Archivi tag: henri michaux

Un magico transitare: Michaux e Artaud (III)

Gilberto Isella

Artaud: la follia della carne e il vuoto

Avvistare i confini dell’Altrove con la consapevolezza di rimanere eternamente confinati sulla sua soglia, non potendo far altro che additarla, interrogarla all’infinito e tentare di dare un senso alle ombre-luci che essa proietta, è la condizione di ogni poeta moderno. «Urta, / Urta per sempre. / Nell’insidia della soglia. / Contro la porta, sigillata, / Contro la frase, vuota», scrive Yves Bonnefoy. La mitopoiesi – classicamente esemplificata dal virgiliano mito di Enea che viaggia nel regno dei morti incontrandovi l’ombra paterna – ha creato i modelli narrativi fondanti della cultura d’Occidente. Continue reading Un magico transitare: Michaux e Artaud (III)

Un magico transitare: Michaux e Artaud (II)

Gilberto Isella

Michaux: il rallentare

Né l’immobilità parmenidea, né lo scorrere eracliteo. La cosa poetica può essere altro. Vi si può annunciare quello stato di contrazione, di ri-tenuta del moto, che è il rallentamento. Una momentanea entropia, una sorta di ambigua passività necessaria alla rivelazione: allentando la sua vista, il poeta si prepara a rivelare ciò che lo sguardo rapido e “frontale” del soggetto comune non ha mai rivelato. Il rallentante, in circostanze del genere, non è né un io né il mensurabile kronos. Corrisponde a uno stato dell’essere o della verità in procinto di manifestarsi là dove solo gli è possibile, ossia in quel luogo che verrà chiamato “lontano interiore”.
     Per enunciarne lo svelamento occorre che qualcuno, il poeta, rinunci ad accedere agli enti attraverso maschere pronominali precostituite. L’“accelerante” sapere dell’io-persona-presenza cede al “rallentante” senza nome, all’anonimo “si” livellatore. Nuvola, velo che protegge dai rumori del mondo, questo “si” assurge a una sorta di sublime anonimia in Henri Michaux, e non va confuso con l’impersonale “si” che Heidegger riferiva all’Esserci quotidiano e inautentico. Continue reading Un magico transitare: Michaux e Artaud (II)

Un magico transitare: Michaux e Artaud (I)

Gilberto Isella

La carne, i libri

Leviamo l’ancora per un’esotica natura! Questo imperativo di Brise marine – che Mallarmé rielabora da Baudelaire e consegna ai posteri – sarà un faro per la poesia della nostra epoca. Una luce irradiante il cui colore dipenderà dal suo rifrangersi nelle diverse singolarità poetiche. Non c’è nessun esotismo corrivo in quell’esotica, nessun compiacimento romantico in quella natura su cui del resto la falce di Leopardi è passata da tempo. Natura è il naturando, il di là da venire che avviene: un impensato rifiorire degli elementi, lo stesso rinascere di uno sguardo sul mondo, alternativo a quello che vi ha gettato la ragione scientifica “positiva” e ordinatrice. Continue reading Un magico transitare: Michaux e Artaud (I)

Il dialogo e il silenzio

Giuseppe Zuccarino
Maurice Blanchot

Blanchot: il dialogo e il silenzio

       L’amicizia a distanza

     Quando si parla dell’opera critica di Maurice Blanchot, e in particolare dei volumi da lui pubblicati nella seconda parte della vita, è quasi inevitabile chiamare in causa, assieme ad altre, anche la nozione di amicizia. E in effetti, nelle ultime grandi raccolte saggistiche, l’importanza del colloquio fra amici viene posta in forte evidenza(1). Per capire meglio che ruolo giochino in ciò – o, almeno in apparenza, contro ciò – la personalità riservata dell’autore ed anche la sua concezione austera della letteratura, converrà precisare che per lui l’amicizia non comporta necessariamente la frequentazione personale. Continue reading Il dialogo e il silenzio

Scritti su Henri Michaux (III) – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Jean%20Dubuffet%20-%20Henri%20Michaux Figure della follia

Preannunci

Nel 1922, Henri Michaux, allora ventitreenne, pubblica sulla rivista d’avanguardia belga “Le disque vert” il suo primo testo, dal titolo Cas de folie circulaire(1). L’espressione “follia circolare”, a prima vista bizzarra, appartiene in realtà al vocabolario tecnico della psichiatria, del quale era entrata a far parte già nell’Ottocento, grazie ad opere come quelle di Falret e Ribot(2). Michaux si rifà senz’altro a un testo di quest’ultimo, nel quale veniva descritto il modo in cui, ponendo il corpo di un malato di “istero-epilessia” a contatto con determinati materiali o forze (acciaio, ferro dolce, calamita, elettricità), venissero suscitati in lui differenti stati psicofisici(3). Il brano di Michaux è ispirato a un umorismo insolito e a tratti “nero” (che risente dell’influsso di Lautréamont) e fa un uso saltuario e parodico della terminologia clinica. Tuttavia l’idea del mutamento e della moltiplicazione della personalità, così come l’interesse per le alterazioni (subite o artificialmente provocate) della condizione psichica standard – due aspetti che, come vedremo, sono tipici dell’intera produzione di Michaux – si affacciano già con chiarezza in questo e in altri scritti giovanili dell’autore. Così in Les rêves et la jambe egli fa riferimento al sogno, all’uso degli stupefacenti, ma anche alla follia, intesa come fenomeno che è possibile e opportuno studiare: “La letteratura conosce i folli, i nevrotici, i maniaci, gli alcolizzati. Possediamo dei racconti di folli. I folli parlano. Alcuni di essi si sono raccontati mentre erano folli. Sono stati ascoltati”(4). Continue reading Scritti su Henri Michaux (III) – di Giuseppe Zuccarino

Scritti su Henri Michaux (II) – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Ideogramma pittorico e lingua universale (2.)

t3wxld3n
     6. A circa quarant’anni di distanza da Un barbare en Asie, Michaux torna ad occuparsi della scrittura ideografica orientale, dimostrando in tal modo la costanza di certi suoi interessi. Nel 1971, infatti, scrive, come prefazione a un libro sulla calligrafia cinese, un saggio che quattro anni dopo diverrà un volumetto dal titolo Idéogrammes en Chine(36). In questa occasione, l’autore non soltanto mostra di accettare, ma anche elogia con finezza sia i segni più arcaici sia quelli più recenti (purché elevati a superiore eleganza ed efficacia dall’arte calligrafica). Egli riconosce subito che gli ideogrammi di oggi si presentano a chi li osservi “senza corpi, senza forme, senza figure, senza contorni, senza simmetria, senza un centro, senza richiamare alcunché di noto”, ma si affretta a ricordare che, all’opposto, “vi fu un’epoca in cui i segni erano ancora parlanti, o quasi, già allusivi, rivelando, più che cose, corpi o materie, rivelando gruppi, complessi, presentando situazioni”(37). Continue reading Scritti su Henri Michaux (II) – di Giuseppe Zuccarino

Scritti su Henri Michaux (II) – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

Ideogramma pittorico e lingua universale (1.)

t3wxld3n
     1. Sulla rivista “Écrits du Nord”, nell’ambito di una rubrica dal titolo Chronique de l’aiguilleur, il giovane Henri Michaux pubblica un testo piuttosto singolare, saggistico per l’intenzione, ma bizzarro e irriverente per la forma e il tono(1). La tesi di fondo da lui sostenuta è quella, in apparenza ovvia, che la sensibilità degli uomini muta notevolmente attraverso i secoli, per effetto delle innovazioni artistiche e tecnologiche specifiche di ogni epoca. Così, mentre a partire dal Rinascimento si è assistito al predominio dell’“immagine grafica”, legata all’invenzione e alla diffusione della stampa, in tempi più recenti, per effetto della fotografia e soprattutto del cinema, è prevalsa l’“immagine mimica”. Inoltre l’uomo contemporaneo, grazie allo sviluppo dei mezzi di trasporto e di comunicazione, può dire di aver raggiunto una certa “ubiquità”. L’arte è parte integrante di questi cambiamenti, sicché ad esempio “il cubismo, in pittura e scultura, nasce dallo stesso bisogno attuale di universalità e semplicità da cui è sorto l’Esperanto”. Anche in ambito linguistico, infatti, l’uomo ha elaborato attraverso i secoli una molteplicità di lingue, dialetti e gerghi, “ma adesso: ESPERANTO”(2). Continue reading Scritti su Henri Michaux (II) – di Giuseppe Zuccarino

Scritti su Henri Michaux (I) – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

          L’altra finestra.
          Per una lettura di Déplacements, dégagements
67556_l

     Nell’ambito della ricca produzione letteraria di Henri Michaux, accanto ai volumi più noti, ve ne sono altri meno frequentati dalla critica, ma di cui sarebbe opportuno evidenziare la rilevanza. È il caso di Déplacements, dégagements, che, pur essendo uscito postumo, è stato predisposto da Michaux per la pubblicazione, e costituisce dunque a tutti gli effetti il suo ultimo libro(1). L’insieme dei testi in esso riuniti ha il merito di suggerire con notevole efficacia la varietà dei procedimenti formali e l’originalità dei nuclei tematici che caratterizzano l’intera opera dello scrittore. Continue reading Scritti su Henri Michaux (I) – di Giuseppe Zuccarino

Apocrifi d’autore (I): Henri MICHAUX – di Marco ERCOLANI

              Il mondo dei Nuctes
           Un inedito di Henri Michaux (1974)

Non amano la luna, i Nuctes. Da lei si nascondono per ridere nel buio. Ridono piano, raccolti in gruppi, e mandano un particolare brusìo che gli abitanti del luogo scambiano per un fruscìo d’erba. A ogni risata, lentamente, qualcosa si stacca dal loro corpo. All’inizio questo accade con le mani.

Continue reading Apocrifi d’autore (I): Henri MICHAUX – di Marco ERCOLANI