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Il lascito che vince la morte (II)

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(Verona, Ottobre 2003, premiazione della XVII edizione del premio Lorenzo Montano)

Rifugiati nelle cose che restano
dopo di te e contro la tua morte:
vegliano la tua vita e ne sono
del tutto estranee. Non ti sanno
e per questo ti conserveranno.

***

Il campo, il territorio, poco prima,
ma prima di morire, tu guardi
dove sei stato, in quale
mai parte della terra e se,
ti chiedi, hai un senso in essa
come l’albero e il sasso
e se in essa rimani
come un atto della natura.

[Sul blog di Georgia trovate una pregevole rassegna stampa, con numerosi rimandi, dedicata alla figura e all’opera di Michele Ranchetti. Una bella selezione di testi e una interessantissima intervista sul blog di Giorgio Di Costanzo. Il tutto in corso di continuo aggiornamento. Da parte mia, solo “grazie” ad entrambi.]

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Il lascito che vince la morte

Il testimone si confronta
solo col testimone e acquista
nel trasmettere un senso.
Non è una verità ma un lascito
ciò che da mano a mano
percorre l’esistente.
Nel dare si compone
il tempo delle mani.

Michele Ranchetti
(Milano, 1925 – Firenze, 2 febbraio 2008)

Grazie per quello che hai dato a chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerti o si sia fermato, anche un solo istante, sulle tue pagine e sui tuoi versi. Sei parte della memoria vivente che rimane fino all’ultimo respiro dei giorni.