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Microeconomia

pulizie

Hans Magnus Enzensberger
da Panopticon, Einaudi, 2019
traduzione di Palma Severi

Ciò che gli economisti intendono per economia è, nel migliore dei casi, chiaro a loro; sulle loro idee il resto del mondo nutre non pochi dubbi, e quanto alla loro attività, ci si chiede se possa essere considerata di per sé una scienza. Essi infatti dispongono sì di istituti, cattedre e reddito garantito, ma la loro attività ha ben poco a che fare con le modalità con cui la maggior parte della gente, come casalinghe, pensionati o bambini, amministra i propri beni. Gli economisti si occupano preferibilmente di grandi aggregazioni e operano con enormi quantità di dati statistici. La maggior parte di loro è affezionata a un singolare intreccio di teorie che, non si sa bene perché, vengono considerate neoclassiche. A starli a sentire, ci si sente trasportati in un idillico mondo dai contorni fiabeschi. Con stupore si apprende che, pur con qualche oscillazione, il mercato tende sempre e inevitabilmente a un equilibrio. È efficiente, corregge e ottimizza se stesso, e tutti coloro che ne fanno parte si comportano in modo del tutto razionale. Tali supposizioni vengono date semplicemente per scontate, sebbene si tratti di pure ipotesi, non dimostrate quando addirittura non dimostrabili.

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Una poetica dell’incontro

Domenico Lombardini

guardando alla vita appare possibile
una forma, la giusta. vano sembra
un conteggio di morti e ricerca di senso.
cose da fare: accettare il meschino,
il negletto putrescibile dei corpi.
eppure vorrei abbracciare, in una casa
proteggere gli affetti – uno a uno –
e i corpi, preservandoli dal tempo,
da questa ottusa abitudine
a consumarci

Una poetica dell’incontro

     La cifra peculiare della scrittura poetica di Domenico Lombardini, il filo rosso che unisce in una trama unitaria le varie tappe del suo ancora breve ma già significativo percorso, condotto sempre con profonda discrezione e rigorosa attenzione ai presupposti e ai risvolti teorici del lavoro in fieri, è da ricercarsi nella presa d’atto dello snodo traumatico che la nostra epoca rappresenta, tanto sul piano etico che su quello culturale ed estetico, e nella piena consapevolezza, da cui la sua ricerca in gran parte si origina e si dispiega, che sia possibile trovare un punto di sintesi tra il rigore, le ragioni e la semplificazione ordinatrice tipica della scienza, e l’insondabile, ontologica, metamorfica refrattarietà che l’arte, in modo particolare la poesia, apparentemente le oppone.

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