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Le ragazze che indossano camicie bianche (di Rocco Brindisi)

Marc Chagall, Nudo sdraiato,1914Sarebbero passati vent’anni e avrei conosciuto Giorgio. Avrei amato le ragazze che indossano camicie bianche, sbottonate, in alto, che si allungavano sui jeans. Lo avrei amato perché quello era il destino. Avrei pianto d’amore, vedendolo accartocciare bottiglie di plastica sul balcone. Avrei chiesto, alla ragazza con la camicia infilata nei jeans, di rimetterla fuori? Non ne avrei avuto il coraggio. Eppure, che incanto, le camicie che scivolano sulle anche! Così rara, la pelle di una camicia, che scende, giù, sulle braccia, e si apre, sul petto, senza mai spalancarsi! La pelle di “Quizas, quizas”, la canzone che nessuna ragazza canta negli androni, sulle scale, nei balconi d’Occidente. Non importa che la camicia abbia ricami. Potrebbe avere il colletto, non averlo. Una spilla d’oro, dalle parti del capezzolo? Potrebbe risultare superflua. Niente estranei, su quel biancore. Né celeste né azzurra né turchese, ma bianca. E dove le mani finiscono, polsini che lasciano entrare il vento. [Rocco Brindisi]

Breve saggio su “morte di un amico che guardava”

brindisi_messoriMorte di un amico che guardava di Rocco Brindisi e Nella città del pane e dei postini di Giorgio Messori (di quest’ultimo ho già scritto qui) andrebbero letti a incastro, non importa se prima l’uno o l’altro, meglio insieme (una, due, tre pagine dell’uno e una, due, tre dell’altro) – ovviamente non mi riferisco a un incastro tra le “trame” dei due libri, ma penso a un incastro d’idee e di atmosfere, di modi di porgere la parola narrativa (che spesso è anche poetica per ritmo e per pause), di corrispondenze sentimentali, memoriali, geografiche.  Continua a leggere Breve saggio su “morte di un amico che guardava”