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Benvenuto, straniero!

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Acqua

Dalla bocca della pietra
parla la sapienza delle ere, la meraviglia
di ciò che spinge il giorno
attraverso cunicoli di cielo, di storie
immaginate nel disadorno ammanto
del silenzio. Procediamo tra distese di immagini
che svanendo lasciano impronte di fiumi.
Noi siamo acqua, memoria
che semina albe nel passaggio.

Biografia di Dino Campana

Roberto Bolaño

DINO CAMPANA RIVEDE
LA SUA BIOGRAFIA
NEL MANICOMIO DI CASTEL PULCI

Ero portato per la chimica, per la chimica pura.
Ma scelsi di fare il vagabondo.
Vidi l’amore di mia madre nelle bufere del pianeta.
Vidi occhi senza corpo, occhi eterei che orbitavano
intorno al mio letto.
Dicevano che ero fuori di testa.
Presi treni e navi, percorsi la terra dei giusti
di primo mattino e con la gente più umile:
gitani e mercanti.
Mi svegliavo molto presto o non dormivo. Nell’ora
in cui la nebbia non è ancora svanita
e i fantasmi di guardia al sogno mettono sull’avviso inutilmente.
Sentivo i moniti e gli allarmi ma non ho saputo decifrarli.
Non erano diretti a me ma a coloro che dormivano,
però non ho saputo decifrarli.
Parole incomprensibili, grugniti, grida di dolore, lingue
straniere sentivo ovunque andassi.
Esercitai i mestieri più umili.
Attraversai l’Argentina e l’intera Europa nell’ora in cui tutti
dormono e appaiono i fantasmi guardiani del sogno.
Ma proteggevano il sogno degli altri e io non seppi
decifrare i loro urgenti messaggi.
Frammenti forse sì, e per questo visitai i manicomi
e le prigioni. Frammenti,
sillabe brucianti.
Non credetti nei posteri, anche se talvolta
ho creduto alla Chimera.
Ero portato per la chimica, per la chimica pura.

Tratto da qui

Nell’esilio di voce

Marco Ercolani

«assenza che sia illuminata erosione
un luogo che i sensi coincide
a un poi di riflessi se colma l’immagine
di grandine di minerali celesti e trascina
a ogni singola mano sangue di fuga
all’occhio l’identico accordo l’energia
perversa di un dono l’attrito
di maschera e volto
impaziente del balzo»

Esilio di voce è il titolo dell’ultimo lavoro in versi di Francesco Marotta. Si divide in tre sezioni, Imago, Speculum e Vulnus. Dall’inizio della prima sezione, Imago, trascrivo questi due versi: «Si inciampa in un grido / che si dissangua in luce». Sono i primi del volume, e ho la sensazione perturbante di avere già letto il libro, ho la percezione che tutto quanto leggerò tornerà inevitabilmente e circolarmente a questi due versi. Continua a leggere Nell’esilio di voce

Il verme

Roberto Bolaño

IL VERME

Rendiamo grazie per la nostra povertà, disse il tipo vestito di stracci.
Lo vidi con quest’occhio: vagava per un paese di case piatte,
fatte di cemento e mattoni, fra Messico e Stati Uniti.
Rendiamo grazie per la nostra violenza, disse, anche se sterile
come un fantasma, anche se non ci porta a nulla,
ma nemmeno queste strade conducono da qualche parte.
Lo vidi con quest’occhio: gesticolava su uno sfondo rosa
che resisteva al nero, ah, i tramonti della frontiera,
letti e perduti per sempre.
I tramonti che si portarono via il padre di Lisa
all’inizio degli anni Cinquanta.
I tramonti che videro passare Mario Santiago,
su e giù, mezzo assiderato, sul sedile posteriore
della macchina di un contrabbandiere. I tramonti
dell’infinito bianco e dell’infinito nero.

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