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Nell’esilio / Su “Mal di fuoco” di Jonny Costantino

Forse ben pochi elementi naturali posseggono un’identità così contraddittoria e doppia come il fuoco: esso riscalda, anima la vita, cuoce i cibi, forgia i metalli, la cultura umana ne ha fatto anche simbolo del pensiero ardente, appunto, e appassionato, immagine della luce stessa e, pure, il fuoco distrugge, uccide, nel suo estinguersi può far sovvenire il gelo e la morte, stavolta, per glaciazione e buio. Il libro di Jonny Costantino Mal di fuoco (Effigie Edizioni, Milano, 2016) mette in scena questa duplice natura del fuoco, ma, prima di avviare qualche riflessione, mi soffermerò brevemente a considerare Mal di fuoco dal punto di vista puramente letterario.  Continua a leggere Nell’esilio / Su “Mal di fuoco” di Jonny Costantino

Per assassinarvi

Savina Dolores Massa

Per assassinarvi

Vi concedo le mie natiche impudiche
le cosce scarne
le posture maschili e
quelle di grazie ruffiane
di femmina che non è madre
e vale meno delle altre
io
mi umilio in libidini immacolate
dubbi fecondi
che tengo in grembo
feti
a morire di cancrena imporporata
e niente è indolore
non la mia disperata virilità
che celo sotto tre palmi di polvere
e la mediocrità
di quando mi accontento Continua a leggere Per assassinarvi

Del sublime

Jonny Costantino

Il sublime è vertice e vortice

Esperienza limite, il sublime, lo è fin dall’etimologia. L’aggettivo latino sublimis viene dal sostantivo limen, che significa limite. «Sub limine»: sotto il limite. Un limite collocato, convenzionalmente, in alto. I Greci, per dire sublime, usavano la parola hýpsos, che sta per altezza. Secondo una differente ipotesi etimologica, sublimis verrebbe non da limen ma da limus: fango. «Sub limo»: sotto il fango. Fango: sudiciume che insozza; limo che feconda; fango ardente che travolge e distrugge, in gergo vulcanico: lahar. Il contrasto etimologico tra limen e limus è solo apparente. Anche il fango è un limite: un limite che sta in basso. Il sublime viaggia al limite: sul limitare dell’estrema altezza e dell’estrema bassezza. L’anonimo autore del celebre trattato Il sublime ravvisò, nel I secolo dopo Cristo, un’intima connessione tra altezza (hýpsos) e profondità (bathos) nell’arte (téchne) sublime. Nel 1856 è Victor Hugo a operare l’inversione che fa trentuno, per dirla coloritamente, affermando che «le sublime est en bas»: «il sublime sta in basso». Del resto, fin dalla tarda età ellenistica, II secolo avanti Cristo, rimbomba in Ermete Trismegisto: «Così in alto come in basso». Davanti a Rembrandt, il più sublime dei pittori, Jean Genet avverte «un odore di stalla». «In piedi sul letame»: è così che lo scrittore immagina le figure rembrandtiane ritratte parzialmente. Sotto le gonne, sotto le vesti dorate, sotto i mantelli bordati di pelliccia, i corpi assolvono con puntualità le loro funzioni: «digeriscono, sono caldi, sono pesanti, puzzano, cacano». I sei Sindaci dei drappieri (1662) «puzzano di liquame e di sterco» e la Sposa ebrea (1665), persino lei, con il suo viso delicato, con il suo sguardo grave, lo si sente, «ha un culo» (Che cosa è rimasto di un Rembrandt strappato in pezzetti tutti uguali e buttato nel cesso, 1967). Il sublime è vertice aulico e vortice maleolente, contemporaneamente.

(Leggi l’intero articolo qui)

Quando la luna cade nei laghi

Helga M. Novak

QUANDO LA LUNA CADE NEI LAGHI
tra il calamo aromatico e il ratto d’acqua
anch’io cado

quando il nocciolo si china
greve sopra muschio e letti di aghi di pino
anch’io mi inginocchio

quando il capriolo dallo zoccolo dorato
sprizza scintille sui ciottoli di ghiaia
mi levo in piedi

quando l’azzurro piumaggio si disperde
su larici e corone di pini
mi alzo in volo

(da qui)
(Effigie Edizioni)

Sulla poesia di D. Brancale

Federico Ferrari

Non so come si collochi la poesia di Domenico Brancale all’interno del panorama italiano. Non mi interesso più, ormai da molti anni, di “panorami”, perché vi vedo solo cliché da cartolina, immagini da tripadvisor della cultura o poco più. Detto altrimenti, non ho idea dello stato dell’arte di quella che la critica definisce la poesia italiana contemporanea e, di conseguenza, nemmeno dell’importanza o meno che sempre la critica attribuisca ai versi di Brancale (benché possa farmene un’idea… conoscendo la scarsa propensione del poeta lucano alle pubbliche relazioni, allo scambio di favori, alla comunella). A partire da questa dotta ignoranza, ho letto le pagine di Per diverse ragioni (Passigli, 2017). E c’è un verso che mi si è conficcato nella testa e che non riesco più a tirare fuori: “Qui dove stiamo vivi nella morte. / Noi gli increati. / Abbiamo ancora bisogno di candele”.

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Omaggio a Sandro Penna

Immagine mostra. Umberto Saba. La poesia di una vita Alessandro Fiorillo

Sandro Penna
e quella strana gioia di amare

“Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.”

La sera del 20 gennaio 1977 Sandro Penna, come era solito fare, telefonò a Elio Pecora, suo amico negli ultimi, difficili, anni. Il poeta settantunenne, devastato dall’insonnia e da vari mali trascurati nel tempo, racconta, al suo futuro biografo, una sorta di visione occorsa la notte precedente: a tarda ora, vegliando nonostante i potenti sonniferi ingeriti, Penna “aveva sentito passare e abbassarsi sulla città la morte, singhiozzando la chiamò come nel verso leopardiano bellissima fanciulla“. L’indomani, il 21 gennaio, preoccupato dall’insolito silenzio del poeta, che spesso chiamava anche più volte al giorno la cerchia ristretta dei suoi amici romani, Pecora si precipita a casa di Penna e lo trova disteso nel suo letto, senza vita: “il volto quieto come nel sonno, le carni fredde e fermo il polso”.

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Su “Petrolio” di Pasolini

benedetti-giovannetti Carla Benedetti

Quando fu ucciso, Pier Paolo Pasolini stava ultimando un romanzo assai singolare, sia per la forma che per i contenuti. Lo aveva intitolato Petrolio, folgorato da questa parola mentre leggeva un articolo di giornale. Da poco c’era stata la prima “crisi petrolifera” e l’oro nero, il Vello d’oro di oggi, per il quale si fanno guerre e viaggi in Oriente, come quello che fece Giasone con gli Argonauti (l’associazione tra l’oggi e il mito è in Petrolio), arroventava gli affari e la politica.

Enrico Mattei presidente dell’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) era stato fatto morire in un finto incidente aereo. Gli era succeduto Eugenio Cefis che di lì a poco si lanciò anche nel settore petrolchimico, scalando la Montedison con fondi pubblici, e diventandone presidente. Molte altre morti misteriose funestavano il paese, tra cui quella di Mauro de Mauro, giornalista de “L’Ora” di Palermo che aveva fatto indagini sull’omicidio di Mattei. Nel frattempo scoppiavano bombe e divampava la “strategia della tensione”. Nasce allora anche la famigerata loggia P2, con il suo programma spregiudicato e criminale di controllo del potere attraverso i media e le stragi. Cefis ne era stato il fondatore.

(Continua a leggere qui.
Qui un altro articolo sull’argomento.)

Una Repubblica nomade

mosaici di piazza armerina


REPUBBLICA NOMADE

“Fanno idealmente parte di questa potenziale repubblica nomade i migranti, coloro che sono disperati e che cercano un loro cammino nello spazio buio della vita, quelli che attraversano il mondo con gli occhi spalancati o con gli occhi chiusi, i sognatori, i traslocatori, quelli cui stanno stretti la vita che abbiamo di fronte e i suoi artificiali confini, quelli che non ne possono più di essere perennemente indignati e incazzati oppure disincantati, quelli che non si sono fatti distruggere dal contagio dell’odio e del cinismo dominanti, quelli che sognano una diversa società ma anche gli antisociali, gli irregolari, gli umiliati e offesi, i terremotati e i terremotanti, i fragili, gli indistruttibili, gli illusi, gli incantati, gli inappagati…”
(Antonio Moresco)

Repubblica Nomade, 2014

Il messaggio è il cammino

FRECCIA D’EUROPA

Freccia d'Europa

Dal 1 giugno all’8 luglio si svolgerà Freccia d’Europa 2013, la manifestazione organizzata dall’associazione Cammina cammina in collaborazione con Il Primo Amore.
I camminatori, partiti da Mantova, attraverseranno il Nord dell’Italia e poi la Svizzera, la Germania e la Francia in direzione di Strasburgo, meta finale della carovana.
L’obiettivo è spingere verso “un’Europa unita che possa diventare un continente sperimentale ancora capace di grandezza e visione, dove si possa contribuire a far nascere una nuova e diversa possibilità di vita su questo pianeta sovrappopolato e stremato e una nuova avventura, in un momento cruciale per la nostra specie, una specie che si è autoproclamata la più intelligente del mondo ma che invece si sta dimostrando la più ottusa, la più rapace, la più incorreggibile, la più suicida”. (Antonio Moresco)

Il corpo tragico della storia

Pier Paolo Pasolini

Carla Benedetti

Come nelle antiche tragedie, le immagini di repertorio che Pasolini ha montato nel film La rabbia (1962), tratte dai cinegiornali del tempo, portano in scena i conflitti, le vittorie gioiose e i lutti della storia recente dell’umanità, colte in una prospettiva ampia, planetaria e universale. La voce fuori campo che le commenta, ora in prosa ora in versi, ha il ruolo di un coro tragico. Pasolini ha messo in scena alcune tragedie antiche (Medea, Appunti per un’Orestiade africana). Ma in questo film fa qualcosa di più: secondo l’ipotesi di lettura che qui propongo, “La rabbia” ricrea la forma della tragedia con i mezzi specifici del cinema, in particolar modo il montaggio.

(Leggi il saggio di Carla Benedetti su Il Primo Amore:
qui la prima parte e qui la seconda parte.)

Stella d’Italia

Stella d’Italia
(5 maggio – 5 luglio 2012)

L’Italia è tramortita. L’Italia ha bisogno di risorgere. Ha bisogno di tirare fuori dalla sua testa, dalla sua pancia e dal suo cuore le energie che pure conserva dentro di sé e che -come è successo altre volte in passato- possono farla risorgere.
C’è bisogno di gesti, individuali e collettivi, che diano una spinta verso questa rigenerazione. C’è bisogno di unire sentimento e visione. C’è bisogno di mettere al mondo e rendere visibile questa urgente necessità e questo desiderio diffuso attraverso gesti significativi e prefiguranti da compiere insieme. C’è bisogno di un incontro non solo mentale e ideale ma anche fisico, che renda visibile e che faccia vivere l’immagine e la possibilità di un’unione dinamica riconquistata, dopo anni di intossicazione, di avvilimento e di mancanza di prospettive, di lacerazioni e di divisioni, fino a portarci nel vicolo cieco in cui ci troviamo e da cui è questione di vita o di morte uscire per poter finalmente imboccare altre strade. (Antonio Moresco)

Il progetto
Stella d’Italia (il blog)
Altri riferimenti

Zbigniew HERBERT nella lettura di Sergio BARATTO (II)

Herbert

Sergio Baratto – Inno agli uomini che muoiono in piedi

V. Perché i classici

     La censura comunista, si è detto, fu di manica larga con Herbert: i suoi funzionari ciechi credevano che cantasse di cose vetuste e polverose. Non avevano l’astuzia e la sottigliezza di accorgersi che in quei versi apparentemente così misurati si nascondevano un dialogo vivo, serrato. Che Caligola, Claudio e Tucidide stavano parlando al nostro secolo. Continua a leggere Zbigniew HERBERT nella lettura di Sergio BARATTO (II)

Zbigniew HERBERT nella lettura di Sergio BARATTO (I)

Herbert

Sergio Baratto – Inno agli uomini che muoiono in piedi

     Zbigniew Herbert è un illustre poeta pressoché sconosciuto, almeno in Italia. Peccato, perché mi sembra che possa essere tranquillamente annoverato tra i più importanti del Novecento – e non mi riferisco alla sola Polonia. Continua a leggere Zbigniew HERBERT nella lettura di Sergio BARATTO (I)

Poeta: sei stato nominato! – di Carla BENEDETTI

Poeta: sei stato nominato! #1 – di Carla Benedetti

(Pubblicato il 15-05-06 in www.ilprimoamore.com)

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Espulsi dalla storia, dati per estinti, inutili, fuori tempo massimo: i poeti sono come organisti rinchiusi a suonare in uno sgabuzzino. Ma è proprio in fasi storiche come queste che può succedere che tutto improvvisamente si riapra e si reinventi, su terreni imprevisti. Continua a leggere Poeta: sei stato nominato! – di Carla BENEDETTI