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Francesco Sassetto
Fabio Franzin

Sassetto, in questa sua esile ma densa raccolta, continua il discorso che ce lo ha fatto amare nelle precedenti, un discorso che è intimo e al tempo stesso universale; qui ritornano i tòpoi che gli sono cari: treni, binari, ritratti di persone prese nel conteggio delle proprie esistenze, sia per constatarne le sottrazioni, sia per immaginarsi scaltre addizioni, o portatori di perdite e sconfitte insanabili (molto efficace, in questo senso, e l’autoritratto crudele e disperato di uomo senza prole, condannato a crepare solo come un cane), periferie sempre più sterili di voci e calore, vagoni accalcati di un’umanità in cui si può leggere in filigrana il male di un paese, i luoghi del lavoro e della perdita dello stesso, le aule, le albe e le notti intrise di solitudine e amarezza, di quesiti irrisolti: cos’é / davvero questa sera / quest’ombra di silenzio e di spavento… figure che si impongono alla nostra attenzione, sia perché attori della nostra inquieta quotidianità, sia perché l’autore sa tratteggiarli con perizia, passione e con un amore innervato alla rabbia; mai portati sulla pagina tanto per colorarla, per far paesaggio. Continua a leggere Background

Volevo essere Jeanne Hébuterne

Loredana Magazzeni

Loredana Magazzeni

[…] Da subito l’autrice si pone la domanda fondante: quanto conta la scrittura per una donna? Quanto del proprio desiderio effettuale, fisico e spirituale, vi è investito? La risposta arriva con i   Tre haiku di donna che scrive, subito seguiti dai tre brevi testi di Corpo imperfetto che pongono a tema l’altro grande terreno di indagine di questo libro: oltre al rapporto tra parola e verità (la scrittura stessa), quello del corpo vivo, con tutte le sue affezioni e mutamenti. Bastano solo questi rapidi accenni a disvelare la ricca tramatura di questa raccolta poetica che collega e tiene insieme temi profondamente incistati nella vita, andandone a ricercare le radici nel tempo: nel passato, nell’infanzia e nel presente. Continua a leggere Volevo essere Jeanne Hébuterne

Abbandono e abbondanza. Les revenants e la ruggine

Enzo Campi
Marilena Renda

Per sviluppare un pensiero cognitivo su quest’opera bisognerebbe mettersi in linea con l’autrice: giustapporre crepe a crepe, insinuarsi nelle fenditure, ri-configurare «nomi propri» e attitudini, veicolare un’apparente pacatezza espositiva che, a ben guardare, preserva in nuce un urlo rabbioso, quasi selvaggio, quello che l’autrice definisce, a più riprese, un “ruggito”, insomma e in poche parole compiere un gesto aggiuntivo che possa affiancarsi al gesto originario. Tutto ciò, naturalmente, non è quasi mai possibile. Accade raramente che una lettura critica possa donare a un’opera un vero valore aggiunto.

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