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[PER EGON SCHIELE CHE DISEGNAVA I TRENI]

di notte rimaneva solo con la sua stella*  scrive il poeta.
Visitato da ombre e da presagi nella casa addormentata dopo essere stato spinto nella città nemica fuori dal ventre claustrale di uno scantinato.
Il suo assassino lo seguiva insidioso, abbeverava l’odio.

I poeti, gli scrittori, i pittori hanno la parola che inciampa e s’aggroviglia di Kaspar Hauser: ma per tentare di portarla oltre l’assassinio e la cancellazione.

Quando, adolescente appena, stava seduto sulla banchina della stazione di Tulln a disegnare i treni, già coltivava il talismano del viaggio: un’Europa di binari, locomotive in moto, le matite vagoni allineati nella scatola di latta accanto a sé – e il foglio di carta sulle ginocchia.

* Nachts blieb er mit seinem Stern allein – Georg Trakl da Kaspar Hauser Lied (1913)

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Richard Serra: Drawing in Five Parts (2005).

(Sophie Ko: Kaspar Hauser, acquerello) Questi segni, pochi e leggerissimi, hanno la potenza dell’allegoria, ché il Kaspar Hauser di Sophie Ko è allegoria dell’esistenza umana. La barca come sospesa nel gran bianco del foglio e la figurina del rematore (contratto dallo sforzo il busto teso in avanti).
Quello di Sophie Ko è un (bellissimo) atto di astrazione perché dalla vicenda di Kaspar Hauser l’artista non isola alcun episodio al fine di renderlo paradigmatico, ma inventa un’immagine di abissale significanza.

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Nell’inferno della carne (II)

9788877992666g

Tiziano Salari

È la «gabbia d’acciaio» della razionalità, secondo l’espressione di Max Weber, che stringe in una morsa la società moderna (il mondo globale), da cui la poesia cerca dei varchi per liberarsi, quando non è nelle droghe, nel sogno, nell’ebbrezza, nell’Olimpo della forma e dell’estetismo aristocratico. Da una parte l’estrema funzionalità della scienza e della tecnica, l’utilitarismo che cerca di asservire tutto, compreso l’arte e la letteratura, ai propri scopi, dall’altra l’interiorità, il senso del tragico, la ricerca poetica, sempre più emarginata, che non riesce a scalfire o a incidere in quelle che sono le tendenze dominanti, ma getta un fascio di luce nel nostro errare esistenziale.

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Nell’inferno della carne (I)

9788877992666g

Tiziano Salari

Diceva Baudelaire che la carogna sotto il sole restituiva al centuplo alla grande Natura ciò che essa aveva congiunto insieme e che da quel mondo in putrefazione saliva una strana musica, come un rumore di vento o di acqua corrente. Nel Malte, Rilke se ne ricorda parlando della musica di Beethoven, che avrebbe dovuto avvolgere il mondo, restituire all’universo ciò che solo l’universo sarebbe stato in grado di sopportare, scorrendo come acqua o vento tra le montagne e i deserti della Tebaide.

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