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Il cielo aperto del corpo

Fabia Ghenzovich

Ogni perdita è un buco nella carne
col bisogno di catturare
per colmare ciò che è perduto:
un’assenza come morte
differita in vita.
Anche gesti e parole scavano
la crosta del mattino
spessa come la paura
sulla falla del corpo acquattato
svaria la luce
il flusso il moto
il sussulto d’ogni cellula
fino all’ultimo vivido strato.

(Fernanda Ferraresso introduce, con una splendida nota, una selezione di testi di Fabia Ghenzovich tratti dalla raccolta Il cielo aperto del corpo, di prossima pubblicazione presso Kolibris Edizioni.
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Entrata nel nero

Ranieri Teti

È un libro che trasuda buio quello di Ranieri Teti, spuria essenza di notte che condensa per consentire alla luce di piovere più autentica e forte, più feroce e ardente. Per poi concentrarsi e premere contro le pareti dure della parola scabra e spogliata fino a creparle, sgretolarle, defluendo infine in un dire poetico che di fatto rifugge l’oscurità più densa, in una intermittenza tra istanti di accecante chiarezza e repentini silenzi, ammuttolimenti e mutamenti, minuscole eclissi di spazi bianchi che preludono all’alba di un nuovo verso, o crepuscolari non detti che si chiudono nel punto esatto in cui si spalanca la sorgente del silenzio, per scagliare le parole oltre la diga della ragione. Entrare nel nero significa ritornarsi, discendersi dentro e spaccarsi per stillare sul limite del solco, coincidervi al confine con l’attorno, nel passaggio angusto tra il buio che si è stati e lo sbocco che si è, costretti o forse avvolti nell’alone di luce incerta di un futuro a stento figurato, nell’opaco che ci separa dalla superficie, “in questa brevità sospesa // tra non ricordare non dimenticare”. Continua a leggere Entrata nel nero