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Poco prima della guerra

crozzoletti bis

Stefania Crozzoletti
Alessandra Pigliaru

Ci si esercita tutta la vita alla bellezza senza fare i conti con la Storia. Quella che fa brandelli di te e che ti risputa in direzione contraria a ogni accadimento. La stessa che con sguardo derisorio ti accusa poi di non farne parte, mentre tu desideravi solo stare altrove, ignorando di dover chiedere il permesso. E in questo incrocio, ci si potrebbe domandare, quanto le si volterebbero volentieri le spalle, alla Storia? Così tracotante, che gronda scenari confusi e di morte. In un mondo che utilizza l’esclusione come dispositivo efficace a reclamare vendetta, ci si può fare carico dell’abiezione? Quando Julia Kristeva ne discettava, forse non immaginava che l’ossessiva coazione a ripetere avrebbe condotto a orizzonti desertificati come quelli contemporanei – ben oltre il rigetto. Continua a leggere Poco prima della guerra

Il cielo aperto del corpo

Fabia Ghenzovich

Ciò che colpisce al primo sguardo posato su questa raccolta è l’essenzialità della lingua poetica di Fabia Ghenzovich, la pregna asciuttezza temperata di un dire che incarna il proprio oggetto, rivestendolo di una pelle sottile di parole, ridonandolo intero nella sua materialità, per poi rarefarsi e assottigliarsi sul filo del verso teso allo stremo quando l’anima spicca il volo verso l’aperto, oltre i confini del corpo, al riparo da “ogni chiglia aguzza / di pensiero”, da ogni ristrettezza razionalizzante di visione.

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L’ombra che scrive il mare

Juan Gelman
Alessandro Ghignoli

 

il tuo piede
calpesta la notte/lieve/
apre la pioggia/
apre il giorno/

la morte niente sa di te/
il tuo piede ha erba sotto
e un’ombra che scrive
il mare/

 

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Basse verticali

Ciao, Stefano

Stefano Leoni
Francesco Tomada

“Non c’è volgarità nell’essere a tratti impoetico / calibrare / mettere un verso sporco al punto giusto”: così si apre Basse Verticali, la nuova raccolta di Stefano Leoni, ed è una esplicita ma non forzata dichiarazione di intenti. E’ bene chiarire subito che Leoni si è reso protagonista negli anni di un percorso appartato ma molto valido, in continuo divenire, di cui Basse Verticali rappresenta uno dei punti più limpidi. Immagino che l’autore abbia (anche se ammetto di non esserne sicuro) una formazione in qualche modo scientifica: si nota dalla sua accurata capacità di analisi, verrebbe da dire in certi momenti quasi di catalogazione delle piccole cose da cui inizia il cammino del libro. Al tempo stesso però riesce sempre e subito ad introdurre uno scarto emotivo che scava una distanza, uno spazio in cui la poesia sembra trovare albergo. “La mia pelle bianca / qualche erezione mattutina / un piccolo sputo di dentifricio // si resta anche dove non si vorrebbe restare // e niente parla di noi”, questo è osservare per andare oltre, fare uno sforzo umano prima ancora che poetico, conoscere il labirinto per poter così dividere ciò che appartiene da ciò che è superfluo, “distaccare tutta l’estraneità”. Se la vita ci appare come una serie di coincidenze meccaniche, se l’uomo è una sorta di piccolo/grande accidente nell’Universo, se il tempo in cui siamo è solo uno fra tutti i numerosi possibili tempi, in che cosa possiamo trovare il senso del nostro essere che invece nel tempo e nello spazio è limitato ad un qui e un adesso, a chi incontriamo, a chi vediamo anche distrattamente? “C’è da chiedersi perché ci siamo dati appuntamento / proprio qui / io e qualcun altro”.

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Amaritudine – Alessandro Ghignoli

[ALESSANDRO GHIGNOLI]

Fin da un primo sguardo ai versi di Alessandro Ghignoli si avverte in essi il vibrare della voce del traduttore, del lettore, di chi non si rifà a un solo preciso modello o a una sola tradizione localizzata, bensì dimostra di trovarsi alla confluenza di diversi influssi; flussi linguistici e di pensiero che scorrono e s’intersecano, s’incontrano e scontrano e contaminano a vicenda.
Leggendo Amarore si ha l’impressione di un movimento che cambia di continuo in velocità e direzione, agglomerando, ri-modellando ciò che trova sulla sua strada. Continua a leggere Amaritudine – Alessandro Ghignoli

La corolla del ricordo – di Chiara De Luca

La_corolla_del_ricordo

Si riapre la corolla del ricordo / ora che fermandomi riascolto / e sono rovi a fondo nell’andare / ogni giorno dove non ci sono / incontri che svaniscano il mistero / sguardi che socchiudano il silenzio / tra petali di gelo che improvvisi / si serrano per chiudermi nel boccio / dei miei sorrisi bianchi collaudati / a ingannare chi non sa vedere, / non è servito a niente sprofondare / oscure le radici tra le dune dell’amore, / polline incendiario che trascina il vento / schiude nuovamente la distanza e mi riporta

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