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Stato di costrizione

Franck Venaille

Tre fasi di uno stato di costrizione
Traduzione di Bruno di Biase
Venezia, Edizioni Prova d’Artista, 2020

“Urlava. Faccia al muro. Con le mani a portavoce urlava in una lingua a me ignota, forse una lingua infantile, scaturita dalle profondità del suo feroce dolore. Con la faccia al muro urlava. Io lo guardavo. Capivo quel che il suo bestiale messaggio significava, in quel luogo privo di ogni speranza di consolazione, in cui non è possibile né sedersi, né sdraiarsi. Stavo in quella specie di buco scavato nel muro. lo ascoltavo. lo guardavo.”

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Requiem di guerra

Franck Venaille

“mistero della poesia che porta in sé questo slancio
questo richiamo alla vita
fin dentro l’arena dove gli uomini,
ben presto, dovranno
morire”

(Testi tratti da Requiem de guerre, 2017)

Ho deciso di morire prima di nascere. Altrimenti è impossibile andare avanti. Qualcuno doveva dare l’esempio. Dovevo farlo. Ho mischiato la mia voce a quella degli altri. Fino ad allora era impensabile. Povero tra i poveri. Non è possibile. A volte parlavo con un cane. Gli tiravo il guinzaglio affinché si avvicinasse e sentisse meglio quello che gli dicevo. Devo rivelare tutto. Raccontare la storia della medicina. Perché io? Perché ho saputo rinunciare alla vita in tempo. Continua a leggere Requiem di guerra

Nell’esilio / Franck Venaille, René Daumal

Scrive Franck Venaille in C’est nous les Modernes (Flammarion, Paris 2010, pagg. 7 e 8): «Je suis de l’écriture. Dans l’écriture. C’est mon seul bien. Écrire m’a fait. Écrire m’accompagnera jusqu’à la fin. Écrire coordonne ma vie».

Le edizioni Prova d’Artista / Galerie Bordas di Venezia dirette da Domenico Brancale stampano proprio in questi giorni di Franck Venaille Tre fasi di uno stato di costrizione e di René Daumal La seta – entrambi i testi appaiono nella traduzione di Bruno di Biase.

Il passo e l’eco della scrittura mi accompagnano in queste settimane riverberando da due luoghi d’Europa eccelsi per memorie e capacità di creazione artistica (Venezia e Parigi), s’inarcano tra due rive linguistiche (due rive ci vogliono traduceva Vittorio Sereni un luogo di René Char), chiamano altre voci, altri passi, altri orizzonti.