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(per Stefano Raimondi)

La cisterna-prigione     – in fondo alla quale si fu gettàti a giacere –     si rovescia in spazio ascoltante, in silenzio significante, in soglia. 

Nulla di quello che filtra per gl’interstizi va perduto dall’orecchio di chi, giuseppe sepolto sotto i passi d’ignari transitanti, stringe nel suo rannicchiarsi in posizione fetale la chiave dell’aprire, la pietra focaia dell’illuminare, il pugno di farina figliato dal germogliare.

Forse c’è buio in fondo alla cisterna, ma certamente c’è la luce dell’ascoltare, del vedere i sogni altrui, del fantasticare.

Forse c’è la durezza del fondo di pietra impermeabile, ma certamente c’è la tenerezza di un giaciglio di parole, di musica, si sommesso sperare.

Ascoltare è l’etica del dire. 

Milano […] è fatta a cerchio: a proposito della “Città dell’orto” di Stefano Raimondi

Luca-Campigotto-Dalla-Terrazza-Martini-Milano-2013La città dell’orto di Stefano Raimondi viene riproposta (a partire dal mese di giugno 2021) dalla Vita felice di Milano a quasi vent’anni dalla prima pubblicazione presso l’Editore Casagrande di Bellinzona; è questa l’occasione che mi spinge a meditare sul libro, ma cercando di sostenere una tesi che, pur tenendo conto delle più che legittime e corrette interpretazioni anche in chiave biografica che reputo ormai assodate (questo libro è, inoltre, un “quasi esordio” in poesia per Raimondi), considera La città dell’orto traccia profonda dell’avvio alla poesia stessa, itinerario nel corso del quale Stefano Raimondi, prendendo coscienza della e oggettivando in linguaggio la “morte del padre”, inizia il proprio, originale cammino attraverso la scrittura facendo udire una voce immediatamente riconoscibile e peculiare per impostazione linguistica, ritmica e di  pensiero.  Continua a leggere Milano […] è fatta a cerchio: a proposito della “Città dell’orto” di Stefano Raimondi

Il sogno di Giuseppe

Antonio Devicienti

Il sogno di Giuseppe di Stefano Raimondi,
ovvero di cisterne, di transiti, di profondità

Questo scritto prende avvio da un assunto semplicissimo: il personaggio biblico di Giuseppe che ispira il poema di Stefano Raimondi può essere direttamente ricondotto al mito di fondazione del popolo ebraico; escluderò subito gli aspetti strettamente religiosi e teologici che risulterebbero, invece, fuorvianti e non coerenti con una lettura che cercherà di cogliere i nessi del poema con il mito e con le sue metamorfosi o reviviscenze e risorgenze nel contemporaneo. Inoltre cercherò di dimostrare come il Giuseppe dell’opera raimondiana possegga tutte le caratteristiche della Pathosformel warburghiana in quanto figura archetipica che transita dall’essere quella di uno dei Patriarchi d’Israele e incarnazione della predilezione divina a figura capace di esprimere la condizione dell’uomo contemporaneo in quanto espatriato, migrante, escluso, in cerca di approdo; se da un lato il riferimento da parte di Raimondi al Giuseppe biblico è esplicito e pienamente consapevole, d’altro canto il ‘suo’ Giuseppe risulta essere anche una stratificazione plurimillenaria che il poeta milanese fa riemergere nel nostro presente, oltre che un’immagine dinamica in quanto inscindibile sia dalla storia della sua doppia prigionia sia dalla sua capacità d’interpretare i sogni, elementi questi che identificano in maniera univoca e del tutto priva di equivoci il Giuseppe veterotestamentario divenuto il centro del poema di Raimondi. […]

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Leggi il saggio di Antonio Devicienti su
L’Ulisse, n. 23, nov. 2020 (pg. 611-634).

Pietre focaie / messe sulle soglie (su “Il sogno di Giuseppe” di Stefano Raimondi)

Con quest’opera, poemetto articolato in una prima e in una seconda parte e costituito da 39 brevi testi in versi, Stefano Raimondi si confronta in maniera diretta e coraggiosa con la parola poetica, il suo farsi e il suo darsi all’ascolto e alla lettura.
Parlo di coraggio perché occorre essere coraggiosi per assumersi il rischio di tematizzare la poesia stessa e il linguaggio della poesia, bisogna possedere un profondissimo senso etico per volere domandarsi come la poesia nasca e quale ruolo essa abbia per chi la compone e per chi la legge o ascolta.
Non appaia però a senso unico questo mio attraversamento del libro Il sogno di Giuseppe (Amos Edizioni, 2019) il quale, in verità, si sviluppa anche secondo altre linee tematiche che cercherò di mettere in evidenza.

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