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Fragmenta, 3

La pietra conserva il sonno dei morti.

C’è sempre una crepa

invisibile

nella dimora oscura dei suoi cristalli.

Lì cresce il sole
la lenta consunzione del cielo.

L’onda di luce che cumula buio a buio.

*

Parliamo

perché qualcuno colga nel suono delle parole
la semina d’ombre che l’aria

smossa

ammassa nel nostro sguardo.

*

Anche l’albero ricorda.

Quando costruisce reti di foglie
e impiglia il vento

per strappargli il colore della sete

che lo attende.

*

La parola è il respiro della terra

nella carne.

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Fragmenta, 2

Di fronte alla sera
gli uccelli calano lenti
come pietre rivestite di piume.

E’ il peso che basta

per avanzare nell’ombra

senza sentire il morso del suo grido.

*

Solo chi si inoltra nel rovescio del cielo
sente la stretta materna della terra –

il respiro della sua parola muta.

Somigliare l’albero –
è questo il legame profondo che reclama ogni cosa

al suo apparire.

*

Il senso che accade è la serpe oscura in movimento.

Se tenta il sole
è per scavare nuove zone d’ombra.

Dove crescere.

Mutare pelle.

Migrare.

Fragmenta, 1

Ogni volta che scrivo

conservo una parola per la neve.

Di fiori e di alveari
la memoria che insegno alla mia lingua.

*

Me ne andrò di notte.

Indossando occhi bambini che non ricordo.

Per ascoltare il tempo spegnersi
nello sguardo che senza me

rimane.

*

Apprendi che la tua orma respira

solo quando il soffio che muove
dalle labbra del vento

la cancella.