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Salmo 129 (septies)

Ieri ho ricevuto una mail da Dio. Mi chiede di recensire la sua ultima opera. Mi sono preso un po’ di tempo, la cosa va studiata, preparata nei minimi dettagli. Autorecensirsi non è un’operazione facile…

“Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi”

Salmo 129 (sexies)

Polvere (alla polvere)

Posseggo la prima copia della prima edizione della mia prima opera poetica, Il nonno non abita più qui, è morto. E’ una copia con autografo e dedica, la conservo, insieme alla busta affrancata con la quale me la sono spedita, in una teca che fa bella mostra di sé sulla credenza al centro del salotto. Gli amici che vengono a farmi visita rimangono per ore, estasiati, davanti a quella reliquia. E’ successo pure che alcuni di loro ho dovuto letteralmente buttarli fuori di casa: arrivati alle otto di sera, alle quattro del mattino erano ancora lì rapiti, in contemplazione. Qualcun altro, prima di cadere in trance davanti all’ostensorio, ha provato a chiedermi con insistenza quale fosse il contenuto della mia autodedicatoria. Domanda destinata a non ricevere risposta: io infatti in salotto non ci vado quasi più e, quando proprio sono costretto a farlo, entro a testa e occhi bassi, evitando in tutti i modi di guardare quello scrigno: mi commuovo al solo pensiero che è lì, e piango, figuriamoci osare anche sfiorarlo, toccarlo. L’unica persona che può farlo è la mia adorata moglie. Due volte l’anno, la vigilia di Natale e il Sabato Santo, me lo spolvera