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Pas de pas pas

Ghérasim Luca in Victor Brauner’s studio, Paris 1938 Ghérasim Luca

C’est avec une flûte
c’est avec le flux fluet de la flûte
que le fou oui c’est avec un fouet mou
que le fou foule et affole la mort de

La mort de la mort de
c’est l’eau c’est l’or c’est l’orge
c’est l’orgie des os
c’est l’orgie des os dans la fosse molle
où les morts flous flottent dessus
comme des flots […]

(La morphologie de la métamorphose
trad. di Giacomo Cerrai)

Ghérasim Luca non è solo una sfida traduttiva e interpretativa, da cui non di rado si esce sconfitti o insoddisfatti, ma rappresenta soprattutto una straordinaria esperienza di lettura. Chi vi si accosta deve per prima cosa accantonare l’idea, del tutto presuntuosa, di colmare una distanza con l’autore attraverso la comunicazione. Luca aveva molto da dire, ma sospetto che farsi capire fosse l’ultima delle sue preoccupazioni. Doveva piuttosto agire per scostamenti e condensazioni, il suo scopo era andare a vedere cosa ci fosse dietro la maschera – intesa anche in senso tragico – della lingua, se vi fosse una sorgente non filtrata della realtà. Doveva scoprire (denudare) il corpo della lingua, rappresentarne la materia erotica, restaurarne la sonorità pre-verbale e pre-nominale, doveva quindi (anche) sfuggire a “l’incurabile ritardo delle parole” (C. Pelieu, ma ne aveva già parlato Breton nel Manifeste du surréalisme del 1924), ovvero superare il gap tra formulazione del pensiero ed espressione. […]

[Leggi il lavoro completo su Floema…]

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Opere edite e inedite di Lucio Saffaro

Lucio Saffaro, Il tempio di Talete

Lucio Saffaro

“L’ancora è propriamente quella istituzione dello spirito che consente l’attesa dell’essere e la dimenticanza del tempo. Gettata nel mare, un’ancora crea gorghi e passioni. La sua forma s’ispira al modello circolare dei ricordi e la catena che la tiene avvinta dipende dalla trasformazione stessa di tutte le memorie. Questa grande T moltiplicativa è il simbolo stesso della metamorfosi, lo scettro unitario e trasparente delle affinità del pensiero.”

Su floema, la rivista telematica del sito dia.foria curato da Daniele Poletti e Pierfrancesco Biasetti, è stato pubblicato un interessantissimo dossier dedicato alla figura e all’opera di Lucio Saffaro, con testi editi e inediti corredati dai contributi critici di Gisella Vismara, Rubina Giorgi e Rosa Pierno. Il lavoro è disponibile gratuitamente anche in formato e-book nella “Biblioteca di floema“.

A piene mani

Dia.foria - Augusto Blotto

Augusto Blotto

Augusto Blotto, nato a Torino il 12 marzo 1933, poeta. Lasciamo la biografia alla consultazione di ciò che si trova in Rete, su qualcuno dei libri pubblicati, sui saggi critici. Il racconto di una vita, per un poeta, è cosa da poco: la vita è solo un mezzo che conduce dritto all’Opera. E prescindiamo anche dalle cifre che tentano, illuse, di circoscriverne i confini. Perché le cifre, lo anticipiamo, sono spaventose (e quindi, per natura, spaventano): al momento, contando testi editi e inediti, esistono 58 libri. Diciannovemila pagine, trecentomila versi (più o meno). Sembrano numeri incompatibili con la Poesia, per come la stessa è comunemente intesa: una sorta di distillato di frasi belle e significative, meglio se brevi (saranno ancora più ricche di significato). In questo senso, il massimo sarà illuminarsi d’immenso di fronte al mattino. Ma il punto è che con Blotto abbiamo il radicale capovolgimento del conosciuto, dell’atteso, del normale. Altro che dichiarare la trasmutazione di tutti i valori… Certe cose non basta dichiararle, bisogna metterle in pratica. Continua a leggere A piene mani

Floema – Esplorazioni della parola

Floema

“…l’arte e l’epos greco […] continuano a suscitare in noi un godimento estetico e costituiscono, sotto un certo aspetto, una norma e un modello inarrivabili.”

Karl Marx: “L’arte greca e la società moderna
(Grundrisse, 1857-1858)

Nella società in cui viviamo, dove è più facile abbattere un albero per costruire un marciapiedi o un rondò, invece che girargli intorno, mantenendo l’erettile architettura, f l o e m a si propone di mostrare ciò che la sega, se meglio adoperata, poteva evitare: la sezione di un tronco.
Nessuna postura pseudofuturista o rivoluzionaria, sappiamo di essere piccoli e forse minoritari, ma ciò che ci spinge a ritagliarci uno spazio nel mare magnum della rete e della cultura nazionale e oltre è la necessità di mostrare che “si possono suonare le foglie”, e lo si può fare probabilmente anche grazie a ciò che sta dentro il tronco.

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