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Schedario (VI)

Paolo Beneforti

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Il mare dove non c’è

Ingeborg Bachmann
Anna Maria Curci

Foto, interviste, filmati, registrazioni mi hanno fatto conoscere il suo volto, i suoi gesti, la sua voce. La lunga frequentazione con i suoi testi mi fa tuttavia prediligere l’immagine con la quale l’ha rievocata, nel 1986, nel suo romanzo Estinzione, Thomas Bernhard. Ingeborg Bachmann è lì Maria, “la mia prima poetessa” (così la chiama l’io narrante), che appare all’improvviso nella valle di una località dell’Italia settentrionale “con il suo folle completo, giacca e pantaloni”. Sembra che venga direttamente, o stia per recarsi, a una serata di gala al Teatro dell’Opera. Viene da Parigi, Maria, non da Roma, dove all’epoca abita. Così, per me, Ingeborg Bachmann è Maria, nella sua mise per l’Opera, felicemente fuori luogo per una escursione in montagna, con i pantaloni neri di velluto stretti sotto il ginocchio, con la giacca di velluto color rosso cardinale e il colletto turchese.

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“Böhmen liegt am Meer” di Ingeborg Bachmann nella traduzione di Davide Racca

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(Anselm Kiefer, Böhmen liegt am Meer, 1995)

     Böhmen liegt am Meer

Sind hierorts Häuser grün, tret ich noch in ein Haus.
Sind hier die Brücken heil, geh ich auf gutem Grund.
Ist Liebesmüh in alle Zeit verloren, verlier ich sie hier gern.

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Testo a fronte IV – I. BACHMANN/D. RACCA

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(Giorgio De Chirico, L’enigma dell’oracolo, 1910)

Ingeborg Bachmann nella traduzione di Davide Racca

 

ENIGMA

(Für Hans Werner Henze aus der Zeit der Ariosi)

Nichts mehr wird kommen.

Frühling wird nicht mehr werden.
Tausendjährige Kalender sagen es jedem voraus.

Aber auch Sommer und weiterhin, was so gute Namen
wie “sommerlich” hat –
es wird nichts mehr kommen.

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