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Le rondini di Montecassino

Helena Janeczek

[…] Janeczek ottiene il suo risultato apicale, credo, perché riesce a operare congiungendo la tragedia all’epica. E’ nuovamente l’entrata in un territorio che i suoi colleghi non potranno non esplorare grazie a lei.
Forte di una lingua che si permette di stridere o di addolcirsi a seconda dei ritmi immaginali e dei movimenti sincronici di spazio e tempo narrati, Janeczek non allestisce il teatro della battaglia, ma usa la battaglia come universo, estendendo all’intero pianeta e alla verticalità dei tempi che si vivono (prima della guerra, durante la battaglia di Montecassino, dopo la battaglia, oggi) motivi che fanno risuonare corde antiche della letteratura: la normalità che coincide con l’eroismo, in un incremento inaudito del dramma, che costa uno sterminio e un confronto quotidiano con sofferenze indicibili in ogni angolo del pianeta; l’amore che salva e quello che condanna; la genesi e la fine; la stratificazione dei tempi attraverso le memorie e il cozzo tra generazioni; l’empatia e la negazione di quella; la domanda sulla natura dell’umano, sul venire al mondo e sulla morte; ciò che è complesso in coincidenza con ciò che è semplice.

(Giuseppe Genna…)

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Topografie dell’anima – Helena JANECZEK

Helena Janeczek
Poesie

Perché in odio ai signori,
credo agli alberi, all’acqua,
ai cani nelle case e ai randagi,
potrei credere almeno
al signore della misericordia
che serba i morti,
e copre i nostri corpi,
e, a volte, li spoglia e li apre
e mischia il fiato,
mescolando gli umori e l’umano:
perché cresca un’altra intelligenza,
e l’amore non sia un gioco,
e non si muore.

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