Archivi tag: francesco marotta

L’assiette / Il piatto

“L’assiette est pleine,
pleine de ton écho, de ta légende
et de mon récit parmi les ombres.”

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I semi della parola

“cosa sarebbero la vita, il mare, il cielo,
il campo e la roccia, la casa e il cortile
senza i semi della parola?”

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Il contratto

Jan Skácel

Smlouva

Nechci, aby mne obmýšlel kterýkoliv bůh.
Mám odedávna svého,
pro vlastní potřebu, i k svému narovnání.
A pro pokoru, které je mi třeba.

Někdy se přihodí, že lidská duše smrdí
jak namoklá psí srst.
Za to se nerouhám. Chci jenom, aby bolest
opravdu bolela a slza byla slza.

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Il giardino di pietre

Lorand Gaspar

Il giardino di pietre
(Le jardin de pierres)

Nous vivions dans la fraîcheur d’aller
porteurs d’images au jardin des pierres
le vaste empire répandu, éventé.
Ce qui reste au large d’années
souffles bleuis, violences calcaires
énorme pays de vies muettes
craquements verts dans les doigts de craie
peu à peu nous apprîmes à écouter
quelque part la chute du jasmin –

viviamo con l’istinto di andare
portatori di immagini al giardino di pietre
il vasto dominio diffuso, arioso.
respiri azzurrati, violenze calcaree
un’enorme distesa di vite ammutolite
scricchiolii verdi nelle dita di gesso
è quello che resta della corsa degli anni.
passo dopo passo imparammo ad ascoltare
da qualche parte lo schianto del gelsomino

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Il cesto di libri sulle acque, 3

Francesco Marotta

Madre di creature ferite (VII)

Luminescenti segnali di festa in ogni strada –
ai margini, come seguendo orme
senza suono,
il passo ampio di chi s’impenna e vola
dove il silenzio è madre,
il dono di un’ora che si trascina
fino a che il mondo emerge dalla sua pelle infetta
e si abbandona al richiamo
del lume che tace nel profondo (il papavero
intanto
assorbe nel colore
i nomi in cui trapianta la sua sera, la nuda piaga
delle spighe sradicate)

Declinare la cenere, coniugare gli occhi
a immaginari residui di scintille,
per dismisura di umano bruciare divise e bandiere
dare fuoco ai giorni di dicembre
procurarsi una lingua
che parla il seme e il verbo del disgelo

camminare di fianco all’angelo
che recita i nomi degli assenti
essere le sue gambe, l’acqua che porta alle sue labbra –

e ancora urlare quanto negli occhi resta
trapassando dal sonno
alla veglia misericordiosa delle ali
portare la sua ombra stretta al dito
reggere grani e vento, farsi sete.

Farsi sete – cercare il ristoro di ogni fonte
abbeverarsi all’eco
dell’altro che reca in mano
la voce ferita che ci salva,
l’alfabeto dell’unico cielo che ripara.

Francesco Marotta
Hairesis (2004)
Lecce, Terra d’Ulivi Edizioni, 2016

Il fratello della tigre

Yves Bergeret

Il fratello della tigre

La piena ha sradicato gli alberi,
li ha distesi sui cumuli di ciottoli bianchi
ma lui, fratello minore della tigre,
risale il corso del torrente.

Fiotti di grida confuse, laggiù a valle.
Grida stridule che il vento
macina, rimescola.
Si tratta soltanto di bambini?
Si chinano su qualche vortice,
raccolgono nei loro berretti
un poco d’acqua che pure grida,
la trasportano, la versano sull’argilla del tratto in secca,
il vento gonfia le camicie aperte.

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Reparto C, Stanza N. 13

Reparto C, Stanza Numero 13

Tratto da:
Francesco Marotta
Hairesis (2007, 2016)

sotto il ventre dove il delta si schiude in
carne che riempie la bocca e
qui dentro sepolti di grida la pelle al macello s’accende
la morsa l’effetto un rosa discreto saluta la rena
come fosse un giardino che danza
una madre distesa sul fianco
che lega alle cose un vagito l’orma di un piede senz’aria

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Raggi X

Roberto Bolaño

RAGGI X

[Tratto da:
Los perros románticos (I cani romantici)
“Quaderni di traduzione”, XII, 2012]

Se osserviamo ai raggi X la casa del paziente
vedremo i fantasmi dei libri sugli scaffali silenziosi
o accatastati nel corridoio o su comodini e tavoli.
Vedremo anche un taccuino con disegni, linee e frecce
che divergono e si intersecano: sono i viaggi in compagnia
della morte. Ma la morte, nonostante il superbo memorandum,
non ha ancora trionfato. I raggi X ci dicono che il tempo
si espande e si restringe come la coda di una cometa
all’interno della casa. La vita continua a dare i migliori
frutti. E così come il mare promise a Jaufré Rudel
la visione dell’amata, questa casa vicina al mare promette
al suo abitante il sogno della torre distrutta e ricostruita.
Tuttavia, se guardiamo ai raggi X l’interno dell’uomo
vedremo ossa ed ombre: fantasmi di feste
e paesaggi in movimento come contemplati da un aereo
che sta precipitando. Vedremo gli occhi che egli vide, le labbra
che le sue dita sfiorarono, un corpo emerso
da una tempesta di neve. Vedremo il corpo nudo
così come egli lo vide, e gli occhi e le labbra che sfiorò,
e sapremo che non c’è scampo.

Il paese di fronte

«Comme tous les arts, la poésie est essentiellement un mystère. Chaque tentative pour définir leur magie, se termine par un fiasco parfois ridicule, parfois brutal. L’explication d’un poème, c’est le poème lui-même, et il est indissolublement lié avec elle. Je ne me laisserai pas entraîner à essayer d’éclaircir certains vers, dont je ne sais pas moi-même exactement pourquoi je les ai écrits et où je l’ai lu.»

«Come tutte le arti, la poesia è essenzialmente un mistero. Ogni tentativo di definirne il fascino, si risolve in un fallimento, a volte ridicolo, altre cocente. La spiegazione di una poesia è la poesia stessa, alla quale è indissolubilmente legata. Non mi lascio coinvolgere dalla pretesa di chiarire certi versi, dei quali nemmeno io so esattamente perché li ho scritti o dove li ho letti.» (Jan Skácel)

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Le isole

Jan Skácel

Les îles

En mettant la nuit à l’envers
contre notre désir contre notre blessure
sous le ciel étoilé nous déshabillons le noir

Et même si le continent de notre espoir
devait être submergé
et que tout allait disparaître de même qu’un peu de vous

ne désespérons guère

De la mer du temps après nous émergeront
de nouvelles îles pour de nouveaux naufragés.

(Traduzione dal ceco di Jan Rubes)

Le isole

Mettendo a rovescio la notte
contro il nostro desiderio contro la nostra ferita
sotto il cielo stellato noi spogliamo il buio

E se pure il continente della nostra speranza
dovesse essere sommerso
e tutto scomparisse come anche un po’ di voi

non disperiamo affatto

Dal mare del tempo dopo di noi emergeranno
nuove isole per nuovi naufraghi.