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Su “Petrolio” di Pasolini

benedetti-giovannetti Carla Benedetti

Quando fu ucciso, Pier Paolo Pasolini stava ultimando un romanzo assai singolare, sia per la forma che per i contenuti. Lo aveva intitolato Petrolio, folgorato da questa parola mentre leggeva un articolo di giornale. Da poco c’era stata la prima “crisi petrolifera” e l’oro nero, il Vello d’oro di oggi, per il quale si fanno guerre e viaggi in Oriente, come quello che fece Giasone con gli Argonauti (l’associazione tra l’oggi e il mito è in Petrolio), arroventava gli affari e la politica.

Enrico Mattei presidente dell’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) era stato fatto morire in un finto incidente aereo. Gli era succeduto Eugenio Cefis che di lì a poco si lanciò anche nel settore petrolchimico, scalando la Montedison con fondi pubblici, e diventandone presidente. Molte altre morti misteriose funestavano il paese, tra cui quella di Mauro de Mauro, giornalista de “L’Ora” di Palermo che aveva fatto indagini sull’omicidio di Mattei. Nel frattempo scoppiavano bombe e divampava la “strategia della tensione”. Nasce allora anche la famigerata loggia P2, con il suo programma spregiudicato e criminale di controllo del potere attraverso i media e le stragi. Cefis ne era stato il fondatore.

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Qui un altro articolo sull’argomento.)

Libri incendiari

[La casa editrice Effigie mette in vendita solidale i libri bruciacchiati nell’incendio doloso di casa Giovannetti. Il ricavato servirà a finanziare il ripristino dei locali danneggiati.]

La notte tra il 30 e il 31 dicembre 2012 a Pavia “ignoti” hanno dato fuoco a casa Giovannetti. Un attentato doloso, che segue di pochi giorni quello all’auto del consigliere comunale Walter Veltri e le croci a morto dipinte sull’ingresso dello studio dell’avvocato Franco Maurici, persone con le quali Giovanni condivide alcune battaglie sulla criminalità urbanistica pavese.
L’incendio ha colpito anche la casa editrice Effigie (il magazzino si trova nel seminterrato) e lì sono bruciati alcune migliaia di libri.

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Non luoghi

Giovanni Giovannetti

“viviamo ammassati in tre per ogni cella ovvero con un letto a castello per due persone ed una brandina volante per la notte con spazi di movimento che non superano il metro quadro per detenuto … l’acqua calda non esiste se non di tanto in tanto in due docce, mal funzionanti, per settanta persone […] Le celle dell’ultimo piano sono incrostate d’umidità, come le altre, ma con un optional in più: piove dentro ad ogni temporale e si dorme con teli di plastica addosso […] Gli oltre 900 detenuti, cioè il doppio di quelli per cui questa “galera” è stata costruita, sono costretti per 20 ore in 7,5 metri quadri tutto compreso. Il rapporto con il personale di sorveglianza è gerarchicamente malsano. Nessuno è responsabile di niente tranne che della sua funzione di schiavettare mille volte al giorno come se da questa parte delle sbarre ci fossero animali.”

(Leggi l’intero articolo su Il Primo Amore)

Viaggio alle sorgenti della ferita – Antonio MORESCO

Antonio Moresco, Zingari di merda, Fotografie di Giovanni Giovannetti, Milano, Effigie Edizioni, 2008.

Già apparso in una edizione disponibile per tutti sul sito Il Primo Amore, è finalmente un libro l’intensissimo, drammatico reportage di Antonio Moresco e Giovanni Giovannetti “oltre la soglia del silenzio e della morte”, fino alle sorgenti dove si origina la “ferita”.
Di seguito, l’inizio del viaggio.
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