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[PER UN CAVALLO E UN CAVALIERE]

Alle mura di Pistoia abbeverare gli occhi.
Alle mura di Pistoia chiedere un’aruspicina per un cavallo e un cavaliere.
Sceglie un punto dell’orizzonte e lo congiunge con il proprio corpo: l’immaginaria linea è orizzontale, parallela al suolo.
Sceglie poi un punto nel cielo, diciamo lo zenith e lo congiunge col proprio corpo.
L’immaginaria linea è perpendicolare al suolo.
Il suo corpo è a dorso d’un cavallo, il cavallo è l’intersezione delle due linee che tracciano lo spazio del pensiero.
Il cavallo s’allunga e si torce: il cavaliere pure.
Quell’incrocio di linee invisibili, nodo di vita e di pensiero, cavallo e cavaliere, cielo e terra, prima e dopo, linguaggio del silenzio.

Pensare il volo (6)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Marino Marini: Cavaliere, 1955.

Cavallo e cavaliere pensati e ripensati per anni, lungo anni, in conseguenza degli anni: idea e visione, intuizione e forma traversando anni di guerra, di angoscia, di speranza, di disillusione: cavallo e cavaliere cifra o geroglifico o segno o monogramma o immagine o presenza o pienezza di pensiero per contrappunto al tempo della storia: volo della mente inscritto su due linee incrociantesi (orizzontalità del cavallo, verticalità del cavaliere: direzione l’una parallela a quella del suolo terrestre, l’altra a esso perpendicolare, verticalità che collega terra e cielo) – ma anche capaci il cavallo e il cavaliere di torcersi, di tendersi, di mostrare con il tendersi con il torcersi delle membra il dolore e l’angoscia.
Il volo della mente trasforma in pensiero la materia, in visione il pensiero, in spazio la visione: pensare il volo del pensiero mentre cavallo e cavaliere spezzano l’inviolabilità della soglia, varcano e mostrano il tragico che affila gli artigli poco oltre.