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La mano che canta

«Voyez, allez, apprenez, c’est le chemin de la vie que vous devez mener, bâtir, terrasser, inventer. Moi, je broute ma vie autour de mon rocher. Mais c’est ma vie-empreinte que je veux vous donner, recevez ces pierres aussi vides que les étoiles, recevez».

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Il rondone

Yves Bergeret

Parle le martinet.
Tratto da Carnet de la langue-espace.
Versione di Francesco Marotta.

Sbuco da una cima ancora intatta
in anticipo sul corso delle cose.
Più veloce del moto di un pianeta
volo verso di te.

All’ombra delle mie ali tu sei nato.
Con la falce del mio volo
ti ho intagliato nel caos,
uomo indomabile
in perenne ascolto.

Tu, uomo, ed io, il nero rondone,
scaviamo il minerale del pensiero,
andiamo ad accogliere
dove nessuna casa brucia.

Sul Ghiacciaio Nero

Yves Bergeret

Au Glacier Noir
Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

*

Il y a des barques dans le ciel.
Les montagnes de quatre mille mètres
sont leurs ancres.
Qui a dormi dans les barques ?
Qui a traversé la mer ?
Qui a survécu ?

Ci sono delle barche nel cielo.
Le montagne di quattromila metri
sono le loro ancore.
Chi ha dormito in quelle barche?
Chi ha attraversato il mare?
Chi è sopravvissuto?

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Rimbalzi/Rebonds (2)

Yves Bergeret

R I M B A L Z I
Vita e metamorfosi di otto poemi di montagna

REBONDS,
Vie et métamorphose de huit
poèmes de montagne.

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

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Rimbalzi/Rebonds (1)

Yves Bergeret

R I M B A L Z I
Vita e metamorfosi di otto poemi di montagna

REBONDS,
Vie et métamorphose de huit
poèmes de montagne.

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

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Marotta tradotto da Polymou


να γράφεις είναι μια μοίρα που τρέφεται από τον ίσκιο των ωρών
το ερωτικό αγκάθι όποιου δεν αφήνει τίποτα πίσω του
για να ‘ναι στάχτη, στοιχείο του ανέμου
είναι χαραγμένο πάντα με γράμματα φωτιάς
μες στις ίριδες των σημαδιών που σέρνει – ένα υμνολόγιο
ταπεινό, μια σύνοψη βημάτων δίχως ίχνη
ξεχειλίζει συλλαβές αθωότητας και μνημούρια άμμου
από το σιωπηλό λαγήνι που ξεδιψά τα χείλη,
όταν νοσηρές λέξεις άριας αποσπώνται απʼ τα χέρια
συνθλίβονται στην αδιόρατη άβυσσο
μίας σελίδας

*

scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore
la spina amorosa di chi non lascia niente alle sue spalle
perché essere cenere, sostanza di vento
è inciso da sempre a lettere di fuoco
nelle pupille dei segni che trascina – un canzoniere
infimo, un breviario di passi senza orma
tracima sillabe d’innocenza e memoriali di sabbia
dalla brocca silente che disseta il labbro,
quando parole malate d’aria si staccano dalle mani
precipitano nell’impercettibile abisso
di una pagina


leggi il resto su La macchina sognante

leggi anche un’intervista di
Evangelia Polymou a Francesco Marotta


Il rovescio della medaglia

(S. A.) Esiste, a tuo avviso, una relazione tra un’intensificazione del fare poesia e la facilità di fruizione dei mezzi di comunicazione (internet, soprattutto)? 

(F.M.) Sì, esiste sicuramente, ed anche abbastanza forte, ma non credo che la relazione sia indice di un accresciuto valore delle produzioni, non solo poetiche. Internet, in modo particolare, sta sicuramente avendo un ruolo fondamentale nella diffusione della poesia, nella scoperta di importanti esperienze, di percorsi che altrimenti sarebbero rimasti pressoché sconosciuti e inaccessibili; sta dando visibilità a tanti autori di valore, permettendo, nel contempo, le prime ricognizioni critiche ad ampio raggio all’interno di un panorama che diventa di giorno in giorno sempre più esteso e articolato e, per ciò stesso, più confuso; ma c’è anche il rovescio della medaglia, ed è un risvolto che, lasciato alle logiche di una indiscriminata proliferazione dell’offerta, senza nessun argine critico, finisce per inficiare, fino a sterilizzarli, i tanti aspetti positivi di cui si può dar conto, non ultimo quello della possibilità di reperire facilmente testi altrimenti inavvicinabili. Il rischio è quello di un dilettantismo diffuso che tende a farsi sistema, la mancanza di rigore, la convinzione, che vedo ingenerarsi in tanti, purtroppo, che basta aver pubblicato qualcosa in rete o una plaquette di dieci testi per essere poeta, l’abbandono di ogni ipotesi di studio, di ogni necessità e urgenza di conoscenza, di confronto, di apertura alla pluralità dei percorsi, l’ignoranza di ciò che si muove, da anni, nel panorama internazionale, il plagio più o meno diffuso, vista la quantità di materiali di cui chiunque può entrare in possesso. E questo è deprimente; così come risulta oltremodo sconfortante, in alcuni contesti o occasioni di dialogo, vedere con quanta facilità passino, quasi come un vanto e un segno distintivo, la presunzione della propria unicità, che non esiste, da una parte, e il disconoscimento del valore di alcuni autori e di alcune opere dall’altra. (“Carte nel vento”, gennaio 2010, anno VII, n. 11)

Tratto da: “La Biblioteca di RebStein”,
vol. LXXXIV, aprile 2022.

Il mare parla

Yves Bergeret

Onda                                                            Sabbia

Chi danza sulla mia lingua?	         la notte caduta dal cielo
Chi arriva col mio sangue? 	         generazioni e giochi, leggende 
                                                                         e infanzie
Chi disseta e rianima?	                 lo straniero, lo straniero
Chi va e viene nella mia vita?           il sale e l’amore
Chi rotola col mio flusso?	         la parola e il sorriso della lontananza

                                                                                                      (da: La mer parle, 2006,
                                                                  "Quaderni di Traduzioni", LXXIII, 2022)

Insorgenze

Contro le guerre del capitale globale e dei suoi servi

In un universo dominato dalle logiche aberranti e spietate del capitale e dalla mercificazione avvilente di ogni aspetto dell’esistenza, piagata e umiliata dalla proliferazione dei conflitti, dalle derive genocidiarie, dai fanatismi religiosi, dall’odio razziale, dal rifiuto dello “straniero” e del “diverso”; in un mondo che guarda con crescente e sempre più violenta ostilità l’esodo di masse immense di esseri umani costretti a migrare dalla fame, dalla guerra, dalla povertà e dalle carestie, l’arte e la poesia impongono, oggi come non mai, scelte drastiche e irreversibili in direzione del “dialogo” e della condivisione, l’assunzione di un compito di natura etico-politica inderogabile: vestire i panni dell’insorgenza, minare con l’esercizio inesausto della “parola” le basi di ogni società e di ogni cultura votata all’odio, al rifiuto e all’esclusione: una parola “piena e integra”, “vigile e resistente”, matrice indomabile di libertà, testimone di ogni slancio generoso e di ogni volontà concreta e operante di attraversamento delle “tempeste” del presente verso un nuovo e diverso inizio, fondatrice dell’unico “legame umano” per il quale è giusto e necessario impegnare tutta quanta la propria esistenza, quello per mezzo del quale “si identifica l’altro” come orizzonte e destino comune. (fm – da qui)

Carena:
per una civiltà del dialogo, della parola
e dell’accoglienza.

(cfr. qui e qui)