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Dal frammento al Libro

Luigi Sasso

Dal frammento al Libro
(Su Insistenze
di Giuseppe Zuccarino)

Scrivere, fallire

Scrivere, sosteneva Samuel Beckett, è un modo di fallire. L’attività dello scrittore – ma la cosa è facilmente verificabile anche in altri campi della ricerca artistica, nella pittura, per esempio, o nella scultura – è, perlomeno in epoca moderna, inesorabilmente votata allo scacco. L’artista è definibile come colui che non solo non può prefiggersi il successo, non solo non può sperare di raggiungerlo, ma assolutamente non deve. Egli ha l’obbligo di restare fedele al suo destino. Il compito che si è assunto, quello di restituire – pensiamo a Cézanne o a Giacometti – la cosa com’è e nel contempo come egli la vede, è troppo arduo, è impossibile. Evitare il fallimento non sarebbe una vittoria, ma, appunto, semplicemente l’abbandono del campo, la rinuncia a giocare la partita fino in fondo, un modo di tradire se stessi e soprattutto l’opera intrapresa e interminabile. Continua a leggere Dal frammento al Libro

Scritture dal silenzio

Marco Ercolani
Giuseppe Zuccarino

     L’instabilità dell’opera

Manganelli diceva: «Scrivere è un compito impossibile, ma deve essere eseguito». Ed è di questo compito che ci parla il libro di Giuseppe Zuccarino, La scrittura impossibile (Genova, Graphos, 1995), attraverso una serie di saggi su alcuni personaggi-chiave del Novecento, da Manganelli a Klossowski, da Barthes a Blanchot, fino ai meno noti Villa e Fénéon.
Il rapporto arte-opera intriga da sempre il critico. È noto che alcuni autori hanno lasciato incompiuti o frammentari alcuni dei loro capolavori (vedi Kafka, Musil, Novalis). Altri, invece, si sono arresi a un’opera che li portava ai confini di se stessi e si sono uccisi o sono impazziti (Nerval, Kleist). Altri, ancora, come Rimbaud e Walser, hanno smesso di scrivere. Continua a leggere Scritture dal silenzio