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Quaderni delle Officine (X)

Quaderni delle Officine
X. Agosto 2010

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Antonio Scavone

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Impubblicabile (2010)
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Impubblicabile (IV)

Antonio Scavone

Cultura è leggere un libro, vedere un film, guardare un’opera d’arte, compilare la ricevuta di una raccomandata, scrivere una domanda di partecipazione a un concorso, inoltrare un’istanza di condono, concepire una lettera di protesta, parlare di se stessi, argomentare una tesi, contrapporre una critica, seguire un avvenimento sportivo.
     Cultura non è solo elaborazione del dire e dello scrivere ma soprattutto trasmissione del sapere (lo diceva Beniamino Placido negli anni ’80) e la trasmissione del sapere è correlata – spesso condizionata – ai mezzi di comunicazione di massa (“Il mezzo è il messaggio”, secondo McLuhan) e ai metodi – non tutti innovativi e originali – che i media hanno inventato o raffazzonato. Ma per essere comunicata, e quindi trasmessa, la cultura ha bisogno di strumenti e attrezzature, ideologie e finalità, istituzioni e individui preposti al compito. Continua a leggere Impubblicabile (IV)

Impubblicabile (III) – I compagni Karamazov

Antonio Scavone

Sezione Curiel

L’avranno affittata come sala-giochi ma una ventina d’anni fa, al Vico San Nicola a Nilo, tra i portici di Via Tribunali, era sede di una sezione cittadina di un partito politico. Portava il nome di Eugenio Curiel, quella sezione: il nome di un perseguitato, di una vittima di un sistema totalitario. Come molte altre sedi sezionali, anche la “Curiel” era spoglia come una casa in disarmo, anonima e con le luci al neon: due grandi tavole, una cinquantina di sedie di legno, un’altra trentina di sedie di plastica pieghevoli, alle pareti qualche manifesto elettorale dalle falde pendule, qualche foto-ricordo di visitatori illustri, bandiere con le grinze, striscioni di cortei, posacenere e cestini porta-rifiuti. Continua a leggere Impubblicabile (III) – I compagni Karamazov

Impubblicabile (II)

Antonio Scavone

     È stato sempre travagliato il destino degli intellettuali di sinistra, non solo per la funzione cui erano chiamati per la competenza sapienziaria, ma anche e forse di più per il ruolo che gli era stato via via configurato, censurato, dimezzato e infine dismesso.
     Dall’intellettuale organico – che ebbe secondo alcuni una valenza più teorica che pratica – si passò all’intellettuale impegnato (éngagé, secondo la dizione sartriana) per concludersi, attraverso la dimensione iper-reale dell’intellettuale effimero, con la figura incerta e confusa dell’anti-intellettuale o del “cane sciolto” (che è, per la verità, un’accezione della destra). Ha modificato, questo Carneade, la sua identità e il suo status: nessuno più si definisce “intellettuale” (diventata quasi una bestemmia, da evitare) e nessuno più si dichiara “di sinistra”, sebbene poi tutti confermino di votare “a sinistra”. Continua a leggere Impubblicabile (II)

Impubblicabile (I)

Antonio Scavone

     Non possiamo dire che i ricchi la fanno sempre franca perché ci accuserebbero di essere dei vetero-comunisti; non possiamo dire che il premier è un qualunquista populista e demagogico perché ci accuserebbero di essere comunisti; non possiamo dire di non apprezzare Santoro o Saviano perché ci accuserebbero di non essere comunisti, o di non esserlo sul serio o abbastanza, oppure di essere in realtà geneticamente di destra e fittiziamente di sinistra.
     È un ginepraio, non se ne esce con tranquillità ma con le ossa rotte, con una dignità vilipesa, con una personalità depotenziata, da occultare, ristrutturare o addirittura rimuovere. E dire che coltiviamo la libertà, siamo pronti a difenderla sulla nostra pelle e per la pelle altrui: siamo pronti, cioè, ad assumerci la responsabilità di un giudizio che sembra ingeneroso e tagliente ma che, in fondo, è solo un esercizio di coscienza, una pratica politica. Continua a leggere Impubblicabile (I)