Archivi tag: giacomo leopardi

La Biblioteca di RebStein (LXVII)

La Biblioteca di RebStein
LXVII. Marzo 2017

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Marco Ercolani

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Galassie parallele. Libri II-III (2017)
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Schedario (V)

Paolo Beneforti

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Fosca Massucco: la mira dell’occhio

Fosca Massucco Manuel Cohen
Fosca Massucco

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE N.8 (XXXV)

Fosca Massucco:
la mira dell’occhio

L’esordio in volume di Fosca Massucco (Cuneo 1972), avviene in età matura, dopo un discreto apprendistato certificato da alcune pubblicazioni e premi (‘Anna Osti’ e ‘Città di Colonna La Tridacna’). A questi fattori estrinseci, oltre che ad un paziente lavoro sulla scrittura, è da attribuire il pregevole risultato de’ L’occhio e il mirino: un’opera prima che ci presenta una voce sicura nel passo, personale nelle movenze: parafrasando l’enunciato programmatico del testo e portandolo alle sue estreme conseguenze, si potrebbe riconoscere che il bersaglio o obiettivo sia stato raggiunto dall’occhio e con il mirino. Ma sarà utile per il lettore riportare un passo dalla prefazione di Dante Maffia: «Si avverte subito che la Massucco ha alle spalle molte esperienze che però ha diluite ricavandone impressioni, giudizi, sensazioni, percezioni che adesso la aiutano a saper guardare il mondo e a saperne leggere le coordinate. In ognuno di questi componimenti si avverte una saggezza che sembra provenire da terre lontane, dall’oriente, ed è per questo che la scansione dei versi ha risonanze di sinfonie. Ecco, musica e arti figurative entrano ed escono dal laboratorio della Massucco e fanno da contraltare con i suoi pensieri. È come se lei avesse fatto incetta di sensazioni e ora volesse riordinarle attraverso lo sguardo mirando al centro. E bisogna dire che ci riesce e riesce a creare anche una circolarità espressiva senza vere e proprie cesure. Continua a leggere Fosca Massucco: la mira dell’occhio

La lumaca che striscia sulle corde del tempo

Corde de tempo

Manuel Cohen
Anna Elisa De Gregorio

REPERTORIO DELLE VOCI
SECONDA SERIE,
N. 6 (XXXIII)

La lumaca che striscia sulle corde del tempo.
L’esordio in dialetto
di Anna Elisa De Gregorio

Un distico, sapienziale e sillogistico, tratto da La Rosa di Franco Scataglini, omaggia il poeta, uno tra i massimi lirici e neo-dialettali del Novecento, di cui ricorre quest’anno il ventennale dalla morte, ed è posto in exergo al terzo libro di versi, ed il primo in dialetto, di Anna Elisa De Gregorio: «Niente al tempo resiste: / invero, niente esiste.» Dopo due ottime raccolte in lingua, Le rondini di Manet (Polistampa 2010) e Dopo tanto esilio (Raffaelli 2012), Corde de tempo, decimo volume di una interessante collana di poesia, Donne Arte Ricerca e Sperimentazione, curata da Marina Giovannelli, e dedicata alle vincitrici del Premio Biennale Elsa Buiese (assegnato, tra le altre, a Maria Grazia Lenisa nel 2001, a Loredana Magazzeni nel 2005, a Rossana Roberti nel 2007, ad Antonella Pizzo nel 2009, e a Nelvia Di Monte nel 2011) registra il particolare approdo al dialetto. Nata a Siena da genitori campani, nel 1959 l’autrice si trasferisce nella couche di Scataglini, Ancona, città in cui vive e opera. Continua a leggere La lumaca che striscia sulle corde del tempo

Nell’inferno della carne (II)

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Tiziano Salari

È la «gabbia d’acciaio» della razionalità, secondo l’espressione di Max Weber, che stringe in una morsa la società moderna (il mondo globale), da cui la poesia cerca dei varchi per liberarsi, quando non è nelle droghe, nel sogno, nell’ebbrezza, nell’Olimpo della forma e dell’estetismo aristocratico. Da una parte l’estrema funzionalità della scienza e della tecnica, l’utilitarismo che cerca di asservire tutto, compreso l’arte e la letteratura, ai propri scopi, dall’altra l’interiorità, il senso del tragico, la ricerca poetica, sempre più emarginata, che non riesce a scalfire o a incidere in quelle che sono le tendenze dominanti, ma getta un fascio di luce nel nostro errare esistenziale.

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Soste in giardino – di Sergio Lagrotteria

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SOSTE IN GIARDINO

“Fummo creati per vivere in paradiso, il paradiso era destinato a servirci. La nostra destinazione è stata cambiata; che questo sia accaduto anche con la destinazione del paradiso non viene detto”.

(F. Kafka, Aforismi di Zürau, n° 84)

Per quanto nella nostra epoca non ci siano più veri giardini, costruiti secondo criteri estetico-ambientali adeguati al caso, ma solo spruzzi di verde soffocati da colate di cemento, spesso ci capita di passeggiare in un giardino e di sostarvi. Qui, talvolta, seduti su una panchina ritroviamo inconsapevolmente una dimensione atavica che ci appartiene in profondità. Continua a leggere Soste in giardino – di Sergio Lagrotteria

Bisognano, signore, almanacchi?

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Giacomo Leopardi – Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere.

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai. Continua a leggere Bisognano, signore, almanacchi?

LEOPARDI e JABÈS (III) – di Alberto FOLIN


(Pablo Picasso, Le repas de l’aveugle, 1903)

Tratto da: Edmond Jabès. Alle frontiere della parola e del libro, cura e traduzione di Alberto Folin, Padova, Casa Editrice Il Poligrafo, “Saggi”, 1991 (Ed. orig.: Écrire le livre: autour d’Edmond Jabès, Seyssel, Editions Champ Vallon, 1989)

[La prima parte qui, la seconda qui.]

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LEOPARDI e JABÈS (II) – di Alberto FOLIN

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Tratto da: Edmond Jabès. Alle frontiere della parola e del libro, cura e traduzione di Alberto Folin, Padova, Casa Editrice Il Poligrafo, “Saggi”, 1991 (Ed. orig.: Écrire le livre: autour d’Edmond Jabès, Seyssel, Editions Champ Vallon, 1989)

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LEOPARDI e JABÈS (I) – di Alberto FOLIN

LA FIGURA DEL SILENZIO NELL’IMMAGINARIO MODERNO: LEOPARDI E JABÈS

Tratto da: Edmond Jabès. Alle frontiere della parola e del libro, cura e traduzione di Alberto Folin, Padova, Casa Editrice Il Poligrafo, “Saggi”, 1991 (Ed. orig.: Écrire le livre: autour d’Edmond Jabès, Seyssel, Editions Champ Vallon, 1989)

(Introduzione)

     Potrebbe sembrare strano che due scrittori così lontani tra loro nel tempo e nella formazione culturale, come Leopardi e Jabès, vengano posti a raffronto, in rapporto a una stessa «figura» ampiamente ricorrente nell’opera di ambedue, quale è quella del silenzio. Certo, un accostamento del genere è senz’altro indebito, qualora lo si intenda sul piano di una filiazione. Non esiste rapporto diretto tra l’opera di Jabès e quella di Leopardi, sia perché essi hanno attinto a fonti completamente diverse, sia perché – sul piano strettamente storiografico – essi vivono in aree differenti spazialmente e cronologicamente.
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Il Copernico: dialogo – di Giacomo LEOPARDI

IL COPERNICO: DIALOGO

Scena prima.

L’Ora prima e il Sole

Ora prima.     Buon giorno, Eccellenza.
Sole.     Sì: anzi buona notte.
Ora prima.     I cavalli sono in ordine.
Sole.     Bene.
Ora prima.     La diana è venuta fuori da un pezzo.
Sole.     Bene: venga o vada a suo agio.
Ora prima.     Che intende di dire vostra Eccellenza? Continua a leggere Il Copernico: dialogo – di Giacomo LEOPARDI