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Un segno di passaggio

Giuliano Mesa visto da D. RaccaGiuliano Mesa
(1957-2011)

cosa frammischia –
cenere (sempre cenere)
e vento (sempre, da sempre)
se non il vuoto, Lucrezio,
il vuoto –
lì possiamo costruire, c’è spazio,
per fare un’orma
e fare un segno di passaggio
(noi siamo, passeggeri,
come argini,
muschi sulla sponda del fossato,
chiocciole ciottoli lucertole
e questo è molto,
a farsene una ragione,
è molto tempo, e spazio,
molta necessità)

[Sempre nella memoria e nel cuore, come tutti i segni
di passaggio
che sopravviveranno alla nostra polvere. (fm)]

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Non predire il futuro ma il passato

Giuliano Mesa

Il primo giugno 2002, un sabato mattina, Giuliano Mesa fu invitato a parlare ai ragazzi della Scuola Centurione di Genova, delegazione di Sestri Ponente. Classi I e III. Quartiere operaio, scuola quasi periferica. Massimo Sannelli diede una mano con fotocopie e pianoforte, Mario Fancello – insegnante e redattore – registrò tutto, poi sbobinò e pubblicò la lezione, parola per parola, suono per suono, nella rivista scolastica, «Cantarena», numero 22, giugno 2003. Non è stato modificato nulla: il testo sbobinato – riletto e approvato da Mesa – contiene anche i suoni, non solo le note. Le fotografie sono di Mario Fancello: in b/n su «Cantarena», a colori qui. Continua a leggere Non predire il futuro ma il passato

Parlando con lingua di pupille

Parlando con lingua di pupille
(Materiali per una lettura di Tiresia di Giuliano Mesa)

Solo la lingua che nel fango impasta la sua voce, è seme che matura nel tempo volti fraterni liberi dalla morsa dei sogni. Uno spazio dove ancora si parte la vita in tante mani, e nel passaggio si fa dimora. Per la lacrima venuta ad abitare l’occhio ammutolito del presente.

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