnanza

La febbre e il limite

Ingeborg Bachmann spricht, 1964

Marco Ercolani

La febbre e il limite

Una lezione di Ingeborg Bachmann (1947).

Signore e signori,
sono qui ancora una volta a parlarvi di scrittura. Non di commemorazioni, convegni, centenari, bicentenari, genetliaci, riscoperte postume, ma della scrittura.
E allora comincerò a dirvi la mia verità: ogni scrittura è apocrifa. Ogni scrittore, in quanto opera nel segreto del suo spirito, è apokriphos, segreto, e il suo apprendistato si esercita con una lingua scritta e consumata nei secoli da altri scrittori, vissuti prima di lui e alla ricerca della loro anima. Cosa significa tutto questo? Che lo scrittore, proprio perché è autentico, si abbevera alla fonte da cui altri hanno già bevuto. Non vi sembra straordinario e contraddittorio? Una sincerità dell’anima che si basa su una forma di vampirismo? A me sembra splendido e assoluto. Dirò di più: inevitabile. Continua a leggere La febbre e il limite

Giacomettiana, 1

Alberto Giacometti
Alberto Giacometti

Marco Ercolani

La mia statua più bella? Quella che mi guarderà veramente. Quella che mi guarderà per ultima. E allora io, libero dal mio compito impossibile, mi reinventerò un’altra ossessione, per prepararmi meglio alla morte.

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Una storia risoluta

Antonio Delfini in un disegno di Gianluigi Toccafondo

Marco Ercolani

Una storia risoluta

Dai diari di Antonio Delfini (1959)

 1 gennaio.

 Meglio sognare o vedere film? Assolvo il sogno e condanno il cinema: non c’è niente di più osceno che restare seduti da soli, il sedere sul velluto, per ore interminabili di afosi pomeriggi estivi, a guardare abominevoli sciocchezze, futili intrecci a grado zero di eternità, invece di stare dolcemente sdraiati nel letto, affondati nella noia, poverissimi e inutili, la mente affollata di scene che non vengono descritte a nessuno, che non sono date in pasto a garzoncelli e massaie insieme ai cinegiornali, ma restano quel sonno nebbioso di cui siamo i distratti e annoiati padroni, quel sonno che ci occupa i sensi e si avvita alla testa, come un insetto ubriaco… Continua a leggere Una storia risoluta

Pallaksch

Friedrich Hölderlin

Marco Ercolani

Esistono nodi irrisolti e dolenti, nella vita e nell’opera di un artista, che non invitano a spiegare o a capire ma ad indagare ancora, come se certe domande esigessero sempre, dal mondo dei vivi, una risposta. A partire da tracce reali e indizi verosimili – frammenti di lettere, aneddoti, cronache, taccuini – è un gioco perturbante reinventare, reimmaginare, entrare di nuovo in quelle vite e in quelle opere: trasformare, correggere, risognare il passato. Chiedere a certi destini, consegnati alle cronache della storia, di tornare incompiuti, di esibirsi sul palcoscenico di un racconto fantastico per svelare ancora il loro segreto. Pur restando tale, quel segreto ci parlerà di come, fin dall’inizio, l’arte non sia stata che un lungo combattimento per la ricerca di una verità poetica, intima e assoluta, da conquistare attraverso le meraviglie della finzione. In questi racconti ‘impossibili’ succedono cose impreviste: un dettaglio si evidenzia, un paesaggio si sfuoca, un sogno si compie, una voce si rivela, una visione si forma. La condizione paradossale dell’autore ‘apocrifo’ è creare un testo impossibile che, mentre viene scritto, diventa possibile dall’interno di una scrittura-ombra che va alla caccia dei suoi fantasmi e naviga nel mondo delle ipotesi e delle congetture, dei commenti e delle fantasie, del vero e del falso, in una terra instabile e metamorfica che si impone come la sola necessaria e reale.

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Juif errant

Marco Ercolani

 

Juif errant

1943. Scritta a Genica Athanasiou durante le prove del Juif errant. Artaud, delirante, non recitò la sera della prima.

Genica,
con il Juif errant va malissimo. Sono talmente scoraggiato che non faccio più niente. Recito con un’assenza profonda. Per la prima volta mi rimproverano di essere inerte. Eppure non lo faccio apposta. La mia potenza di espansione si è bruscamente afflosciata. E poi, il regista è di una grossolanità odiosa. Continua a leggere Juif errant

Si minore

Marco Ercolani

Si minore

Dai taccuini di Alban Berg, autore del Woyzeck (1929)

Come mi chiamavano una volta? Musicista di semitoni, amico discreto della morte, concertista struggente… Eppure la musica che amavo di più erano i furenti Lieder di Wolf: adoravo le complessità del suo pianoforte, perché aveva radici profonde, armonie brahmsiane. Ma Wolf avrebbe dovuto abbassare la voce. Solo bisbigliando si può avere l’illusione di intraprendere un viaggio. Continua a leggere Si minore

La casa delle fiabe

Marco Ercolani
Lucetta Frisa

“Ma chi sono io – per essere sempre costretto a curare e mai a essere curato? Chi mi dà la forza di vivere nella nostra casa e cancellare il sangue dalle pareti, dai pensieri, dalle parole, dai libri, come se non fosse mai stato versato?”

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