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La svastica verde

Walter Peruzzi
Gianluca Paciucci

Tutti ne parlano, ma pochi hanno il coraggio di metterla in discussione. È il perno politico delle alleanze parlamentari italiane e lo spauracchio dei politici nostrani, tutti intenti a corteggiarla e a vezzeggiarla. Senza la Lega non si governa. Ma cos’è veramente la Lega? A questa domanda intende rispondere SVASTICA VERDE. Il lato oscuro del Va’ pensiero leghista, di Walter Peruzzi e Gianluca Paciucci, pubblicato in questi giorni dagli Editori Riuniti. Si tratta di una minuziosa e ruvida antologia del meglio del peggio leghista: notizie inedite, fatti poco noti, testimonianze d’eccezione, l’eversione, la xenofobia, il razzismo; ma anche la corruzione, i rapporti inconfessabili con le banche, le spartizioni di poltrone, i crac finanziari. Un libro che sbugiarda il modo con cui troppo spesso si “abbellisce” e si presenta all’opinione pubblica il fenomeno Lega: una vera e propria casta del settentrione, un gruppo di potere forse anche peggiore di quello romano, un partito che aspira a imporre un nuovo totalitarismo contando anche, come altri totalitarismi, sulle “indulgenze” delle forze democratiche e sulle simpatie del Vaticano. Ne pubblichiamo l’introduzione.

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Il giudizio di dio (in sette paragrafi)

“Come Pastori che amano la comunità cristiana, e come cittadini di questo caro Paese, diciamo a tutti e a ciascuno di non cedere al pessimismo, ma di guardare avanti con fiducia.” Con queste profetiche e infiammate parole, monito perenne, lavacro delle miserie del presente e sprone per le future generazioni, il 27 gennaio 2011 il cardinale Bagnasco, presidente della CEI, ovverosia il consiglio di amministrazione della “Vaticano SpA”, ha demolito in un colpo solo il mausoleo granitico del regime berlusconiano, disperdendo ai quattro venti il coacervo innominabile di interessi, di collusioni e di perversioni su cui si reggeva, insieme alla corte di servi, nani, ballerine, puttane e puttani che ne diffondevano e amplificavano il verbo nel paese, tra moltitudini ormai avvilite e incapaci del ben che minimo moto di ripulsa o di ribellione. Laddove le forze e la volontà degli uomini non bastano a liberarsi da un giogo troppo gravoso, solo una superiore istanza etica, di preclara e riconosciuta autorità può ristabilire il corso della giustizia, il retto cammino delle cose e del mondo. Continua a leggere Il giudizio di dio (in sette paragrafi)

Nuovi parametri etici

Livio Borriello

Pubblico con piacere questo intervento “fuori dal coro” di Livio Borriello. Condivisibile o meno che sia, soprattutto in taluni passaggi “urticanti”, rappresenta comunque una ventata d’aria in un panorama mortalmente asfittico, appestato da quintalate di moralismi riversati da giorni a piene mani, in particolare da quanti (in primis esponenti politici e intellettuali se-dicenti di sinistra), negli ultimi due decenni, nei fatti, non hanno mosso un dito per cercare di arginare l’instaurarsi del più sordido e devastante regime della storia italiana (ed europea) degli ultimi cinquanta-sessanta anni, incapaci di proporre un’idea, un’ipotesi minimamente percorribile di alternativa: tutti compresi, com’erano e sono, nel ruolo “istituzionale” di chi si parla addosso, di chi non fa altro che celebrare il proprio immobilismo come la più lungimirante delle strategie politiche, o il proprio “collaborazionismo mediatico”, “in partibus infidelium”, come un “disegno rivoluzionario” di presunto accerchiamento del nemico. E tutti in attesa, oggi come ieri, delle ipocrite sacre “lamentationes” del “consiglio di amministrazione” della Vaticano SpA, uno dei cardini del mostruoso leviatano che ha inghiottito il paese – in uno, tra gli altri, col nazismo a conduzione familiar-municipale della moltitudine verde-incamiciata-e-incravattata. (fm)

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Metastasi umane con diritto di voto

Gennaro Carotenuto

E’ devastante lo spettacolo di Roma che brucia mentre la classe politica del paese è sorda e grigia come le sue aule parlamentari. Il governo che si salva con l’aiutino del CEPU/E-campus, l’esamificio online che Silvio Berlusconi ha appena ricoperto di soldi sottratti all’università pubblica, è un dettaglio che appare ancor più esemplificativo dello stato del paese di quanto non sia l’indecorosa vendita dei Moffa e degli Scilipoti o la sconfitta esiziale del “grande statista” Gianfranco Fini, nulla più di un apprendista stregone. Quello del governo che si salva sull’interesse privato di chi aiuta a passare esami studiando meno possibile è il simbolo di un paese frammentato in parti sempre più inconciliabili.

La prima Italia è dunque quella irredimibile dei furbi, dei corrotti e dei mafiosi, che siedono senza vergogna in Parlamento, da Cuffaro a Dell’Utri. E’ l’Italia di Silvio Berlusconi, Massimo Calearo (il capolista veltroniano del PD in Veneto) e di Miss Cepu Catia Polidori. E’ l’Italia di quei criminali che, evadendo il fisco, hanno sottratto nel solo 2009 alla collettività nazionale 159 miliardi di Euro (+10%, grazie Tremonti!) e che invece di essere trattati come delinquenti e insultati in strada vengono considerati dritti e rispettati. Centocinquantanove miliardi… che bel paese sarebbe l’Italia se non fosse abitata da così tante metastasi umane con diritto di voto.

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Taci, il governo ti ascolta (III)


 

EMERGENZA SCUOLA

L’importante è che nessuno lo sappia, soprattutto i diretti interessati. Altrimenti non sarebbe così semplice licenziare l’equivalente dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat e di tutto il petrolchimico italiano: 150 000 persone, in cinque anni. (Francesca E. Magni / Lorenzo Galbiati)

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La prova generale

Nulla cambia da molto tempo in Italia. Dai tempi del fascismo. E da quando una fragile democrazia si è insediata dopo la Seconda Guerra mondiale. Ci sono degli avvenimenti che fanno capire quanto questa democrazia non fosse che apparente. Ciò che è successo nell’estate del 2001 a Genova durante il G8 ha fatto cadere la maschera della “democrazia” italiana. I sinistri fatti accaduti dal 19 al 22 luglio 2001, guardati adesso, assumono un significato che non fu compreso da tutti all’epoca. Oggi, dopo le leggi promulgate da Berlusconi in questi ultimi due anni e che hanno ridotto l’Italia in un regime monocratico, un sultanato con un parlamento su misura, quei tre giorni nel corso dei quali vennero sospese tutte le garanzie costituzionali, come durante il colpo di Stato di Pinochet in Cile, acquistano un significato innegabile: si trattò dell’esperimento “scientifico” di un eventuale regime di polizia, vale a dire ciò che il governo italiano può ormai tranquillamente mettere in atto, nel caso altre manifestazioni avessero ancora luogo. Si è trattato di una “prova generale”.

(Antonio Tabucchi, dalla prefazione a Ça change quoi di Roberto Ferrucci, traduzione di Lorenzo Rossi. Articolo tratto da Il Fatto Quotidiano del 11 giugno 2010, integralmente leggibile qui…)

Bertone. Chi era costui?

Ci sarebbe quasi da rimpiangere Wojtyła che si affaccia a salutare dal balcone di Pinochet. Il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone durante la sua visita nel martoriato Cile ha trovato tempo di esternare alcune considerazioni su castità e pedofilia: «Molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c’è relazione tra celibato e pedofilia, e invece molti altri hanno dimostrato – me lo hanno detto recentemente – che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia». Chi glielo ha detto? Quando, recentemente? Preoccupato di essere sorpassato a destra da personaggi come Cantalamessa e Babini (“il complotto giudaico” e via farneticando) Bertone prova a spararla grossa (e fasulla oltre che pericolosa). Continua a leggere Bertone. Chi era costui?