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La rivoluzione ha ignorato Bach / seconda parte (di Rocco Brindisi)

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(QUI LA PRIMA PARTE)

Fu in quell’anno, era il ’77, che arse vivo un bambino, nell’androne di un palazzo dove qualcuno aveva gettato una molotov.

Il sonno. Il dono incredibile del sonno. L’insonnia di Émile Cioran, che, affermava, era stata la sua amante perfetta, l’unica realtà senza maschere, un dono che lo costringeva a girare tutta la notte ascoltando i suoi passi sui ciottoli. Un bambino raccoglie un dito di fango, ci sputa sopra, lo passa sugli occhi spenti di Dio che, finalmente, dorme. E, dormendo, vede il mondo, il dolore senza speranze, la sua mostruosità, la la propria grottesca perfezione e quella, altrettanto ironica, delle stelle. Per molti esseri umani, svegliarsi è un incubo. La madre di Cioran amava Bach, lo ascoltava, lo suonava. Quest’amore lo passò al figlio, che ha amato Bach fino alla fine. Diceva che Bach va oltre Dio. La rivoluzione ha ignorato Bach. Giorgio cercava la gioia di Bach e la trovava anche quando non riusciva più a carezzare la donna che amava, perché le sue mani erano diventate un ornamento: avrebbe potuto pensare che le sue mani fossero un’ombra perfida del suo corpo, ma non lo pensava. Non pensava che alla gioia di ascoltare la gioia. Mia madre avrebbe amato Bach. Lei, che era una maestra dei rammendi, avrebbe ricucito gli strappi della pelle di Dio con quella musica. Avrebbe ricucito le ferite del sonno dei suoi figli.  Continua a leggere La rivoluzione ha ignorato Bach / seconda parte (di Rocco Brindisi)