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Prima del diluvio, 16

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Francesco Marotta

(Impronte sull’acqua)

sapersi in sintonia
con la luce
franata dove sei stata
un attimo o una vita
prima che il
colore dell’assenza
riempisse lo spazio
vuoto dei tuoi
gesti,
qui ogni cosa
tiene la conta di quello
che hai lasciato, qui
sento il tempo premermi
sul capo con tutto il
peso che ti riduce a
ombra, eco di un
corpo che acquista
movimento a ogni ricordo
a ogni fitta che
ricolma il palmo
di schegge, di voci, di
abbandono, stimmate
di chi muore a
chi non sa morire.

(Tratto da: Marco Ercolani, Il poema ininterrotto di Francesco Marotta)

Note di lettura (X) – Francesco Marotta

Francesco Marotta, Impronte sull'acqua Antonio Scavone

Poesia della luce

     Gli addetti ai lavori letterari (critici, poeti, scrittori) sono di solito più autentici quando si trovano in situazioni informali (incontri privati, dopo-cena amicali, dibattiti casuali): non fanno mostra di sé per eloquio o spocchia e se lo fanno è per una terapeutica auto-ironia e non indulgono a citazioni dotte perché le ritengono non pertinenti, anzi fuorvianti. Che significa questo understatement? Che senso ha questa sincerità spartana e sotto traccia? Niente di più naturale: dicono e si dicono le verità, al di là di modi di dire, di riferimenti libreschi, di capisaldi critici.
     Sappiamo tutti (letterati di genere vario) che la poesia è, per esempio, un codice non facilmente accessibile e che, in fondo, tale deve restare. Anche il verso che sembra il più semplice e colloquiale nasconde una difficoltà di interpretazione – se non un’insidia – che richiede, a sua volta, una captazione del senso non immediatamente fruibile. Dovremmo chiederci allora perché i poeti siano così difficili da intendere e perché si ostinino a costruire significati via via più ardui da intendere. La risposta la forniscono i poeti sia pur lasciandola oscura alla nostra capacità o abilità di cogliere le intenzioni e il pregio di un’opera poetica.
     Questa risposta è geneticamente costitutiva del poeta stesso, è la sua linfa e il suo destino, la sua indagine e la sua scoperta: è il perché dell’atto poetico in sé, la sua esigenza e la sua motivazione. Gli scrittori scriveranno racconti e romanzi strada facendo e ne riscopriranno stile e struttura nella stesura dei loro testi, i poeti scriveranno poesie per rispondere alla domanda primordiale e selettiva del loro poetare: scrivo poesie perché so che, facendolo, esprimerò qualcosa che di per sé è inesprimibile. Più che criptica o ermetica, la poesia diventa essenziale alla vita del poeta, anche quando viene concepita sincreticamente al di là della vita e talvolta, addirittura, pur non essendo vita. Continua a leggere Note di lettura (X) – Francesco Marotta

Una dedica di Lisa Sammarco

“Ogni parola è il margine di una riva che è appena scomparsa e che riappare, più in là, con un dolore di luce nuovo, con un nuovo riflesso di un cielo appena passato, a volte con una percezione del sé che svapora nella precarietà del sogno o del miraggio, nel tendersi di domande d’ignoto, nell’inabissarsi di un bagliore tagliato di un grido, nella tenebra che corruga il ricordo.”

(Leggi l’intero articolo su Falso d’autore)

GRAZIE LISA!!!

Poesie sono anche doni…

Copertina_MAROTTA

La luna se retuerce en la pared,
se agrieta entre los vapores
azulinos del agua que resbala
a fatiga sobre la piel;
mi casa es un umbral
desde donde miro el mar
que se hace flama,
y la resaca diseña el desorden
de una eternidad interrumpida
en la palabra grito.

 

(Continua qui…)

[Tutta la mia gratitudine a José Daniel Henao Grisales, Roberto Rossi Testa e Francesco Sasso.]

***

Impronte sull’acqua (II)


(Barbara Cimino, Sorgente)

(La prima parte qui)

Impronte sull’acqua
(inedito, 2006)

2.

una piuma, un’ala, una
figura sospesa tra
origine e bagliore, è quanto
resta per fare visita al
la notte, la sua natura di
smanie sepolte, preghiere
tirate al cielo come pietre, un
dolce rimasuglio d’aria
il fiato di un in
visibile Continua a leggere Impronte sull’acqua (II)