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Albeggiare

Roberto Bolaño

Albeggiare
(Amanecer, tratto da
La Universidad Desconocida)

Credimi, sono al centro della mia stanza
aspettando che piova. Sono solo. Non mi importa
di finire o meno la mia poesia. Aspetto la pioggia
sorseggiando caffè e osservando oltre i vetri un bel paesaggio
di cortili interni con abiti stesi e immobili,
silenziosi abiti di marmo in città, dove non esiste
il vento e in lontananza si sente solo il mormorio
di un televisore a colori, davanti al quale c’è una famiglia
che a quest’ora beve anch’essa caffè raccolta intorno
a un tavolo: credimi: i tavoli di plastica gialla
si moltiplicano fino alla linea dell’orizzonte e oltre:
fino ai sobborghi dove costruiscono palazzi
con appartamenti e un ragazzo di sedici anni seduto
su dei mattoni rossi contempla il passaggio delle macchine.
Il cielo proprio in quel momento è un’immensa
vite concava con cui gioca la brezza. E il ragazzo
gioca con le idee. Con idee e scene trattenute.
L’immobilità è una foschia trasparente e dura
che esce dai suoi occhi.
Credimi: non è l’amore che verrà,
ma la bellezza con la sua stola di albe morte.

Ojos (Occhi)

Archivio Bolaño

Roberto Bolaño

Ojos

Nunca te enamores de una jodida drogadicta:
Las primeras luces del día te sorprenderán
Con sangre en los nudillos y empapado de orines.
Ese meado cada vez más oscuro, cada vez
Más preocupante. Como cuando en una isla griega
Ella se escondía entre las rocas o en un cuarto
De pensión en Barcelona, recitando a Ferrater
En catalán y de memoria mientras calentaba
La heroína en una cuchara que se doblaba
Como si el cabrón de Uri Geller estuviera
En la habitación vecina. Continua a leggere Ojos (Occhi)