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Nel nome del mare

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Cinzia Demi
Nel nome del mare
Messina, Carteggi letterari, 2017

Aspetti che succeda. Poi il mare avanza, circonda, sbatte sui muri a picco, e il suono ha quel nome che molti ricordano, che mai più scorderanno, come non si scordarono gli eroi sulla piana di Troia. È sempre una questione di luce prima di tutto, il Mediterraneo orientale esige difese oculistiche e nervi saldi. Il mare è tutto lì, compreso il nome e comprese le smisurate apparizioni che spesso fanno fuggire. Non importa se il mare di Cinzia Demi è quello più a Ovest, l’artefice delle poesie ha sguardi e gesti simultanei. Dov’è un mare ce n’è subito un altro. E i venti si raccolgono, si placano o fanno temere il peggio, si consentono alleanze contrastanti gli umani. Lo sa bene Odisseo, nonostante la sua scomparsa moderna. Continua a leggere Nel nome del mare

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Un’articolata continuità

marco-ercolani-il-poema-ininterrotto Marco Furia

Nel leggere l’antologia “Il poema ininterrotto di Francesco Marotta”, dedicata al poeta di cui al titolo e sapientemente curata da Marco Ercolani, ci si trova al cospetto di un’originale sorta di realismo immaginativo.
Marotta, senza temere la simultanea presenza di tratti dissimili, pone in essere un articolato sviluppo verbale che si spinge oltre, verso dimensioni sempre diverse.
La scrittura, qui, non tende a ripresentare se stessa, poiché la sua precipua attitudine è quella del continuo farsi e rinnovarsi, verso dopo verso: ci troviamo, insomma, di fronte al vivido divenire di un originale atteggiamento poetico capace di proporre fisionomie non corrispondenti a precostituiti modelli espressivi.

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Carteggi Letterari, 2

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cagnonemeliercolani

Le ultime pubblicazioni di Carteggi Letterari – Le Edizioni:

Nanni CagnoneCorre alla sua sorte
Marcello MeliCinquanta quartine facili
Marco ErcolaniIl poema ininterrotto di Francesco Marotta

Before the flood, 10

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

James Harpur

      Il tuffatore di Paestum

      Dipingi questo sarcofago di pietra
      Con scene del mio convito funebre.
      Raduna i miei compagni d’un tempo
      E ponili sopra letti morbidi.

      Fa’ che il vino sciolga loro la lingua
      Carezza le carni dei loro efebi
      Succhia a baci dai flauti melodie
      Trai armonie pizzicando le lire.

      Tutto mi son lasciato dietro.
      Scorie di vino mi impastano la lingua
      La musica fa stridere il silenzio
      E pelle sulla pelle mi disgusta.

      Dipingi tinte ricche e veritiere
      Fa’ che la sensualità colori
      Questo sepolcro gelido ed ascetico –
      Ad eccezione dell’interno del coperchio:

      Qui fai vedere l’oceano sconfinato
      Uno o due alberi con rami come felci
      La sagoma di un trampolino;
      Che tutto sia essenziale e delicato.

      E raffigurami senza veste alcuna
      Un’anima nuda in volo e rilucente
      Che attraverso la mia vita sensibile
      Si tuffa nelle acque dell’oblio.

Traduzione di Francesca Diano

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Le architetture dell’orrore

auschwitz-letti Natàlia Castaldi

E’ il 27 gennaio e, ormai da undici anni, ogni ventisette di gennaio si torna a parlare e polemizzare sull’utilità di celebrare la memoria dell’Olocausto e la liberazione del Campo di concentramento e sterminio di Auschvitz, avvenuto nel corso de La Grande Offensiva dell’Armata Rossa, il 27 gennaio del 1945. La settimana del 27 gennaio anno dopo anno va perdendo di vista il suo obiettivo principale, saturando l’informazione con discussioni sterili, o peggio pavoneggianti, sulla retorica della memoria, sull’inutilità dell’istituzione di una data in cui celebrare una memoria tanto scomoda da meritare l’etichetta dell’ipocrisia, del fastidio, della noia, del trito e ritrito talmente ripetuto e celebrato da causare irritata indifferenza, un distacco emotivo assuefatto e malato che non si ferma al passato, ma si protrae ed estende al presente, al punto di “banalizzare il male” come qualcosa che comunque non ci appartiene se non come spettatori inermi, indispettiti, disturbati.

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