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Yorgos Seferis, Tordo

Con una parola singolarmente espressiva e scritta in lettere maiuscole, ΨΥΧΑΜΟΙΒΟΣ, che si riferisce alla guerra e la sua schiascciante prevalenza, finisce la seconda parte del “Tordo”, un complesso di quattro strofe da otto versi ciascuna, in forma di canzone (non è forse il grammofono che riempie il luogo di insulsi rumori/musica/parole?), dove Odisseo schematizza la storia del suo lungo viaggio, interminabile storia di perdite e di consunzioni (compagni, navi, la propria casa, la propria anima, il proprio corpo, la propria vita), fasi successive di una eterna tragedia che si conclude con la gelida, orribile frase “…in modo schiacciante sovrasta. La guerra…”, mentre la radio annuncia febbrile: “con virulenza gli eventi si evolvono” e “non rimane più tempo”.


La radio

– “Vele nell’alito del vento
la mente null’altro della giornata ha trattenuto.
Profumo di pino e silenzio
facilmente allevieranno la ferita
che hanno provocato il marinaio
la cutrettola il ghiozzo e il pigliamosche.
Donna che rimanesti insensibile
ascolta la sepoltura dei venti.

Il barile d’oro s’è svuotato
il sole s’è fatto straccio
intorno al collo di una donna di mezz’età
che tossisce e non la smette più:
l’estate che trascorre la rattrista
con i gioielli d’oro sugli omeri e sul pube.
Donna che smarristi la luce,
ascolta, il cieco sta cantando.

S’è fatto buio: chiudi le finestre:
con le canne di ieri appresta pifferi,
e non aprire per quanto possano bussare:
gridano ma non hanno nulla da dire.
Prendi con te ciclamini, aghi di pino,
gigli dalla sabbia e anemoni dal mare:
donna che smarristi la ragione,
senti, sta passando il mortorio dell’acqua…

– Atene. Rapidamente si evolvono
gli eventi che l’opinione pubblica
ha accolto terrorizzata. Il signor ministro
ha dichiarato: Non c’è più tempo…
…prendi con te ciclamini, aghi di pino…
gigli dalla sabbia… aghi di pino…
donna…
– … è tremendamente soverchiante.
La guerra…”

CAMBIATORE DI ANIME.


Yorgos Seferis, “Tordo”
una nuova traduzione e un saggio di Crescenzio Sangiglio

di prossima pubblicazione in
Quaderni di traduzioni LXXVII


Copertina: Piero Pizzi Cannella, Cattedrale

3 (inediti) di > Manòlis Anagnostàkis


Traduzione e introduzione di
Crescenzio Sangiglio

Le poesie che seguono non risultano inserite in nessuna raccolta di Anagnostakis. E sono del tutto sconosciute, praticamente sono come inedite, essendo apparse una sola volta, rispettivamente negli anni 1945, 1946 e 1947, nella rivista anti-regime Ελεύθερα Γράμματα, “Lettere Libere” poi eliminata dalla circolazione e letteralmente scomparsa e inesistente. Sono state ultimamente ritrovate dallo studioso e ricercatore Vassos Vomvas che le ha affidate allo scrivente per la traduzione italiana.)


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I tatuaggi della nonna


Crescenzio Sangiglio

patiannaharootian.com


1) Premessa

A tutti è noto – o almeno dovrebbe storicamente essere noto – il genocidio perpetrato nel 1915 dai Turchi a carico delle popolazioni armene in Turchia.

Più di 1.500.000 Armeni (uomini, donne, bambini, giovani e vecchi) trovarono una tormentosa morte nei deserti e nelle montagne della Turchia centrale durante interminabili marce forzate e insostenibili lavori forzati, in condizioni di estrema crudeltà e spietatezza.

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Poeti greci contemporanei XVI

Νίκος Ορφανίσης
Nìkos Orfanìdis

Cura e traduzione di
Crescenzio Sangiglio

Kithrea, Κυθρέα o Κυθραία, la cittadina d’origine del poeta adesso fa parte della zona turco-cipriota sotto occupazione dell’esercito turco dal 1974. Molti sono i morti e i dispersi tra i parenti, gli amici e i conoscenti del poeta, il loro ricordo rimane sempre come una fitta nell’anima, un impalpabile velo di morte che nessun trillo di uccello e nessun colore di fiori riesce a dissolvere in un oblio di pace.

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Il tempio-bussola

bassae

di Crescenzio Sangiglio

   

    1. Certamente gli antichi templi greci non erano comuni opere architettoniche e altrettanto certamente non furono costruiti all’unico scopo di ospitare divinità dell’antico culto.

Nel loro intimo i templi antichi contengono ed esprimono la profonda relazione che unisce la terra al cielo, l’essere umano visibile, finito e transeunte all’infinito ed eterno invisibile ma intuito supraumano.

Il tempio di Apollo Epicurio, di cui qui sarà parola, è senz’altro una costruzione che riserva importanti sorprese sin nelle sue fondamenta, che molti scienziati ebbero a giudicare “molli” senza capire il “segreto” che vi si cela e dimostra invece l’estrema acutezza e genialità del progetto ivi messo in atto.  Continua a leggere Il tempio-bussola