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La visita al convalescente

Roberto Bolaño

LA VISITA AL CONVALESCENTE

E’ il 1976 e la Rivoluzione è stata sconfitta
ma noi ancora non lo sappiamo.
Abbiamo 22, 23 anni.
Io e Mario Santiago camminiamo lungo una strada in bianco e nero.
Alla fine della strada, in un palazzo che sembra uscito da un film
degli anni Cinquanta
c’è la casa dei genitori di Darío Galicia.
E’ il 1976 e Darío Galicia è stato operato al cervello.
E’ vivo, la Rivoluzione è stata sconfitta, è una bella giornata
nonostante le nuvole nere che avanzano lentamente dal nord attraverso la valle.
Darío ci riceve sdraiato su un divano.
Prima però parliamo con i suoi genitori, due persone ormai anziane,
il signor e la signora Scoiattolo, che osservano l’incendio
del bosco da un ramo verde sospeso nel sogno. Continua a leggere La visita al convalescente

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Infanzie

Yves Bergeret

Lei sente i suoi figli giocare nella sabbia del giardino,
i granelli cadono, la sabbia canta,
ogni granello è una collina del Caucaso,
ogni granello una montagna della sua infanzia,
un granello un ghiacciaio nero,
un granello un artiglio di tigre,
un granello una pagina di epopea,
lei ascolta i suoi figli ricucire la sua infanzia,
li ascolta liberare granello dopo granello
l’altro piede dell’arcobaleno
che aveva creato cominciando il suo viaggio.

(da qui)

L’espiazione

Oggi il nord del Mali è letteralmente devastato dal banditismo dei nomadi Tuareg e dalla ferocia disumana dell’integralismo islamista. Ogni giorno si susseguono stragi di civili inermi, rapimenti, esecuzioni, sgozzamenti, esplosioni di mine tra i convogli che attraversano le poche piste asfaltate nel deserto, in particolare nei pressi dell’oasi di Boni, dove una volta alla settimana si tiene un importante mercato che richiama uomini e donne da tutti i villaggi della regione.
Gli articoli di Yves Bergeret, che in quelle terre e tra le genti dogon ha vissuto per parecchi anni, servono anche e soprattutto a tenere desta l’attenzione sull’ennesimo genocidio annunciato. Sotto gli occhi accecati di xenofobia e razzismo di un Occidente che è la causa prima di quegli orrori.
(fm)

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Ernesto Cardenal e io

Roberto Bolaño

ERNESTO CARDENAL E IO

Stavo camminando, sudato e con i capelli appiccicati
sul viso
quando vidi Ernesto Cardenal che proveniva
dalla direzione opposta.
In segno di saluto gli dissi:
Padre, nel regno dei cieli
che è il comunismo,
c’è posto per gli omosessuali?
Sì, rispose.
E per i masturbatori impenitenti?
Per gli schiavi del sesso?
Per i giocherelloni del sesso?
Per i sadomasochisti, per le puttane, per i fanatici
dei clisteri,
per quelli che ormai non possono più, quelli che veramente
ormai non ce la fanno più?
E Cardenal rispose sì.
Allora alzai lo sguardo
e le nuvole mi parvero
lievi sorrisi rosei di gatti
mentre gli alberi che punteggiavano la collina
(la collina che dobbiamo scalare)
agitavano i rami.
Alberi selvatici, che sembravano dire
un giorno, prima o poi, dovrai pur venire
tra queste braccia morbide, tra queste braccia ruvide,
tra queste braccia fredde. Una freddezza vegetale
che ti farà rizzare i peli.

(da qui)

Domino e giochi a carte

Yves Bergeret

“Tremble la terre
tremble la strate blanche
tremble la strate noire
seul compte le tremblement
tandis qu’à reculons le volcan
retourne ricaner
même pas dans une radicelle
du cacaoyer togolais.”

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