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La fabbrica della cattiveria

Rogo al campo nomadi

Sergio Baratto

La fabbrica della cattiveria, come ogni impresa che si rispetti, ha dirigenti, quadri intermedi, lavoratori dipendenti. A diversi livelli della gerarchia, tutti lavorano al funzionamento della fabbrica. È ridicolo prendersela con il consiglio d’amministrazione e dimenticare la rete capillare di amministratori locali, militanti, semplici elettori, cittadini senz’altra specifica che come tanti ingranaggi hanno partecipato al movimento generale della macchina. Ogni atto, piccolo o grande, può contribuire a perpetuare o a fermare quel movimento. E, come in tutti gli stabilimenti, esiste pur sempre la – dolorosa – possibilità di tirarsi fuori. Di licenziarsi o, quanto meno, di sabotare il lavoro della fabbrica della cattiveria. In altre parole, non sto affatto parlando della tragedia di una nazione oppressa da un’oligarchia politica nemmeno tanto abilmente celata dietro la foglia di fico della democrazia. Sto parlando della catastrofe di una collettività che a quell’oligarchia empia (uso la parola che più mi sembra conforme alla sua natura) dà il proprio consenso. Di più: sto parlando di un «popolo» che è consustanziale alla propria «casta».

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Parole
Atti
Lo sgombero del campo nomadi di Opera
Fuori gli stranieri
Lo sgombero della baraccopoli di Via Rubattino

Don’t forget to remember, Memory

In fondo bastava poco, veramente poco. Ad esempio, che una delle figurine mascherate passasse di qua e dicesse che si era trattato di uno spiacevole equivoco, di una dabbenaggine dovuta unicamente alla fretta o all’imperizia, ma che non c’era nessuna malafede, tanto meno l’intenzione di attribuirsi un lavoro fatto da altri. Oppure, ancora più semplicemente, bastava che l’autore sbadato rettificasse il tiro, aggiungendo nel suo post il link all’articolo originale e il nome del traduttore. Avremmo fatto buon viso a cattivo gioco, in ogni caso. Nessuno infatti pretendeva delle scuse, per le quali c’è bisogno non di una presunta e pataccara aristocrazia delle anime ma di cultura ed etica allo stato nascente, di umiltà e coraggio insieme: tutte doti e qualità che è impossibile trovare in chi ha bisogno di camuffarsi e di recitare la sua effimera parte nell’esangue farsa corale che è diventata la comunicazione in rete, ben nascosto dietro la rassicurante, e illusoria, protezione di una maschera: di chi, alla resa dei conti, non si accorge nemmeno di fingere solo ed esclusivamente con se stesso e con i suoi fantasmi. Non meraviglia affatto, dunque, la scelta della strada più prevedibile, e più vile: cancellare tutto, sbarrare le porte e negare ogni accesso agli estranei: per continuare il gioco al riparo da occhi indiscreti, per conservare e rimirare nello specchio in frantumi di un’unica, inesorabile inesistenza da adepti del nulla, le sedute auto-masturbatorie e auto-assolutorie di una “Society” in tutto omologa ai parametri che definiscono il perfetto esemplare dell’homo zuckerbergiensis. Bene, continuate pure a giocare se ciò contribuisce in qualche modo a farvi sentire ancora in vita: ma non dimenticate di ricordare che non potrete contare su di noi né ora né mai, perché noi siamo da sempre fuori da sti ppagliacciate da replicanti e simulacri senza libertà e senza decoro: noi siamo persone serie, noi appartenimmo â morte.

Don’t forget to remember, Memory

Take the post, then shut the door

Cloaca maxima

Per Natale regalatevi un blog
DI QUALITA’“.

E’ alla portata di tutti: dovete semplicemente
APPROPRIARVI DEL LAVORO
DEGLI ALTRI.

Potrete così coronare il vostro sogno:
entrare a far parte della
SOUL SOCIETY.

Poche, elementari mosse, ed è fatta:

1) scegliere l’oggetto dei desideri

2) individuare il bersaglio

3) scaricare con moderazione

N. B.
Nel caso apparisse un commento (una soul sister nei paraggi c’è sempre, e prima di intervenire si sarà di certo ben documentata), allora scaricate tutto il resto in risposta e fatele vedere quanto ce l’avete lungo…

Eccheccazzo! Siamo o non siamo il “paese delle libertà“?

L’autoconservazione

Cloaca maxima

Antonio Scavone

L’autoconservazione

     L’omeostasi è la proprietà che un sistema (fisico, chimico) ha di riprodursi e di mantenersi in equilibrio per evitare – e realisticamente annullare – processi di disgregazione della sua unità e delle sue risorse originali. Continua a leggere L’autoconservazione

Come diventare pœti in tre mosse

Il Divin Pœta

Lalo Cura

Dite la verità, confessatevi, fate outing (tanto vi assicuro che non gliene frega una mazza a nessuno, in ogni caso)! E’ il sogno segreto che coltivate da una vita – quello di scrivere poesie, farvi un bùk come si deve da mostrare agli amici e ai parenti e, soprattutto, da dare in mano a chiunque incontriate sul vostro cammino. Solo che non sapete bene da che parte iniziare. Ora il vostro problema è finalmente risolto, e per sempre! Continua a leggere Come diventare pœti in tre mosse

Gli stronzi devoti

Disegno di Federico Fellini

Lalo Cura

La riviera adriatica è veramente un luogo rivelatore dello stato di salute del paese. Soprattutto ad agosto. E soprattutto nei pressi di un’amena località turistica, nel frastuono inconsolabile di famigliole in fregola da pensioncina-vista-spiaggia, derelitti in cerca di riscatto tra le pagine di “chi“, lettori bariccati indecisi tra l’ultimo strega e la collezione harmony, e quintalate di natiche e panze lardose indaffarate fin dal mattino nei preparativi per la discoteca serale. Continua a leggere Gli stronzi devoti

Gli impresentabili

vaticalia

Gennaro Carotenuto

La classe dirigente, la generazione, il sesso maschile che ha portato l’Italia al disastro dovrebbe salvarla? Questa accozzaglia di partitocrazia e grand commis, tutti maschi, anziani, ricchissimi, sarebbe il meglio che questo paese può schierare per indicare cosa è urgente fare per il paese? La classe dirigente che negli ultimi 40 anni ha distrutto il paese dovrebbe salvarlo?

Possono essere saggi i tagliagole leghisti che hanno voluto la morte di 5.000 migranti che riposano sui fondali del Mediterraneo? Sarebbero saggi quelli che hanno votato che Ruby era la nipote di Mubarak? Sarebbe saggio colui che provò a legittimare i torturatori repubblichini chiamandoli “ragazzi di Salò”? Chi rappresentano i dieci saggi di Napolitano? Le privatizzate, le banche, la confindustria, la grande finanza che lucra sullo sfascio, i precarizzatori del lavoro, la nomenklatura partitocratica?

Niente donne, niente giovani, niente società civile, niente cultura, niente ricerca, niente diritti, niente disagio! È così evidente che questi dieci non rappresentano il paese reale ma sono chiamati a garantire, in un momento nel quale il crollo di un regime appare dietro l’angolo, quei poteri che rappresentano al di sopra e al di fuori del gioco democratico.

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Libri incendiari

Giovanni Giovannetti

[La casa editrice Effigie mette in vendita solidale i libri bruciacchiati nell’incendio doloso di casa Giovannetti. Il ricavato servirà a finanziare il ripristino dei locali danneggiati.]

La notte tra il 30 e il 31 dicembre 2012 a Pavia “ignoti” hanno dato fuoco a casa Giovannetti. Un attentato doloso, che segue di pochi giorni quello all’auto del consigliere comunale Walter Veltri e le croci a morto dipinte sull’ingresso dello studio dell’avvocato Franco Maurici, persone con le quali Giovanni condivide alcune battaglie sulla criminalità urbanistica pavese.
L’incendio ha colpito anche la casa editrice Effigie (il magazzino si trova nel seminterrato) e lì sono bruciati alcune migliaia di libri.

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Il sistema ciellino in Lombardia

Giorgio Morale

[…] Così le Regioni governate da uomini di CL o con uomini di CL in posti chiave garantiscono favori a banche che garantiscono conti correnti e linee di credito a condizioni di favore ad associati CDO. A Milano questa pratica è stata inaugurata sin dal 2003 con un accordo tra CDO e Banca Intesa, fautore l’attuale ministro Corrado Passera, già amministratore delegato di Banca Intesa e ospite abituale del meeting ciellino di Rimini, di cui la stessa BI è sponsor ufficiale. Analoghe relazioni privilegiate e conseguenti accordi e convenzioni di favore oggi sussistono tra CDO e Unicredit, Monte dei Paschi, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Popolare di Milano, Banco Popolare, Banca Regionale Europea, Cariparma e altre banche locali.

La CDO, con un bilancio che viene stimato in oltre 70 miliardi di euro, riunisce oggi oltre 36.000 società di cui circa il 50% in Lombardia. Forti presenze anche in Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Lazio, Sicilia e, all’estero, in 25 Paesi, tra cui Svizzera, USA, Canada, America Latina. Conta 36 sedi in Italia e 16 all’estero. In Lombardia la CDO ha più associati che l’Assolombarda e tre membri nel consiglio direttivo della Camera di commercio di Milano. […]

(Leggi l’intero articolo qui…)
(Tratto da “Lo Straniero“, N. 144 – Giugno 2012)

Il nuovo governo di Vaticalia

Paolo Farinella

[Articolo tratto da Arcoiris TV del 28 novembre 2011]

Da anni dico, e nel 150° anniversario dell’unità di Italia ho proposto, di sciogliere il parlamento, abolire il governo e «annettere l’Italia al Vaticano». Avremmo il papa re d’Italia come ai bei tempi e molti vantaggi: saremo clericali evidenti e non sottobanco. Leggi e decreti verranno stilati direttamente in latino preconciliare, come la Messa concessa ai lefebvriani. In tutti i luoghi pubblici, oltre al crocifisso, sarà obbligatorio avere il quadro del Sacro Cuore di Maria, la statua di Padre Pio e quella di Wojtyła. Tre volte al giorno in tutti gli uffici e luoghi pubblici e parapubblici (chiese, oratori, conventi, casa di Vespa, sede della Cei, ecc.) bisognerà cantare l’Alleluja in gregoriano. I funzionari pubblici maschi avranno il titolo di «Monsignore», le funzionarie donne si chiameranno «Madonna mia bella».

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Alveare

Giuseppe Catozzella

“La ‘ndrangheta ha contagiato il Nord. Il suo impero invisibile ha preso il controllo di un sistema economico che si riteneva immune. O che diceva di esserlo. Quello raccontato da Giuseppe Catozzella non è un potere di sole stanze dei bottoni, ma una macchina brutale e intelligente che batte le strade, si impossessa dei bar di periferia e dei locali alla moda, usa le aziende pulite per riciclare denaro sporco e i cantieri edili per riempire il sottosuolo di veleni, gestisce l’enorme traffico della cocaina. Si insinua nella vita sociale di un intero Paese e si nutre delle sue debolezze. Il protagonista di questo libro la ‘ndrangheta del Nord l’ha vissuta in prima persona e ne porterà per sempre i segni addosso. Ha conosciuto l’alveare e le sue vittime. Ha seguito Pasquale, che era amico di suo padre, nel percorso criminale di affiliazione a un clan; è stato il compagno di banco di Vincenzo, che comandava la scuola perché appartenente alla cosca che aveva in mano il quartiere; ha amato l’anziana zia Severina, che per anni non è uscita dal suo bilocale per difenderlo dalle famiglie che rivendono le case popolari; ha conosciuto il lavoro clandestino dentro gli sconfinati gironi dell’Ortomercato di Milano. Alveare è una lotta corpo a corpo tra realtà e verità: un’inchiesta che nasce dalla vita vissuta e un romanzo che inquieta perché non inventa nulla.”

[Qui le pagine iniziali del libro]

Il gendarme del mondo (II)

Fabio Amato

(da Liberazione
del 19 marzo 2011)

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è pronunciato a favore dell’istituzione della No fly zone sulla Libia e dell’autorizzazione all’uso di non meglio precisati mezzi necessari a prevenire violenze contro i civili. In altri termini, ha autorizzato la guerra.
Il pallido e fino ad oggi insignificante Ban Ki Moon, diventato presidente dell’Onu solo in virtù dei suoi buoni uffici con gli Usa e del suo basso profilo, si è esaltato fino a definire la risoluzione 1973 storica, in quanto sancisce il principio della protezione internazionale della popolazione civile.
Un principio che vale a corrente alternata. Non ci sembra di ricordare sia evocato quando i cacciabombardieri della Nato fanno stragi di civili in Afghanistan. Altrettanta solerzia non è risultata effettiva quando gli F16 dell’aviazione israeliana radevano al suolo il Libano o Gaza, uccidendo migliaia di civili innocenti.

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Il gendarme del mondo

Gennaro Carotenuto

Chi avrebbe la legittimità di bombardare Tripoli? Nicolas Sarkozy, che appena poche settimane fa offriva truppe francesi al dittatore tunisino Ben Alì per soffocare (nel sangue) la protesta? Silvio “baciamo le mani” Berlusconi, che fino a ieri proclamava il massacratore di migranti Muammar Gheddafi “campione della libertà”? Non è l’unica domanda da porsi sui fatti libici ma non è una domanda pleonastica. L’Occidente continua ad autolegittimarsi come gendarme del mondo senza averne la dignità, né per il passato né per il presente. Quelle astensioni pesanti, Brasile, India, la stessa Germania, che è di gran lunga il paese occidentale più avanti nel pensare se stesso in un mondo multipolare, oltre a quelle di Cina e Russia, testimoniano il disagio persistente verso paesi che pretendono di essere arbitri in partite dove sono innanzitutto giocatori.

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La svastica verde

Walter Peruzzi
Gianluca Paciucci

Tutti ne parlano, ma pochi hanno il coraggio di metterla in discussione. È il perno politico delle alleanze parlamentari italiane e lo spauracchio dei politici nostrani, tutti intenti a corteggiarla e a vezzeggiarla. Senza la Lega non si governa. Ma cos’è veramente la Lega? A questa domanda intende rispondere SVASTICA VERDE. Il lato oscuro del Va’ pensiero leghista, di Walter Peruzzi e Gianluca Paciucci, pubblicato in questi giorni dagli Editori Riuniti. Si tratta di una minuziosa e ruvida antologia del meglio del peggio leghista: notizie inedite, fatti poco noti, testimonianze d’eccezione, l’eversione, la xenofobia, il razzismo; ma anche la corruzione, i rapporti inconfessabili con le banche, le spartizioni di poltrone, i crac finanziari. Un libro che sbugiarda il modo con cui troppo spesso si “abbellisce” e si presenta all’opinione pubblica il fenomeno Lega: una vera e propria casta del settentrione, un gruppo di potere forse anche peggiore di quello romano, un partito che aspira a imporre un nuovo totalitarismo contando anche, come altri totalitarismi, sulle “indulgenze” delle forze democratiche e sulle simpatie del Vaticano. Ne pubblichiamo l’introduzione.

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Il giudizio di dio (in sette paragrafi)

“Come Pastori che amano la comunità cristiana, e come cittadini di questo caro Paese, diciamo a tutti e a ciascuno di non cedere al pessimismo, ma di guardare avanti con fiducia.” Con queste profetiche e infiammate parole, monito perenne, lavacro delle miserie del presente e sprone per le future generazioni, il 27 gennaio 2011 il cardinale Bagnasco, presidente della CEI, ovverosia il consiglio di amministrazione della “Vaticano SpA”, ha demolito in un colpo solo il mausoleo granitico del regime berlusconiano, disperdendo ai quattro venti il coacervo innominabile di interessi, di collusioni e di perversioni su cui si reggeva, insieme alla corte di servi, nani, ballerine, puttane e puttani che ne diffondevano e amplificavano il verbo nel paese, tra moltitudini ormai avvilite e incapaci del ben che minimo moto di ripulsa o di ribellione. Laddove le forze e la volontà degli uomini non bastano a liberarsi da un giogo troppo gravoso, solo una superiore istanza etica, di preclara e riconosciuta autorità può ristabilire il corso della giustizia, il retto cammino delle cose e del mondo. Continua a leggere Il giudizio di dio (in sette paragrafi)