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Profilo minore

Profilo minore di Federico Federici (Nino Aragno Editore, Torino 2021) è il risultato attuale di diverse riscritture, sovrapposizione di palinsesti che, in maniera del tutto cosciente, non hanno mai aspirato a una qualche definitività. Profilo minore vive, a mio parere, sotto il segno e nello spirito del principio d’indeterminazione di Heisenberg, inverando, al tempo stesso, l’imperativo rimbaudiano secondo il quale «Il faut être absolument moderne»: Federici non insegue alcuna moda né alcun mito della modernità, sia subito chiaro, ma è assolutamente moderno perché ha piena consapevolezza e ferma volontà di muoversi secondo il necessario (ormai impossibile da ignorare) cambio di paradigma (l’espressione, è noto, appartiene a Marco Giovenale) e in tal senso le descrizioni (o i tentativi di descrizione), le rappresentazioni, i modelli descrittivi dei fenomeni fisici secondo quanto continua a fare la scienza moderna da Heisenberg, Bohr, Pauli, Planck in poi impongono un paradigma di scrittura radicalmente altro rispetto a un passato più o meno recente, più o meno nobile, più o meno trascorso. […]

[Tratto da “La materia ruvida del testo: su Profilo minore di Federico Federici“, di imminente pubblicazione in “Quaderni delle Officine”, vol. CX, settembre 2021.]

Tiresia, sguardi, veli, visioni, cancelli, porte, balbettii, sondaggi

Il 27 febbraio 2020 Federico Federici ha pubblicato, nel suo spazio Weisses Werk, una propria creazione di scrittura asemica e di poesia visiva intitolata Tiresias’ Gate: qui di seguito proverò non a spiegare o a illustrare l’opera, ma, invece, a commentarla, anche perché i migliori risultati di scrittura asemica non possono (e non devono) essere avvicinati continuando ad affidarsi pigramente ad abitudini di “lettura” derivate dall’approccio critico impiegato per la scrittura lineare e che facilmente si rivelerebbero fallaci e insufficienti: già di per sé la scrittura asemica e la poesia visiva vogliono andare oltre una certa tradizione e superare certe abitudini di lettura e d’interpretazione, certi atteggiamenti consolidati. Continua a leggere Tiresia, sguardi, veli, visioni, cancelli, porte, balbettii, sondaggi

Quanto l’anima abbia da temere

Viviana Scarinci

Quanto l’anima abbia da temere.
Su L’anima tema di Federico Federici
(da: L’opera racchiusa, Milano, 2009)

Se un catalogo servisse a mostrare ciò che l’anima debba temere, racconterebbe forse la storia della degenerazione di una stella. Nella relatività generale un buco nero è una singolarità nello spazio-tempo, causata dal collasso gravitazionale di una stella di una certa massa, che non lascia sfuggire più nulla al proprio orizzonte degli eventi. Si può forse azzardare allora che un buco nero, sia una stella, un’entità celeste visibile, che per via di un dato evento, prosciuga il suo corpo, iniziandosi alla sua scomparsa. Continua a leggere Quanto l’anima abbia da temere

La lingua plurale del senso – Antonio DIAVOLI

Federico Federici

da Schemi dell’ombra

16 settembre 2007

Le cose nei loro nomi invisibili sono il mondo

muto, una cosa sola in esso, il mondo all’oscuro

di tutto, compreso solo al fuoco che divora di continuo
Continua a leggere La lingua plurale del senso – Antonio DIAVOLI