Archivi tag: dante alighieri

Folli pensieri e vanità di core

Elisabetta Brizio

Un nuovo volto per le Rime di Dante?
L’enigma dei versi inediti e sconosciuti

Folli pensieri e vanità di core, la lunga canzone mariana che dà il titolo a questo lavoro di verifica della danteità di trentuno componimenti, manifesta, il curatore osserva, una «ansia di sublimazione e di palingenesi». Ed è ciò che potrebbe adombrare il nesso tra la copertina del volume raffigurante Beata Beatrix (1864) di Rossetti, lettore – con Pascoli, Guénon, Luigi Valli, per fare alcuni nomi – esoterico che si spinge dentro la trama principale (e in più luoghi Dante invita a questo tipo di lettura: «O voi ch’avete li ’ntelletti sani / mirate la dottrina che s’asconde, / sotto ’l velame de li versi strani», Inf. IX, 61-63), e i contenuti dei testi danteschi in questo suggestivo risarcimento autoriale: Folli pensieri e vanità di core. Trentuno poesie attribuite a Dante, Introduzione e note di Matteo Veronesi, prefazione (Apocrifia e attribuzionismo) di Rossano De Laurentiis, Edizioni Mondo Nuovo, Pescara 2021.

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Il “Discorso su Dante” di Osip Mandel’štam

Marco Ercolani

Negli anni Trenta dello scorso millennio Osip Mandel’štam scrive il suo Discorso su Dante. Proprio all’inizio di questa prosa vorticosa e cristallina scrive: «Dante è un maestro dei mezzi poetici, non un fabbricante d’immagini. È lo stratega delle metamorfosi e degli incroci, non è per nulla un poeta nel senso “paneuropeo”, ossia nel senso culturale, esteriore della parola». Mandel’štam ci ricorda, prima ancora di gettarsi a capofitto nei temi danteschi, che l’immagine esteriore è incompatibile con i mezzi del discorso linguistico, perché la partitura di ogni composizione poetica trascende e trasforma suono e senso, come un “tappeto intessuto di molteplici trame”. Non vi si può costruire un itinerario, precisare un disegno: sarebbe come analizzare un “fiume ingombro d’instabili giunche cinesi variamente orientate”. Osip difende il suo sguardo barbaro e materico sulla Commedia con queste parole: «Cercando di pensare, nei limiti della mia possibilità, nella struttura della Divina Commedia , sono giunto alla conclusione che tutto il poema non è che una sola strofa, unitaria e inscindibile. O meglio non una strofa, ma una struttura cristallina, un solido».

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Dante nella poesia di Osip Mandel’štam

Francesca Vennarucci

“Il pane che si porta in carcere”.
Dante nella poesia di
Osip Mandel’štam

Come accade che un ebreo polacco, stretto nella morsa della Russia staliniana, sviluppi una autentica passione per Dante, inizi a studiare l’italiano per leggerlo in lingua originale e, anch’egli poeta, lo elegga a sua guida, a suo nutrimento? Perché? Cosa rappresenta Dante per Osip Mandel’stam? Attraverso il dialogo con Dante, Mandel’stam intesse una fitto colloquio con altri grandi poeti europei che nella vita e nell’opera dell’esule fiorentino cercarono una chiave per comprendere se stessi e i drammatici eventi storici novecenteschi: Eliot e Pound, ma anche Montale e Seamus Heaney. Sappiamo che Mandel’stam, quando iniziò a temere di venire arrestato, portava sempre con sé un’edizione tascabile della Commedia: non poteva tollerare l’idea del carcere senza Dante… e sappiamo anche che la sua ultima raccolta poetica ci è giunta perché la moglie Nadezda aveva imparato a memoria tutti i testi. L’esilio, il pane altrui che sa di sale, le scale da scendere e salire per chiedere aiuto e protezione, ma anche la sublime libertà del cielo, di uno sguardo che oltrepassa il visibile… È la storia di una amicizia, di un intimo colloquio, che, come tutti i veri profondi legami, aiuta a conoscersi e a trovare il proprio posto nel mondo. […]

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Mario Bertasa: la variazione continua

Mario Bertasa

Manuel Cohen
Mario Bertasa

LA VITA (super)NOVA.
SCHEGGE DI POESIA ITALIANA.
N. 3

Mario Bertasa

“E uscendo alquanto del proposito presente, voglio
dare a intendere quello che lo suo salutare in me
vertuosamente operava.”

(Dante Alighieri, Vita Nova, capitolo X)

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Rosaria Lo Russo: la vita terminale, la fine interminabile

Rosaria Lo Russo

Manuel Cohen
Rosaria Lo Russo

LA VITA (super)NOVA.
SCHEGGE DI POESIA ITALIANA.
N. 2

“E uscendo alquanto del proposito presente, voglio
dare a intendere quello che lo suo salutare in me
vertuosamente operava.”

(Dante Alighieri, Vita Nova, capitolo X)

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Jolanda Insana: la viva turbativa.

Jolanda Insana

Manuel Cohen
Jolanda Insana

LA VITA (super)NOVA.
SCHEGGE DI POESIA ITALIANA.
N. 1

Jolanda Insana

“E uscendo alquanto del proposito presente, voglio
dare a intendere quello che lo suo salutare in me
vertuosamente operava.”

(Dante Alighieri, Vita Nova, capitolo X)

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Comedìa

Massimo Sannelli

“Parlo in prima persona, come all’interno di un diario: come se parlassi di cose che mi riguardano. In realtà mi riguardano, e non solo nella veste – o nella condizione – di dantologo [a modo mio, sempre]. Parlo semplicemente, non ho nulla da difendere, e dico, per esempio: io non credo ad un Dante popolare [i versi sui lettori in piccioletta barca, che devono tornare indietro, sono uno scoglio, rispetto ai doveri democratici]; quindi non credo ad un Dante preoccupato della salvezza dei contemporanei. O meglio: se Dante si pone il problema della salvezza dei contemporanei, il problema è posto perché quel mondo, quella umile Italia e quella Fiorenza lo interessano; e lo interessano perché la grandezza ha bisogno di humus, come il buon seme gettato in buona terra. Oppure si devia dall’obbligo: iniziano la selva oscura, il delirio religioso e politico dell’Europa (per cui il buon fedele e il buon servo di partito si sviano), la degenerazione filosofica del poeta eletto; il peccato sessuale (perché SELVA è sempre l’anagramma del VASEL erotico: la nave della gita poetica e il sesso delle donne). Continua a leggere Comedìa

DANTE nella traduzione di Jacqueline RISSET

Dante Alighieri

Traducendo Dante – di Jacqueline Risset

    Leggere Dante nel testo originale vuol dire fare l’esperienza di una sorpresa continua e stratificata, legata alla ricchezza costantemente imprevedibile del tessuto poetico, alla forza della sua formulazione: si ha l’impressione di circolare in un insieme di iscrizioni, simili ai messaggi misteriosi che il visitatore dei tre regni di quando in quando decifra sulle pareti, lapidarie, essenziali, portatrici dell’evidenza delle parole ascoltate in sogno; ma con un elemento che sfugge al sogno, un elemento che ne è fuori in modo radicale: la continuità attiva e affascinante, effetto della terza rima e della sua poderosa orditura, che lega il discorso e lo sospinge in avanti.
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