Archivi tag: elio grasso

Spatola Chronicles

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Omaggio a Domenico Cara

Elio Grasso

Per un omaggio a Domenico Cara
L’utopia gioiosa
Edizioni Fin de siècle, 1995

L’utopia gioiosa di Domenico Cara si snoda come un dramma dell’occhio, come un avvicinamento al bordo pericoloso del mondo. Queste poesie lasciano che i ricordi, gli smarrimenti, il serpente annodato degli anni, trovino lo spazio di cui hanno bisogno, trovino il tempo di un’epoca – per certi aspetti – folgorante. Più che in altri libri, il dire continuo e la forte avventura della parola s’innestano nel gioco delle stagioni e della storia senza apparenti debolezze, senza accordare spiegazioni immediate. Un verso dopo l’altro, una pagina dopo l’altra, la sorpresa non viene meno e matura quasi sempre in un canto civile e variegato, viaggiante e non disperso nella vastità delle cose. Perdutamente umano dove non è umano il tempo geologico di cui siamo testimoni. Non grazie alla terra dobbiamo difenderci anche con la poesia, non senza scintille di una fede laica potremo giungere al domani. Continua a leggere Omaggio a Domenico Cara

La logica delle falene

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Pino Corbo
La logica delle falene
Faloppio (CO), Lietocolle, 2018

Pino Corbo torna da impervi anni, dopo la raccolta In canto pubblicata nel 1995 con evocatrice e appropriata prefazione di Giancarlo Pontiggia. Impervi per la poesia e la società, dove le dimensioni sono state invase da un’onda nera di dogmatismo sparso ovunque, dalla letteratura alla politica, dalla critica di fallibile sostanza alla poesia di smodata inconsistenza. Corbo, tanto per intenderci, è stato redattore di “Inonija”, rivista oltremodo consapevole dei tempi e uscita con dieci numeri alla fine degli anni ’80. Da allora la sua parola è proseguita con “intensa” levità su riviste attente come “Il rosso e il nero” e “Capoverso”, per giungere al presente con sobria misura di versi accompagnati da risolute narrazioni critiche. Continua a leggere La logica delle falene

Se so che la nostra storia è finita

Elio Grasso

Se so che la nostra storia è finita

Dal 1957, anno di uscita in volume delle Ceneri di Gramsci, al 2018, passando per la terribile notte del 1° novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, cosa è accaduto in Italia, e nel resto del mondo? Quali cambiamenti nella poesia, e nella vera critica a essa? Tutto è mutato, tutto – fino al niente attuale, il niente che pochi oggi osano avvicinare con un grimaldello. Il realismo, l’attualità politica e sociale di quei decenni (ai più sconosciuta), sono stati abbondantemente accuditi dallo scrittore Walter Siti, altresì curatore di tutta l’opera di Pasolini. PPP aveva esperienze sue, cercava e ricercava, si consumava dentro l’angoscia di un mondo che nessuno come lui conosceva. Di notte, per le strade con la sua automobile probabilmente riusciva a vedere il futuro, nelle gambe di chi “passeggiava” e negli occhi di coloro che desiderava. Dal Friuli al Tiburtino, vie lunghissime e tortuose, la crudeltà stava a ogni curva, fino ad arrivare alla ferocia comprata e venduta nella città “eterna” sempre più orribile ai suoi occhi. Continua a leggere Se so che la nostra storia è finita

Anatomie comperate

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Gabriella Montanari
Anatomie comperate
Torino, WhiteFly Press
Vague edizioni, 2018

E dunque siamo ancora all’interno di cortesie stagionali, con frenati propositi e preposizioni tempestive sulla vita romantica delle tribù e dei singoli appartenenti. Stagionali sentimenti e risentimenti lungo filari risoluti nel ricordare essenze e carnalità di prima scelta. E che doveri di pensiero, trattando nettari e polpe! Gabriella Montanari vorrebbe mantenersi accanto alle lucciole ma la sua scrittura la trasporta inevitabilmente dove i sogni risentono della presenza di filari e vino. Quella scrittura che riconosciamo, signorile di vocabolario e ibridamente affettuosa verso Bataille, con tocco sorgivo di Bardot. Non si lascia storicizzare, ha bisogno di una cucina ben fornita di pentole e padelle, desidera ardentemente cucinare senza perdere d’occhio la bellezza femminile e l’incoscienza maschile. Sarebbe inadeguato definire “selvaggia” questa raccolta, a meno che non la s’intenda come l’elegante scostumatezza dell’Arbasino sudamericano. Continua a leggere Anatomie comperate

Apologia di un perdente

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Marco Vetrugno
Apologia di un perdente
Roma, Elliot, 2018

Se un tale di nome Ezra, richiuso nelle sale di un museo, avendo in testa Shakespeare e di fronte agli occhi i fantasmi in bianco e nero di tele famose (e famigerate), inizia a parlare, cosa può mai dire, e soprattutto che facoltà ha? Mistero. A meno che non si riesca, da un anfratto nascosto, a osservarne il corpo e le sue deformità, in guisa proporzionale dedicate dal cielo a quelle carni. L’inferno, probabilmente, ne aveva già compiuto giusta causa, vale poco ricordarlo, altrimenti Ezra non si troverebbe in quel sito. Non sfuggirà il fardello informe stretto fra le braccia, respirante o meno, avvolto in panno bianco, preda carnale, ostaggio, o esserino irrisolto e inconsapevole da proteggere. Accanto, in una teca traslucida, appare un teschio di donna. Questa la scena abitata da un rintanato, superstite nucleare, rinchiuso a forza, segregato per sua volontà, oppure no. Continua a leggere Apologia di un perdente

Ciao cari

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Stefano Guglielmin
Ciao cari
Milano, La Vita Felice, 2016

La poesia in questo libro viene meno di fronte alla vita rievocata in cento rivoli? Nient’affatto. La poesia scende come un’affermazione, talvolta stridente al cospetto della morte, ben organizzata, di realtà ferrea, quasi imposta dove le scintille esistenziali iniziano a disperdersi. Discorde alla mancanza di volontà, alle energie sottratte, all’aria tesa dei tempi, tutto l’armamentario delle menti (migliori e peggiori) di varie generazioni scende in campo dalla nascita all’estinzione. Il saluto del titolo è incontrovertibile, rende dipendenti da ricordi ed esperienze, l’autore sa d’essere un LED oscillante tra presente e passato. Continua a leggere Ciao cari

La terra originale

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Eleonora Rimolo
La terra originale
Faloppio (CO), Lietocolle, 2018

Non sono in gioco i sentimenti semplici, né la corruzione della sovranità linguistica (come accade altrove, con libri perduti in rudimentali scoperte d’acqua tiepida), nella Terra originale. Eleonora Rimolo torna con un libro congruo, dopo il recente Temeraria gioia, e seguita a corteggiare la realtà della vita, poiché interamente rivolta a essa quest’autrice progetta e attua le sue armoniche stanze. Evita – ma si prende vari tipi di arguzia dialettica – mistificazioni e debolezze di pensiero, sempre in vista del bagaglio montaliano ma aggiornato alle discendenze del nuovo secolo. Sembrano in autonomia pensare, le diverse poesie, al presente tutt’altro che fantastico a cui sono destinate. Ma Rimolo tiene strette le più efficaci nell’additare le cose che non vanno: pretendono aggiustamenti, e si accreditano la visione di un passato portentoso. Continua a leggere La terra originale

Dodici ore

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Mariachiara Rafaiani
Dodici ore
Sonnino (LT), Edizioni La Gru, 2018

Il libro di Mariachiara Rafaiani è come un contagio, risalente dalle zone buie dell’epoca, e dalle zone luminose di una geografia consumata nei viaggi. Le poesie riportano per intero tutto ciò che l’autrice non si lascia sfuggire, paesaggi eloquenti, tenuti nell’ampio ventaglio delle scelte, e aspiranti amori a tempo o eterni ma prodigiosamente intrecciati alla lingua, alla continua inesausta lingua un po’ sanguinaria un po’ venerabile. Ecco perché il contagio varca la carta e forse diventa inarrestabile. Non si ha voglia di controllarlo, è l’elemento presente in ogni pagina, nei porti e nelle stazioni attraversate, dall’Adriatico che imprigiona a Milano, passando per pianure e oltre le mura della città vecchia, le stesse che Campana superò durante i suoi nomadismi. Continua a leggere Dodici ore

Nota critica a “Via Crucis”

Elio grasso

Nota di lettura a:
Silvia Comoglio
Via Crucis
Pasturana (AL), Puntoacapo, 2014

Quanto al pronunciarsi su una scrittura, i più praticano assilli d’abbandono poiché sospettano mutamenti di geometrie e di fisionomie serenamente conosciute. Col rischio di concedersi a suoni dall’identità strana, se non addirittura estranea. Non si è più simultanei di cortei consueti, dalle configurazioni assestate e protettive. Poi ci si accorge (per fortuna capita di sottostare a un “colpo” d’intelligenza, o forse degli dèi) di quanto sia ben più valoroso essere tangibili del mutamento, allorché il proprio peso specifico si arricchisce d’intenzioni, se non addirittura di valore intrinseco. A quanti riferimenti, e allusioni e indebitamenti dobbiamo guidare il nostro carattere perché si distingua infine un’esperienza poetica, un’intenzione sviluppata in alcuni libri a cui, per esempio, uno come Nanni Cagnone abbia affidato le proprie “speranze di lettore”? Sono molti, e occorre gettare campioni di modernità accompagnati da rivalse critiche di prima e ultima mano. Sia chiaro, senza patemi di pentimento o astuzie di tal genere. Continua a leggere Nota critica a “Via Crucis”

Nota a “Spalancati spazi”

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Claudio Pozzani
Spalancati spazi (Poesie 1995-2006)
Firenze, Passigli 2017

La poesia di un presente futuro come dovrebbe essere? Con quali mezzi chi la scrive prova la sua capacità di vedere? E soprattutto, cosa vedrebbe? Le macerie di una civiltà nei suoi angoli più remoti, oppure la visione del pianeta, azzurro e bianco nel nero cosmico, come avvenne per gli astronauti statunitensi quando circumnavigarono la luna il 24 dicembre del 1968? La Terra era là, un emisfero brillante dove gli umani, poeti e no, vivevano. Pozzani vi era nato 7 anni prima, forse la sua mente già premeva sull’acceleratore della visionarietà, lasciando che le attitudini espressive si facessero risucchiare dalla realtà intorno, dall’anfiteatro di quella Genova che lo avrebbe visto protagonista nel palcoscenico della poesia. E, navigante come ogni genovese, visto scivolare sui tragitti europei della scrittura. Continua a leggere Nota a “Spalancati spazi”

Giacomo Bergamini

Giacomo Bergamini

Dopo la drammatica morte, su cui resta un alone di mistero, una cappa di silenzio è scesa sul geniale e “irregolare” poeta vicentino Giacomo Bergamini (1945-2004), autore discontinuo, talora volutamente oscuro, emotivamente coinvolto nella ricerca di nuove frontiere per la poesia e l’arte, fra riviste alternative, piccoli editori a volte umorali e frequentazioni alcoliche. Questo documento, impregnato sulla riproduzione integrale della sua raccolta di versi Il martello di Faust, pubblicata nel 1983 come supplemento al numero 33 di “Tam Tam” con la prefazione di Adriano Spatola, si propone di rompere, almeno in parte, quel silenzio, contribuendo ad approfondire la conoscenza di uno scrittore immeritatamente dimenticato: un prezioso contributo mi è stato fornito in questa direzione dall’amico genovese di antica data di Bergamini, il poeta e scrittore Elio Grasso, che ben conosco e che ringrazio, cui sono giunto attraverso la dedica di questo libro a lui destinata in esergo dall’autore. […] Maurizio Spatola

Dossier Giacomo Bergamini

Archivio Maurizio Spatola/Il sito
Archivio Maurizio Spatola/Il blog

Poeti per Genova

“parlate bambini
additate i colpevoli le carte gli oracoli
riversate nel grigiore di questa pioggia
il vostro spudorato livore senza canto”

Sebastiano Aglieco

Genova nel mare

Pensiamo di conoscere tutto del mondo, e invece ne sappiamo sempre meno. Pensavamo che il Ponte Morandi si elevasse sul livello del mare fino ai 90 metri dei piloni e ai 50 dell’asfalto, pensavamo di conoscere bene quell’altezza, di attraversarla quasi incuranti. Invece nella nostra conoscenza sempre più approssimativa, e diminuita insieme a una quantità di altre cose, quel ponte è piombato improvvisamente a zero metri sul livello del mare. Il 14 agosto del 2018, alle ore 11.36 l’altezza si è abbattuta, azzerata, e tutta Genova è precipitata nel mare. L’anima di 43 persone è stata tolta di botto dai loro corpi, mentre l’intero corpo genovese si è preso in pieno petto il contraccolpo. In mezzo a tuoni, fulmini e pioggia battente, c’è stato un altro schianto. E un attimo dopo tutto è cambiato. Improvvisamente abbiamo saputo ben poco della realtà che ci circonda. Enorme cumulo di macerie. Tonnellate. Continua a leggere Poeti per Genova

Santa ricchezza

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Lorenzo Babini
Santa ricchezza
Forlì, CartaCanta Editore, 2016

La ricchezza è parola che quasi mai prende piede nella nuova poesia italiana, così come l’aggettivo “santa” prossimo al viaggio controcorrente della tragedia umana alle prese con la banalità ordinaria. Senza contare quanto il male stia nei paraggi, in attesa, in portentosa e impersonale attesa. Lorenzo Babini tiene fra le mani il tu rilanciato nel profondo di una poetica ormai definita classica. È pur vero che la situazione creativa in cui si trova rilascia geografie lombarde di famosissima specie, e che il terreno aspro dell’assetto sottolinea rapporti ben conosciuti. La vertigine, la febbre, il viaggio accanto alle ombre riportano immediatamente alla zona cardinale e ferrea battuta per molti anni da Milo De Angelis. I panorami hanno un nome, non sono semplicemente riempiti di cose, e l’autore cerca un muro a cui appoggiarsi, dove applicare la conoscenza e le domande antiche più pressanti. Continua a leggere Santa ricchezza

Ruah

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Davide Zizza
Ruah
Roma, Edizioni Ensemble, 2016

Il ritiro della divinità per consentire all’universo di esistere, là dove ne parlano la Qabbalà e la mistica ebraica, era ricordato perfino da un poeta come Corrado Costa: la sua mistica privata incrociava Baudelaire e l’amico artista Baruchello come niente fosse, come fosse tranquillizzante rendere ai minimi termini tutta la poesia del Novecento per poi rimettere i frammenti in ordine diverso, in ordine diciamo poco cattolico e molto ebraico. Non sappiamo quanto questo metodo abbia avuto successo nella poetica del secolo scorso, al di fuori della sperimentazione, all’interno delle scuole schematiche di cui quasi tutti si sono avvalsi. Resta il fatto che, occhi chiusi o aperti che dir si voglia, alcuni ovuli hanno attraversato il varco temporale e oggi qualcuno si dischiude, non senza alimentare qualche sorpresa. Davide Zizza parte proprio da qui, da questa fondazione, nominando le cose all’interno dello spazio dove si ritrova cosciente di respirare qualcosa che prima non c’era. Il tempo, il soffio (Ruah), le vite presenti in vita nella storia, vanno messe nel luogo della visibilità postuma all’assenza. Continua a leggere Ruah

Coppie minime

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Giulia Martini
Coppie minime
Latiano (BR), Interno Poesia, 2018

La sonorità delle “coppie minime”, per quanto possa suggerire il significato in linguistica, rilancia costantemente il senso di versi solitari o adiacenti, costituisce una possibilità in più dello stato della poesia, proprio nell’istante in cui viene letta. Costringe un pensiero, nel lettore, affinché riconosca forze e intensità fino a quel momento sconosciute, o sfocate. Tutto il libro di Giulia Martini è una strada scoscesa, con pochi pianori dove riprendere fiato. Vi si trovano più problemi che abbandoni a certi ricorsi della poesia italiana, a quelle pagine assecondanti pigrizia o voluttà banali e mal assunte da chi disattende la lingua storica. Qui si osserva meglio e attentamente quel che l’ago della bussola indica apertamente o di soppiatto, seguendo ogni spostamento e vibrazione. Continua a leggere Coppie minime

La città dolente

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Laure Gauthier
La città dolente
Trad. di Gabriella Serrone
Francavilla M., Macabor, 2018

Da Parigi alla situazione poetica italiana è come se la frontiera fosse estesa quanto la Grande Muraglia cinese. Char è distante dai confini attuali, le nuove generazioni non ne hanno coscienza, e si sottraggono a quelle letture non compromesse che dovrebbero sostare sulle loro scrivanie, e far riflettere sulla natura di ciò che oggi sembra avere la spina staccata. D’altronde chi ricorda oggi le avventure parigine di Henry Miller? Non certo coloro che avrebbero il dovere di stare allerta sulla scrittura, se mai gli ultimi ritardatari, frettolosi e attenti soltanto a derive pruriginose. La città dolente è un gioiello metamorfico cavato dalle caverne di Lascaux. È qualcosa che esiste ancor prima degli agglomerati urbani, e che guardava frontalmente le bizzarie naturali di foreste e sottoboschi percorsi da animali e abitanti ignari. Continua a leggere La città dolente

La luce di taglio

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Elisabetta Pigliapoco
La luce di taglio
Milano, Archinto, 2018

Sotto la luce conosciuta, quella che taglia nel profondo corporale, si staglia l’intenzione di Elisabetta Pigliapoco lungo l’orlo della voragine: luoghi, incontri, ansie, gli stessi fantasmi quando dopo un po’ di tempo fanno scrivere diari, taccuini, poesie, e risalgono l’onda dei poeti di una regione. Perché le Marche hanno alimentato a lungo la storia poetica, e ancora ci incantano con la forza, la democrazia, la loro testimonianza. Non mancano antologie e studi critici sotto varie angolazioni e prospettive, e la messa in atto prosegue. La luce di taglio esiste dopo anni di studio e riscritture, lasciando indietro i lustrini che aggirano (e raggirano) le più nobili confidenze dettate da quanto presiede la vera natura della poesia. Continua a leggere La luce di taglio

Nel nome del mare

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Cinzia Demi
Nel nome del mare
Messina, Carteggi letterari, 2017

Aspetti che succeda. Poi il mare avanza, circonda, sbatte sui muri a picco, e il suono ha quel nome che molti ricordano, che mai più scorderanno, come non si scordarono gli eroi sulla piana di Troia. È sempre una questione di luce prima di tutto, il Mediterraneo orientale esige difese oculistiche e nervi saldi. Il mare è tutto lì, compreso il nome e comprese le smisurate apparizioni che spesso fanno fuggire. Non importa se il mare di Cinzia Demi è quello più a Ovest, l’artefice delle poesie ha sguardi e gesti simultanei. Dov’è un mare ce n’è subito un altro. E i venti si raccolgono, si placano o fanno temere il peggio, si consentono alleanze contrastanti gli umani. Lo sa bene Odisseo, nonostante la sua scomparsa moderna. Continua a leggere Nel nome del mare