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L’onestà ritmica del silenzio

Domenico Ingenito

[Le note che seguono sono state scritte su un taccuino a Cracovia, in un momento di concentrazione peripatetica: scrivendo, camminavo seguendo il riflesso del sole sui binari del tram. Tornato in stanza, poi, ero felice. Perché la consapevolezza dell’emergere di un nuovo tempo si affacciava alla mia coscienza come il fremito della stanza e di tutte le pareti, la finestra e le lampade al passaggio del tram. Come quei sussulti leggeri che percepisci dentro, come se il cuore e i polmoni facessero da cassa di risonanza a un’intuizione luminosa. Seguiranno anni molto belli.]

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La strage dei fiori

Forugh Farrokhzad

Presentazione di Domenico Ingenito.

     Parliamo d’Iran, e parliamo della poesia che accende da lato a lato questa terra.
Gettiamo in acqua i tappeti volanti della Persia, nel fuoco il timore di una minaccia dall’Asse del Male, al vento la Tehran radical chic.
Iran, nel tempo terra di disastri, certamente, ma nel disastro sono intere costellazioni d’astri a crollare al suolo per illuminare la terra. Iran è il sacro, è la pietra, è il nero, è porta sfondata, è oro e catrame, è denti bianchissimi. È luogo dove piangere non comporta vergogna. Continua a leggere La strage dei fiori