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Inseguendo lampi lontani

Ivan Crico
Maurizio Benedetti

“Penso a queste nevicate, gli alberi / che sembrano dentro, il sale // sulla strada, la vita animale, che deve / decidere e pensare”. Un cantico doloroso e folgorante e rivelatorio, questo di Maurizio Benedetti, dove le divisioni tra dentro e fuori, bellezza e orrore, perdite e conquiste, si fondono fino a trovare una straniante e, insieme, esaltante armonia. Lirismo e sperimentalismo qui, come raramente accade, si incontrano sottraendosi al vacuo intimismo o al gioco verbale fine a se stesso per dare forma e voce ad una interiorità ferita nel profondo ma, al tempo stesso, capace di inscenare rituali di grande, non solo per sé, forza salvifica. Continua a leggere Inseguendo lampi lontani

Di un’altra lingua

Ivan Crico

Le acque verdi dell’Isonzo, oltre gli argini, scorrono a poche centinaia di metri da casa mia, a Pieris. Fin da piccolo, in pochi minuti, potevo raggiungere di corsa i grandi, aridi greti di ciottoli bianchi dove qua e là, timidamente, spuntavano i fiori gialli di topinambùr. Il verde intenso di quelle acque ed il biancore silenzioso di quelle distese senza fine, che mettevano ancora più in risalto l’azzurro sfolgorante del cielo, iniziavano a diventare, così, i colori della mia anima. Quel paesaggio, conosciuto in ogni sua impercettibile mutazione, nell’oro dei tramonti come nelle nevi sui salici, per me diventava un varco verso l’invisibile, il mondo dei morti, la corrente a cui affidare le mie domande senza risposta. Continua a leggere Di un’altra lingua

Una favola per il nuovo anno – di Ivan Crico

Una preghiera per tutti i bambini del mondo

Le finestre delle stalle sono molto piccole, di solito, ma la luce
che entra, e che illumina mucche e fieno, le fa assomigliare
a delle chiese. Al posto dei mosaici ci sono dei bellissimi
acciottolati e gli animali, nel loro continuo ruminare,
sembrano proprio assorti in una perenne preghiera. E pregano
davvero, pregano per tutti i bambini che berranno il loro
latte; quel latte che, assieme alla neve, è una delle cose
più pure da vedere al mondo. Sono tanti, tantissimi i bambini
che soffrono nelle nostre città: bambini picchiati, lasciati
soli, bambini a cui vengono fatte cose che non si possono
nemmeno nominare. Le mucche pregano in ogni momento
affinché il loro latte sia sempre più buono, poiché quel latte

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Chi leggerà i silenzi? – di Ivan Crico

[IVAN CRICO]

Chi leggerà i silenzi?
Di lingue locali, contemporaneità e moralità.
Una lettera a Flavio Santi.

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Nel nome di Basaglia – di Ivan Crico

A Gorizia, nel nome di Basaglia: di poesia, cibo, condivisione

     I sogni, spesso, scompaiono con il risveglio. A volte invece trovano, nello spazio del risveglio interiore, nel lampo della visione, un terreno adatto a farli diventare fiori colorati ma dalla breve vita oppure alberi dai lunghi rami che si spingono dentro i cieli di anni, secoli, millenni. I sogni di Basaglia, come certe piante che crescono tra le fenditure della pietra di dirupi abissali, sono arrivati molti anni fa in una terra difficile, dal suolo indurito dal sangue di migliaia di giovani e dal gelo di confini irreali, com’è quella di Gorizia. E tenacemente, da allora, sferzati dalla pioggia e dai venti dei pregiudizi, dei luoghi comuni, hanno iniziato a crescere e fiorire. Continua a leggere Nel nome di Basaglia – di Ivan Crico

La disfatta – Poesie inedite di Elio Tavilla

Sono versi che possiedono la capacità, quasi eraclitea, di definire con esattezza il farsi di un pensiero, gli elementi naturali, la memoria nel suo sorgere e dissiparsi, senza mai imprigionare nulla entro gabbie concettuali, sempre rispettando l’inafferrabilità del loro mistero. Segni di una ricerca di una verità, secondo le parole dell’autore, “che è nel mondo ma non è verificabile nel mondo” e di cui “possiamo solo esperirne il mistero e la fatica di un avvicinamento. (I.C.)

Elio Tavilla – la disfatta

fare caso alla bocca quando
tocca cibo, allungarvi le dita
e restare in ascolto. Mica come
quella retta parallela che tagliava
il buono dal marcio senza il sentimento
che si deve in queste cose

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Nuove voci della poesia slovena – di Ivan Crico

Pigna, trottola, dadi…specchio
Nuove voci della poesia slovena

Ivan_Grohar_-_Sejalec
(Ivan Grohar, Il seminatore, 1907)

Perché il canto, emerso dal suo luogo natale,
dopo il compimento, l’errare,
sia che di esso importi o no, debitamente ritorna…

Walt Whitman

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Monfalcone, Italia

Una riflessione di Ivan Crico.
Un bando Assolutamente senza Poesia

“Non so se il riso o la pietà prevale”: il noto verso del grande recanatese ben descrive ciò che ho provato leggendo una mail di amici in cui si riporta l’avviso pubblico, emesso dal Comune di Monfalcone, per il conferimento di un incarico di direttore del Festival Internazionale Absolute Poetry“. Premesso che non mi intendo di bandi pubblici (spesso confezionati su misura per vincitori già selezionati in anticipo, a detta di qualcuno, ma certamente non è questo il caso…) alcuni dei requisiti necessari (ripeto: necessari) per ricoprire questo ruolo sono di una tale assurdità da lasciar sbalorditi, davvero.

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De arzènt zù (D’argento scomparso) – di Ivan CRICO

de_arzent_zu_l

De arzènt zù lis fòiis dei aulìu
del fond de la not in tèlis ciàmbris
dola leuàrse e sauerse aimò uìa.

D’argento scomparso le foglie degli olivi / dal fondo della notte nelle camere / dove svegliarsi e sapersi già via.

 

 

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