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Taci, il governo ti ascolta (IV)

Mila Spicola

Lettera al ministro Tremonti
(“il fatto quotidiano
15-06-2010)

Ministro Tremonti,

lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un’aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.

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La prova generale

Nulla cambia da molto tempo in Italia. Dai tempi del fascismo. E da quando una fragile democrazia si è insediata dopo la Seconda Guerra mondiale. Ci sono degli avvenimenti che fanno capire quanto questa democrazia non fosse che apparente. Ciò che è successo nell’estate del 2001 a Genova durante il G8 ha fatto cadere la maschera della “democrazia” italiana. I sinistri fatti accaduti dal 19 al 22 luglio 2001, guardati adesso, assumono un significato che non fu compreso da tutti all’epoca. Oggi, dopo le leggi promulgate da Berlusconi in questi ultimi due anni e che hanno ridotto l’Italia in un regime monocratico, un sultanato con un parlamento su misura, quei tre giorni nel corso dei quali vennero sospese tutte le garanzie costituzionali, come durante il colpo di Stato di Pinochet in Cile, acquistano un significato innegabile: si trattò dell’esperimento “scientifico” di un eventuale regime di polizia, vale a dire ciò che il governo italiano può ormai tranquillamente mettere in atto, nel caso altre manifestazioni avessero ancora luogo. Si è trattato di una “prova generale”.

(Antonio Tabucchi, dalla prefazione a Ça change quoi di Roberto Ferrucci, traduzione di Lorenzo Rossi. Articolo tratto da Il Fatto Quotidiano del 11 giugno 2010, integralmente leggibile qui…)