Archivi tag: arte e follia

La Biblioteca di RebStein (LXVII)

La Biblioteca di RebStein
LXVII. Marzo 2017

etretatlibraryyq7

Marco Ercolani

______________________________
Galassie parallele. Libri II-III (2017)
______________________________

Annunci

La Biblioteca di RebStein (LXVI)

La Biblioteca di RebStein
LXVI. Marzo 2017

etretatlibraryyq7

Marco Ercolani

______________________________
Galassie parallele. Libro I (2017)
______________________________

Juif errant

Marco Ercolani

 

Juif errant

1943. Scritta a Genica Athanasiou durante le prove del Juif errant. Artaud, delirante, non recitò la sera della prima.

Genica,
con il Juif errant va malissimo. Sono talmente scoraggiato che non faccio più niente. Recito con un’assenza profonda. Per la prima volta mi rimproverano di essere inerte. Eppure non lo faccio apposta. La mia potenza di espansione si è bruscamente afflosciata. E poi, il regista è di una grossolanità odiosa. Continua a leggere Juif errant

Oscillare senza cadere

Marco Ercolani
Cristina Annino

Marco, ho letto Turno di guardia tutto d’un fiato. Non poteva essere altrimenti, la tua scrittura è appassionante, limpida, addirittura gratificante per chi la legge, lo sai, inutile ripetere quel che ti ho sempre detto. Inoltre mi è piaciuto perché, più di un diario medico diciamo, o di osservazione e contenitore di malattie mentali, mi sembra che tu intenda teorizzare il rapporto follia-scrittura e adoperi il tuo posto di guardia come mezzo per esprimere concetti tuoi che avresti comunque. Una riprova, intendo. Continua a leggere Oscillare senza cadere

L’opera non perfetta

[Marco Ercolani – L’opera non perfetta]

Nessuna follia, in sé, produce nessuna opera: ne è però il substrato, il materiale primario. E l’artista è il cavo conduttore attraverso cui l’energia dell’atto creativo può tradursi in forme intelligibili. Certi eccentrici destini di artisti, che culminano nella malinconia, nella schizofrenia o nella morte violenta, sono comprensibili nel momento in cui l’arte è vissuta come un “pensare oltre”, che provoca la vita oltre i limiti della sua percezione. Le visioni di Angela da Foligno, l’isolamento malinconico di Pontormo, le genealogie d’anima di Artaud, l’afasia di Nietzsche, l’autismo di Hölderlin, le teste di pietra di Filippo Bentivegna, la villa dei mostri del principe di Palagonìa, le allucinazioni paranoiche di Gérard de Nerval, le esaltazioni religiose di Germain Nouveau, sono forme fluttuanti di quel “pensare oltre”. Suicidio e follia diventano i rischi conseguenti e accettabili di un poiein dell’arte che non si accontenta di modelli stabiliti ma cerca, al di là degli esempi e delle tradizioni di cui si nutre, una via eteronoma e insondabile, un gesto di “enigma, bellezza e passione”, che non corrisponde alle norme rassicuranti dell’esistenza quotidiana. Compito dell’artista è avere a che fare con quanto di non prevedibile e di non apprendibile ci mostrano le emozioni; ma suo dovere è difendersi dalle due realtà sostanziali della follia: il silenzio e il delirio. Il silenzio assoluto è inservibile, sterile. Il delirio è una strategia personale, cristallizzata, da cui è necessario prendere le distanze per trovare forme espressive condivise.

______________________________
Marco Ercolani, L’opera non perfetta. Note tra arte e follia
Firenze, Nicomp Laboratorio Editoriale, 2010.
______________________________