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Breve saggio sul camminare

(L’idea di questo scritto deriva da uno splendido e vibrante intervento di Jonny Costantino pubblicato sul Primo amore il 5 maggio 2018: L’Austria di Bernhard specchio dell’Italia di oggi).

: ma, più che un saggio, scriverò un elogio del camminare, anzi un doppio elogio di un doppio modo di camminare: l’andare a piedi (ma, anche, integrando il camminare, quando necessario, con un tragitto in autobus o in treno, in automobile o in bicicletta) e lo scrivere (sempre rigorosamente a mano).  Continua a leggere Breve saggio sul camminare

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Del sublime

Jonny Costantino

Il sublime è vertice e vortice

Esperienza limite, il sublime, lo è fin dall’etimologia. L’aggettivo latino sublimis viene dal sostantivo limen, che significa limite. «Sub limine»: sotto il limite. Un limite collocato, convenzionalmente, in alto. I Greci, per dire sublime, usavano la parola hýpsos, che sta per altezza. Secondo una differente ipotesi etimologica, sublimis verrebbe non da limen ma da limus: fango. «Sub limo»: sotto il fango. Fango: sudiciume che insozza; limo che feconda; fango ardente che travolge e distrugge, in gergo vulcanico: lahar. Il contrasto etimologico tra limen e limus è solo apparente. Anche il fango è un limite: un limite che sta in basso. Il sublime viaggia al limite: sul limitare dell’estrema altezza e dell’estrema bassezza. L’anonimo autore del celebre trattato Il sublime ravvisò, nel I secolo dopo Cristo, un’intima connessione tra altezza (hýpsos) e profondità (bathos) nell’arte (téchne) sublime. Nel 1856 è Victor Hugo a operare l’inversione che fa trentuno, per dirla coloritamente, affermando che «le sublime est en bas»: «il sublime sta in basso». Del resto, fin dalla tarda età ellenistica, II secolo avanti Cristo, rimbomba in Ermete Trismegisto: «Così in alto come in basso». Davanti a Rembrandt, il più sublime dei pittori, Jean Genet avverte «un odore di stalla». «In piedi sul letame»: è così che lo scrittore immagina le figure rembrandtiane ritratte parzialmente. Sotto le gonne, sotto le vesti dorate, sotto i mantelli bordati di pelliccia, i corpi assolvono con puntualità le loro funzioni: «digeriscono, sono caldi, sono pesanti, puzzano, cacano». I sei Sindaci dei drappieri (1662) «puzzano di liquame e di sterco» e la Sposa ebrea (1665), persino lei, con il suo viso delicato, con il suo sguardo grave, lo si sente, «ha un culo» (Che cosa è rimasto di un Rembrandt strappato in pezzetti tutti uguali e buttato nel cesso, 1967). Il sublime è vertice aulico e vortice maleolente, contemporaneamente.

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