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Ruah

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Davide Zizza
Ruah
Roma, Edizioni Ensemble, 2016

Il ritiro della divinità per consentire all’universo di esistere, là dove ne parlano la Qabbalà e la mistica ebraica, era ricordato perfino da un poeta come Corrado Costa: la sua mistica privata incrociava Baudelaire e l’amico artista Baruchello come niente fosse, come fosse tranquillizzante rendere ai minimi termini tutta la poesia del Novecento per poi rimettere i frammenti in ordine diverso, in ordine diciamo poco cattolico e molto ebraico. Non sappiamo quanto questo metodo abbia avuto successo nella poetica del secolo scorso, al di fuori della sperimentazione, all’interno delle scuole schematiche di cui quasi tutti si sono avvalsi. Resta il fatto che, occhi chiusi o aperti che dir si voglia, alcuni ovuli hanno attraversato il varco temporale e oggi qualcuno si dischiude, non senza alimentare qualche sorpresa. Davide Zizza parte proprio da qui, da questa fondazione, nominando le cose all’interno dello spazio dove si ritrova cosciente di respirare qualcosa che prima non c’era. Il tempo, il soffio (Ruah), le vite presenti in vita nella storia, vanno messe nel luogo della visibilità postuma all’assenza. Continua a leggere Ruah

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Isole

Flavio Almerighi

Hart Island

L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.

Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.

Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.

Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.

Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola

Correnti contrarie

Angela Greco

E se poi il sacro
non fosse solo un’invenzione
ma fosse connesso
con la sintesi delle tue labbra?

Un salmo da sciogliere
a rima dischiusa sul percorso
dalla bocca ai tuoi lombi e così sia
nella congiunzione di mani salde
su pianure scolpite dal vento d’oriente
con il fruscio dei tuoi riccioli sul viso,
coro angelico?

Acquisterei una mansarda in centro
e sulla piazza proietterei
le nostre ombre profane.