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Per il decennale di RebStein, 19

Giampaolo De Pietro

*

Volte che non vale
la legge del fumo,
la regola dei cinqueanni,
la faccia al mattino,
la pazienza per nome,
chiedere un’informazione,
sentenziare sui puntini,
accarezzare uno spigolo,
palesare un’idiozia,
telefonarti per sentirsi,
arrivare puntuali o arrivare,
scegliere la via breve,
cercare di schivare.
Volte che si deve attraversare
il lungo raggio delle domande
senza un finale, solo un disegno
un rimpianto tutto, fino a oggi stesso

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Prima del diluvio, 9

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Giampaolo De Pietro

(Se i fantasmi vengono dalle statue)

La polvere viene dal libro.
La carta dall’aria.
L’alfabeto
dall’ulivo.
Il disperato dall’antico (ma
anche il giorno sperato, proviene
dal lontano passato). Futuro
viene da ora.
Il colore dalla mia mano.
La simmetria dalla bufera.
Come si sa, l’arcobaleno dal temporale.
E questo dall’erba e dal granchio.
La balena viene da vicino.
Il pensiero viene e va.
Il presente viene se canti (il gerundio va cantando).
L’illusione viene dal mondo.
La distanza dal bianco.
Il bianco viene dall’occhio,
e l’occhio dal buco nero.

Cinq inadéquats / Cinque inadeguati

Y. Bergeret

Yves Bergeret

 

Cinq inadéquats
(Sicile, mars 2015)

Cinque inadeguati
(Sicilia, marzo 2015)

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L’uomo inadeguato

Noto Antica, foto di Carlo Sapuppo

Yves Bergeret

Il cherche dans le dédale des rues,
dans les pentes éraillées du volcan,
dans les houles farouches de la mer
l’unité du chant.

Le chant est floraison d’alpage,
multiple dans l’unité.

Qu’une parole claire et simple
en soit la sève.

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Giampaolo De Pietro

Giampaolo De Pietro

[…] La levità è la cifra dove si affaccia un surreale stupore e in controluce il dolore dell’impermanenza, affrontato con una semplicità che è “cautela” come recita il testo iniziale della raccolta (Con la cautela / con cui trattiamo / le uova i ritagli / dei versi la / goffaggine / fregatutto), a rimarcare non solo il tentativo di non ferire/ferirsi ma anche l’apertura verso ”l’improvviso” che offre il continuum del flusso esperenziale. Sotto certi aspetti è una postura advaita, così volta alle foglie, ai fiori, alle nuvole, al respiro, e quindi agli elementi più sottili e aerei e alla mutevolezza delle forme che ne consegue. Si tratti di affetti, di lavoro, di bicchieri e/o di pane, l’equilibrio mobile di De Pietro sembra volersi fondare su una consapevole innocenza, sulla preservazione di uno sguardo volutamente bambino che dia conto di una possibilità di gioia, per quanto minima sia.

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