Archivi tag: grafemi

Grafemi (II)

Tàpies, Autoritratto, 1950 Giuseppe Zuccarino

“Il frammento sembra tessere i propri fili con l’intento di imbozzolarsi in essi, «quasi animal di sua seta fasciato». Tuttavia l’impressione è erronea, perché molti di questi fili non chiudono né coprono, bensì restano interrotti, penzolano nel vuoto.”

“A chi facesse notare che i frammenti, a differenza degli aforismi, tendono a cadere nella ripetizione, talora estenuante, degli stessi concetti, senza neppure approdare a delle certezze, si dovrebbe dar ragione, ma nel contempo torto. Egli infatti mostrerebbe di ignorare che l’uno e l’altro aspetto sono caratteristici di questa forma di scrittura. Come rileva Blanchot, «ogni parola di frammento, ogni riflessione frammentaria esigono ciò: una reiterazione e una pluralità infinite».”

Continua a leggere Grafemi (II)

Grafemi

Giuseppe Zuccarino

«Apparizione momentanea» e «sparizione imminente», il frammento si mostra per un attimo agli occhi del lettore e, appena letto, ritorna nell’ombra. Grafemi, il secondo libro di frammenti scritto da Giuseppe Zuccarino (a più di dieci anni dalla pubblicazione del primo, Insistenze), conferma l’idea che un volume composto esclusivamente di riflessioni brevi o brevissime su letteratura, pittura e critica sia un oggetto più simile alla superficie mutevole di un deserto sabbioso che all’ordinato succedersi di un microcosmo di parole. Niente, come la serie di frammenti, sfugge all’orgoglio dell’opera compiuta, alla pienezza del senso. A chi ama praticare questa forma, lapidaria e indiretta, non resta che scavare con pazienza la sua tana nel linguaggio e vivere il gioco, ironico e malinconico, di interrogarsi incessantemente, con ostinazione, sui dilemmi dell’arte, da sempre in bilico tra mimesi e astrazione. Il frammento, pur privilegiando l’astrazione, non elude la concretezza, soffermandosi ad esempio sui diversi atti e materiali che rendono possibile, e visibile, la scrittura. Continua a leggere Grafemi

Scritture dal silenzio

Marco Ercolani
Giuseppe Zuccarino

     L’instabilità dell’opera

Manganelli diceva: «Scrivere è un compito impossibile, ma deve essere eseguito». Ed è di questo compito che ci parla il libro di Giuseppe Zuccarino, La scrittura impossibile (Genova, Graphos, 1995), attraverso una serie di saggi su alcuni personaggi-chiave del Novecento, da Manganelli a Klossowski, da Barthes a Blanchot, fino ai meno noti Villa e Fénéon.
Il rapporto arte-opera intriga da sempre il critico. È noto che alcuni autori hanno lasciato incompiuti o frammentari alcuni dei loro capolavori (vedi Kafka, Musil, Novalis). Altri, invece, si sono arresi a un’opera che li portava ai confini di se stessi e si sono uccisi o sono impazziti (Nerval, Kleist). Altri, ancora, come Rimbaud e Walser, hanno smesso di scrivere. Continua a leggere Scritture dal silenzio