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Marco Ercolani: le mura intorno (inedito)

Marco Ercolani ha affidato alla Dimora del Tempo sospeso un suo libro inedito, scritto tra l’agosto 2018 e il settembre 2019, intitolato Le mura intorno. 

Pubblichiamo oggi un terzo frammento e a breve pubblicheremo l’intero inedito.

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Marco Ercolani: le mura intorno (inedito)

Marco Ercolani ha affidato alla Dimora del Tempo sospeso un suo libro inedito, scritto tra l’agosto 2018 e il settembre 2019, intitolato Le mura intorno. 

Pubblichiamo oggi un secondo frammento.

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Marco Ercolani: le mura intorno (inedito)

 Marco Ercolani ha affidato alla Dimora del Tempo sospeso un suo libro inedito, scritto tra l’agosto 2018 e il settembre 2019, intitolato Le mura intorno. 

Per tre lunedì consecutivi pubblicheremo frammenti dal libro e poi, nella Biblioteca di Rebstein, l’opera completa.

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Nino Iacovella: La donna del lago (inedito)

La donna del lago

La testa snodata, infinita del sogno
che nuota nell’acqua scura del lago

Ci si desta sempre quando lo scenario non coincide,
ma adesso non ci sono risvegli ad attendere

ed è un abisso il fondale delle notti

“L’amore è bello solo se è vero amore” scriveva Gabriella
come se le parole riemergessero a galla,
un colpo di pistola, la testa bucata nel sonno
un corpo alleggerito dalla morte che risale
con il pigiama, le mani legate, i piedi senza scarpe

Il sogno non distingue appieno la natura degli ostacoli
se tronco, pietra, corpi, come un pesce nuota

con occhi divisi e contrapposti
per guardare l’intero spazio, profondo
degli uomini che vanno a morire

Il sogno guarda, sgrana la catena che oscilla
come un’alga sul fondale, un cordone ombelicale
che arriva sino alla donna affiorata sul limbo dell’acqua,

Il corpo di lei era avvolto con un telone di plastica bianca,
legato in tre punti con cinghie da tapparella
appesantito da tre blocchi di cemento armato
ai quali il suo uomo l’aveva incatenata

Dicono che i circuiti neurali durante le notti
s’illuminano, arabeschi di luce, fuochi d’artificio
in un giorno di festa,
e qui la pietà è un filo che non si spezza

dalla nuca come un sogno che entra nel sogno,
il proiettile cambia sembianze, non è più un cuneo di piombo,
ma la macchia nera che vediamo quando si guarda in faccia il sole

ed è un attimo, quell’attimo di grazia
che oscura l’esplosione del colpo
e le nasconde l’arrivo della morte

inedito da Madre della violenza (La Parte arida della pianura)
Omicidio di Cernusco

 

Ecco 21

Valter Lauri

Valter Lauri

Ci sono generazioni intere di poeti che si affacciano, che ridetermineranno il canone della scrittura – alcuni di certo a buon diritto perché ne saranno capaci -, che si vedono dedicate antologie sugli anni ’60, ’70, ’80. E’ giusto che sia così, è nell’ordine naturale delle cose, va bene. A volte però ci si imbatte per caso in qualche pensionato che, dopo una vita intera passata a fare altro, sente il bisogno di scrivere. All’inizio sono pensieri sì carini, ma che fanno quasi sorridere e si accettano perché chi li ha messi giù ha acquisito quantomeno il diritto di essere ascoltato. Dopo un anno ti accorgi che le cose diventano serie, c’è una ricerca che procede, una consapevolezza espressiva che matura.

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Sto

bukovaz

Antonella Bukovaz

Tradisco consapevolmente le promesse fatte ad Antonella Bukovaz quando le ho chiesto, dopo averle ascoltate, le poesie che seguono per pubblicarle qui. Avrei dovuto preparare, come le altre volte, una breve premessa; ma assieme alle poesie Antonella mi ha inviato alcune riflessioni che rendono esplicito il senso del suo lavoro attuale. E mi sembra che non ci sia niente che io possa aggiungere a ciò che, con estrema chiarezza, ha scritto lei. (ft)

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Mostri e leggende

zattoni

Matteo Zattoni

Ci sono tanti modi per scrivere dell’infanzia: con nostalgia, con un senso di rimpianto per l’ingenuità che viene perduta nell’età adulta, con la tenerezza per la spontaneità delle relazioni umane che i bambini possiedono per dote naturale, oppure ancora guardando indietro e leggendo i comportamenti di allora alla luce di una consapevolezza diversa, più matura e disincantata. Mi sembra di poter dire che questa serie di poesie di Matteo Zattoni li raccolga un po’ tutti. Per quanto piuttosto breve – i brani proposti sono sei – Mostri e leggende racconta di un piccolo universo del passato, popolato di mostri dagli occhi rossi, madri apprensive, scolari che come tutti faticano ad affrontare il dovere dei compiti per casa.
Colpisce lo scorrere di una scrittura curata e assieme fluente, ma ancora di più stupisce come la rilettura dell’ieri sia profonda e al tempo stesso leggera. Il bambino desidera l’anarchia, sogna una leggenda che in sé non contenga nessuna discriminazione sociale: ciò che allora era inconsapevole oggi diventa chiave di interpretazione e, forse, proposito per il presente. Ed anche la cattiveria che i bambini possiedono quasi senza malizia ( “io / ti accoglievo con un’offesa, come sempre ) lascia spazio ad un’ammissione di colpa che è anche un implicito gesto di scusa lasciato a germinare nella coscienza di chi scrive e di chi legge. (ft)

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Per il presente, s’intende

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Giulia Corsino

Se in Italia si è giovani poeti fino a ben oltre i quarant’anni, quando si incontra una voce nuova e originale ben al di sotto di quella soglia è bene cercare di tenerla a mente e di darle rilevanza. E’ il caso di Giulia Corsino, autrice poco più che ventenne, siciliana di origine anche se oggi vive in Lombardia. Il suo esordio è estremamente precoce (il primo romanzo fu pubblicato quando la scrittrice aveva solo quindici anni), così come sostanziosa è la sua produzione in poesia, che si configura già ora come una raccolta pressoché compiuta. Da questo lavoro proponiamo i testi che seguono, dove si evidenziano le peculiarità della scrittura di Giulia Corsino: un utilizzo asciutto e consapevole della parola, una spiccata sensibilità verso il mondo degli affetti, la capacità di astrarre concetti profondi ma senza ricorrere alla sicurezza di una eccessiva razionalizzazione. Continua a leggere Per il presente, s’intende

La verità di Rainer Los

Joseph Kosuth ‘ni apparence ni illusion’ détail d’installation
©Adagp, Paris 2009
©Musée du Louvre, oct.2009/Antoine Mongodin

Ivano Mugnaini

Aveva udito voci una vita intera, Rainer Los, senza avere il privilegio di chiamarsi Giovanna D’Arco. Voci su di lui: accuse, allusioni, invettive feroci. Sempre in contro tempo, mezzo secondo dopo il suo passaggio, una manciata di metri al di là delle spalle e della nuca. Gli cucivano addosso, piantando con cura spillo dopo spillo nella carne viva, i panni delle esistenze che immaginavano per lui. La lana d’acciaio che ritenevano di poter ricavare dalle espressioni della faccia, dai gesti, dal modo di guardare e non guardare. Lo vedevano volta per volta come un mercenario, una spia, un vagabondo, un balordo, un killer. Variavano, i ritratti e i pareri. La sola costante era lo schiocco finale della lingua sopra un palato disgustato. E lo scuotimento di testa, che Rainer era portato ad immaginare. Lo scambio di occhiate convergeva su un giudizio tanto muto quanto esplicito: “Un poco di buono”. Continua a leggere La verità di Rainer Los

Le quasi case

guido.cupani

Guido Cupani

Già a partire dalla raccolta di esordio, Le Felicità (Samuele Editore, 2008, una recensione qui), la poesia di Guido Cupani si è rivelata come una delle più interessanti e personali del panorama dei nuovi autori. Di quel lavoro colpivano diversi aspetti: la padronanza dei mezzi espressivi, la misura di una scrittura che mirava molto di più alla sostanza che all’apparenza, ed un approccio che potremmo definire quasi “scientifico al contrario”. Infatti il giovane pordenonese – ricercatore in astrofisica – partiva spesso da una osservazione di tipo razionale, per poi trovare, nelle pieghe del reale, la spaccatura, la crepa dove germogliano i sentimenti, dalla gioia al dolore allo stupore.
Da allora la ricerca di Cupani ha compiuto, anche se il tempo trascorso è relativamente breve, notevoli passi in avanti. Come è evidente nei testi inediti che sono proposti in seguito, l’autore sembra avere abbandonato ogni appiglio derivante dal tentare di incanalare il vissuto in formule note, per quanto esse possano venire in seguito scardinate. Continua a leggere Le quasi case

E’ questo il sonno

cavana

Gabriella Musetti

Diventa un lusso anche la rabbia”: così scrive Gabriella Musetti nella poesia iniziale di questa breve silloge, parte di un lavoro più ampio, ma già in sé coesa e conclusa. Se la crisi è la mancanza di denaro, di quel denaro che ci è stato reso così necessario per vivere da non poterne più negare l’importanza, possiamo certo indagarne le cause ed i rimedi, così come possiamo e dobbiamo chiederci come e perché siamo giunti fino a qui. Se la rabbia non basta, se la rabbia ha già trovato e trova ancora nuovi imbonitori capaci di canalizzarla a proprio vantaggio, bisogna però avere anche il coraggio dell’autocritica e dire che questo viene permesso e concesso prima di tutto dalla nostra assuefazione. L’assunzione di responsabilità non è un atto collettivo, ma individuale. Così come la scrittura, certo, che però può assumere il ruolo di testimonianza, o, come suggerisce la stessa Gabriella Musetti, un atto di mediazione del vivere civile. Continua a leggere E’ questo il sonno