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Il verbo dire

Lo so, lo so, non dovrei essere io a dirlo. Chi mi conosce sa bene, e non avrebbe problemi a dirvi, quanto io sia riservat* e modest*, come persona e come studios*. Detto questo, visto che tra un’intervista e l’altra dell’ultima settimana l’argumentum non è mai venuto fuori (eccheccazzo!), perché quei deficienti che mi dicevano delle domande preferivano chiedermi tutt’altro, è cosa buona e giusta che lo sappiate anche voi, e che sia proprio io a dirvelo, tanto rimane tutto tra di noi (e nel mio curriculo, sia detto senza nessuna presunzione). Ecco, qualche tempo fa mi ha telefonato uno dei più prestigiosi accademichi e mi ha detto: “Carissim*, so quanto sei riservat* e modest*, come persona e come studios*, ma devo proprio dirtelo: oggi in Italia, negli ambienti universitari e nell’editoria che conta, non si può dire niente intorno alla poesia e alla critica, per non dire degli altri campi in cui spaziano i tuoi tanti e svariati interessi culturali, senza citarti, senza dire il tuo nome. E io ci tenevo tanto a fartelo sapere, a dirtelo personalmente”.

Salmo 129 (septies)

Ieri ho ricevuto una mail da Dio. Mi chiede di recensire la sua ultima opera. Mi sono preso un po’ di tempo, la cosa va studiata, preparata nei minimi dettagli. Autorecensirsi non è un’operazione facile…

“Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi”

Salmo 129 (sexies)

Polvere (alla polvere)

Posseggo la prima copia della prima edizione della mia prima opera poetica, Il nonno non abita più qui, è morto. E’ una copia con autografo e dedica, la conservo, insieme alla busta affrancata con la quale me la sono spedita, in una teca che fa bella mostra di sé sulla credenza al centro del salotto. Gli amici che vengono a farmi visita rimangono per ore, estasiati, davanti a quella reliquia. E’ successo pure che alcuni di loro ho dovuto letteralmente buttarli fuori di casa: arrivati alle otto di sera, alle quattro del mattino erano ancora lì rapiti, in contemplazione. Qualcun altro, prima di cadere in trance davanti all’ostensorio, ha provato a chiedermi con insistenza quale fosse il contenuto della mia autodedicatoria. Domanda destinata a non ricevere risposta: io infatti in salotto non ci vado quasi più e, quando proprio sono costretto a farlo, entro a testa e occhi bassi, evitando in tutti i modi di guardare quello scrigno: mi commuovo al solo pensiero che è lì, e piango, figuriamoci osare anche sfiorarlo, toccarlo. L’unica persona che può farlo è la mia adorata moglie. Due volte l’anno, la vigilia di Natale e il Sabato Santo, me lo spolvera

Salmo 129 (quinquies)

C – Incredibile!!! Le nostre ultime o-pere sono state pubblicate quasi contemporaneamente e trattano lo stesso tema…
D – Sì, un segno del destino, un e-vento da festeggiare… Ecco, tu ora mi dici da dove sei partito e poi ti racconto da dove sono partito io.

“Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi”

Salmo 129 (ter)

Questione di civiltà

Coro dei morti – Maestro, alcuni accademichi e accademichesse (quest’ultime poi, dio ce ne scampi!), palesemente in malafede e incivili, hanno osato criticare la sua ultima (magnifica, nevvèro!) opera… Perché non gli risponde e li mette a tacere? Vuole che lo facciamo noi?
B – Grazie per la premura, miei cari, ma non ne vale proprio la pena, rispondere agli ignoranti equivale ad abbassarsi al loro infimo livello. State tranquilli, mi raccomando, e soprattutto continuate a perlustrare e a studiare con anore e scrupolo filologico il vasto corpus dei miei scritti. All’occorrenza, non si sa mai, tenete sempre a portata di mano, con citazioni pronte all’uso, l’unica bibliografia che conta veramente e che fa la differenza: quella che vi ho suggerito quando siete diventati miei discepoli diletti. Aggiornata, sia chiaro: la civiltà, come la natura, segue il suo corso sine requie et mensura.

“Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi”

Salmo 129 (bis)

Questione di lingua/e

A – Ho letto il suo articolo. Lei scrive in un italiano raccapricciante…
B – Guardi, prima di pubblicarlo, mi sono consultat* con uno scrittore, con un intellettuale (che è sempre lo scrittore di prima, ma preferisce tenere distinte le professioni), con tre pisicologhe e, savà sandìr, con i rispettivi mariti, chiaramente tre pisicologhi…

“Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi”

Waiting for the party

Nella sua storia lunga ormai ben 10 anni, La Dimora del tempo sospeso ha pubblicato più di 3.000 articoli di critica, racconti, poesia, traduzione di inediti e saggistica, con quasi 30.000 commenti dei lettori, spesso in appassionate e agguerrite discussioni. La Redazione, composta attualmente da 250 membri, vivendo in uno spazio virtuale fra Marcallo con Casone e Pollena Trocchia, quest’anno sente il bisogno, e non si capisce bene perché, di organizzare un evento festa-convegno, per calarsi nella realtà, guardarsi in faccia, sentire le voci (di dentro e di fuori), suscitare dibattiti ed esteriorizzazioni dal vivo, senza escludere scazzottate e lancio di oggettistica e cibarie varie e/o avariate. Per l’occasione ha scelto la moderna cornice di Casa Vostra, che domenica 24 e lunedì 25 dicembre 2017 aprirà le sue stanze (sgabuzzini, solai e cantine compresi) con grande disponibilità a parenti e amici, soprattutto quelli coi quali avete dei conti in sospeso. La scaletta dell’evento, UNA RETE DI SCORIE – SCORIE RACCOLTE IN RETE, la deciderete voi, soppesando con attenzione il numero degli invitati e la quantità di posate (soprattutto coltelli) che avete in casa. Dei numerosi redattori non parteciperà NESSUNO, ma solo perché in quei giorni sono tutti impegnati in un pellegrinaggio devozionale a Quarto Oggiaro già programmato da tempo. La meta è la chiesa dove fu ordinato scrittore il beato Giovanni da Morettino, con l’adiacente parco pubblico che l’amministrazione metropolitana ha voluto meritoriamente dedicargli. Mandateci dunque i vostri resoconti della due giorni (anche in video) e teneteci aggiornati sugli eventi, in particolare sul numero dei feriti, dei contusi e dei confusi.

La critica è viva e lotta insieme a noi

La crème della critica mondiale:
critisci e critichesse webbici a convegno.
Il Ponte Lunare, 4-13 novembre 2012
Immagine: © Agenzia Morettino & Trovelli.

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Trailer Without Spoiler, 7

Tasso

«recuerda, chico: si quieres ser un escritor en tu vida,
tienes que seguir los pasos del tejón»

«Queste parole di colore oscuro
vid’ ïo scritte nel corpo d’una mail
che m’ inviò l’anonimo Ramingo.»

«Se il senso lor t’è duro, tira dritto:
quivi convien la gente ben ferrata
che padroneggia il ben de l’intelletto.»

La prego, mi dica di sì

Eduardo De Filippo

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