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Poesie di Raffaela Fazio

(…) Le persone che stanno dietro ai versi di Raffaela Fazio sono “vittime”: morti violentemente a seguito di un attentato terroristico, di un incidente, di una rappresaglia, di un’impresa al limite, di un femminicidio. Sono morti nell’atto di difendere o salvare altri. Dietro alle tenebre cognitive che ci sono nel rimanere vittima di fattori esterni, il poeta cerca le parole per nominare quel misterioso attraversamento del limite, la “tensione di rottura” che appunto accompagna la divisione della vita dalla morte. Singolare angolazione questa, scelta dal poeta che chiede alle parole le ardue baluginanti illuminazioni di quel misterioso percorso che tende verso il buio, la misurazione di quel “vuoto che risucchia” a un tratto verso altri orizzonti magari, chissà, dischiusi di colpo ai morti ma serrati intanto ai vivi. La domanda non ha risposta: “Fin dove si risale / se il buio non ha uscita / ma solo una pendenza?” E l’altra, ancora più tagliente, anche questa senza risposta: “Cos’è che tiene a galla / se il nulla avvolge tutto?” Se le risposte non si trovano, che valga almeno l’ipotesi: “La morte è un tronco cavo / quasi un nido / intorno a cui resiste il verde. / Non si sopravvive / mai del tutto. / Né mai del tutto / ci si perde.” Approdo sapienziale, già di per sé significativo. L’indagine del poeta si fa ancora più penetrante nell’affrontare l’esperienza di quelle che possiamo chiamare “vittime consapevoli”, più o meno consapevoli insomma di offrire se stesse alla sopravvivenza di altri, per istinto materno, per sprezzo del pericolo, per generosità, per una spinta del profondo. Con mano leggera la poesia di Raffaela Fazio ci conduce dentro quegli attimi estremi in cui si consumano le speranze e le decisioni. Ed eccoci trascinati di fronte alla battaglia in corso, mirabilmente descritta: “Due forze in gioco: / la natura imparziale / e la scelta / dell’uomo che sposta /di tre quarti d’oncia”, cioè il peso dell’anima, “l’ago della bilancia.” Occasione sorprendente e coinvolgente per chi legge. (Paolo Ruffilli)

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Con stilo chiaro

di Marco Ercolani

nota di lettura a
Anna Maria Curci
Nei giorni per versi
(Arcipelago Itaca, 2019)

Nei giorni per versi (Arcipelago Itaca, 2019) è il titolo ironico di questa raccolta poetica che nulla ha a che fare con la perversione (dei temi o del linguaggio) ma che sottolinea, proprio nelle assonanze del titolo, lo scorrere quotidiano del tempo passato “per versi”, in compagnia della poesia. Continua a leggere Con stilo chiaro

Gianluca D’Andrea: Forme del Tempo


Gianluca D’Andrea continua a dispiegare, accanto a una molto significativa attività poetica, una ricerca teorica, un’attività di studio, una riflessione di carattere critico, sociologico, politico e storico davvero degne di nota e meritevoli di essere seguite; a Postille (tempi, modi e luoghi del contatto), volume edito presso L’Arcolaio nel 2017, segue ora Forme del Tempo (Letture 2016-2018) pubblicato da Arcipelago Itaca; è un libro complesso, abitato da molteplici voci delle arti, della filosofia, della storia, un volume che fa piazza pulita (se ce ne fosse ancora bisogno) del puerile pregiudizio di una poesia “ispirata” ed “espressione dei sentimenti più autentici e sinceri  dell’autore”…  Continua a leggere Gianluca D’Andrea: Forme del Tempo