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Barbagianni, merendine, terzi piani

Livio Borriello

“Questo per dire che io vorrei che la letteratura fosse qualcosa del genere, il grido del barbagianni che ha catturato il topo, l’ascia kafkiana che rompe il mare di ghiaccio, l’incendio che getta bagliori nell’oscurità.”

Barbagianni, merendine, terzi piani.
Considerazioni sparse su Terracarne di Franco Arminio.

Quest’estate, dormendo con la finestra aperta in campagna, a un certo punto mi sono svegliato per l’urlo di un barbagianni (meravigliosa, angelica civetta bianca), così vicino che credevo fosse entrato nella stanza. Era un grido acuto, straziante, violento, un suono perturbante e irreale, che sembrava venisse da un’altra era. Credo fosse un grido di cattura, forse di qualche topo dei paraggi. In realtà l’era da cui proveniva era quella animale, in cui tutto è violento e estremo, era l’era in cui noi siamo stati animali. Poi abbiamo inventato questo curioso processo, la scrittura, attraverso cui riduciamo l’atto corporeo del parlare, del gridare, dell’ansare, del desiderare, a un’ordinata sequenza di gesti rattrappiti e misurati, silenziosi, immobili. Continua a leggere Barbagianni, merendine, terzi piani

Affreschi sul palmo della mano – Franco ARMINIO

Franco Arminio

Da Affreschi sul palmo della mano

1977-2007

Nota d’avvio

Ho scritto una quantità imprecisata e imprecisabile di versi. Più che a libri o plaquette nel mio caso l’unità di misura più appropriata è il metro cubo: cinque, sei metri, senza considerare quello che non è mai arrivato alla carta, i versi che vivono nelle cantine del computer.

Di tutta questa produzione estraggo qui una sorta di campionatura annuale, il dna, il cimelio di una disfatta dell’anima e delle sue ossessioni.

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