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Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

(per Francesco M. e per Yves B. che sanno di quale bosco scrivo qui)

Il bosco apparentemente sta, piccolo o vasto, delimitato (dalla città, dall’industria, dai campi coltivati), apparentemente giacente su di una determinata area.
Ma il bosco è un respiro, un incessante contrarsi e decontrarsi della traspirazione fogliare, un appena percepibile (per l’occhio umano) orientarsi dei rami e delle foglie verso la luce.
Il bosco si muove – e non parlo del vento quando lo attraversa: si muove nel ritorno ciclico delle stagioni, nel trascorrere del tempo (è esso stesso tempo), nell’essere sempre diverso all’espandersi su di lui e in lui di buio e di luce, di freddo e di caldo, di pioggia o di neve o di siccità.
I labirinti radicali, le sotterranee tessiture fungine non rimangono mai immobili, ma spingono, si cercano, succhiano e rilasciano.
Il silenzio appartiene al bosco ed è anch’esso segreto e vitale: non è, ovviamente, il silenzio inteso come assenza di rumori – ché il bosco è intriso di suoni – è, invece, un invisibile silenzio, un silenzio trasparente e tattile perché avvolge e attrae. È il silenzio sulla cui superficie si danno a udire il richiamo della civetta e del gufo, il passo della volpe, la caduta del riccio maturo: è necessario questo silenzio per udire le spore spostarsi sulla superficie del terreno. È il silenzio-lievito, il silenzio che fuoriesce dalla punta del ramo e che solca la pelle del tronco.
Il bosco che nell’intrico dei rami e delle fronde si slancia verso l’alto (ma c’è rigorosa geometria che orienta ogni foglia verso la luce: non c’è disordine, dunque, non c’è caos, bensì un movimento incessante a ricevere la luce e a restituire ossigeno) trattiene universi sotto la superficie del terreno, li plasma e muove, li respira e li fa respirare.
Il bosco solo apparentemente sta: i sentieri che lo attraversano, le radure che gli si aprono all’interno, gli scoscendimenti del terreno sono mobile spazio che si dilata e si restringe a ogni attraversamento del pensiero. Il bosco è spazio e tempo pensati.