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Scrivere il viaggio

………..Elisabetta Brizio

…..SCRIVERE IL VIAGGIO
………Su Le cose del mondo
…………di Paolo Ruffilli

Leggendo Le cose del mondo di Paolo Ruffilli si sarebbe portati a credere che egli pensi, con Whitman in Song of Myself: «Very well then I contradict myself, / (I am large, I contain multitudes)». «Multànime», avrebbe detto D’Annunzio. Il poeta non può aggiogare la propria interiorità proteiforme agli schemi della logica ordinaria. E infatti «perlustrare il concreto mondo in cui si è venuta muovendo la mia esperienza, in un gioco di continui rimandi e rispondenze tra io e realtà esterna attraverso la pratica del linguaggio» (come Ruffilli scrive nel breve prologo) richiede un certo magistero poetico, un dispiegamento di strumenti espressivi complessi che rendano il senso dell’unità delle voci contrarie, che convoglino le sollecitazioni di una pressante configurazione musicale – «una ossessione mentale di tipo musicale mi trascina materializzando le parole come note in una partitura», dichiarava in una intervista. E se ci rimettiamo all’explicit della traduzione italiana del Contre Sainte-Beuve (astraendo dalle idee proustiane sul talento) le cose sembrano ulteriormente complicarsi: «nessuno conoscerà mai, nemmeno chi la sente, l’aria che ci perseguitava col suo ritmo inafferrabile e incantevole».

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Le cose del mondo e il loro oblio

un saggio di Paolo Ottaviani
su Le cose del mondo
di Paolo Ruffilli
(Milano, Lo Specchio Mondadori, 2020)

(Mi fa enormemente piacere ospitare quest’intervento di Paolo Ottaviani, poeta di grande qualità e sensibile studioso di poesia, con uno spiccato interesse per quello che si va pubblicando in questi anni, sia in Italia che altrove. Il saggio che segue dimostra bene quanto ho appena affermato e comprova quanto necessario sia, per ogni poeta, leggere gli altri poeti, studiarli, imparare da loro – in un ambiente spesso avvelenato dal sospetto e dall’invidia l’ammirazione per il lavoro serio di altri poeti e scrittori è salutare esercizio e luminoso ampliamento di orizzonti.  A. D.)

Un’incantevole, ad un tempo chiara ed enigmatica, illustrazione di copertina, ideata dalla ricercatrice d’immagine della Mondadori Noemi Sorze, tutta giocata su un perfetto, sinuoso equilibro tra due soli colori – il bianco e il rosso – il primo come a simboleggiare una fiduciosa, incontaminata spiritualità che attraverso un sentiero attraversa e divide il rosso delle energie vitali, poi idealmente le ricompone e infine riprende il suo cammino verso l’infinito, oltre il margine fisico del libro, quest’immagine riposante per l’occhio ed inquietante per la mente è davvero un gran bel viatico alla lettura di questa nuova raccolta – Le cose del mondo (Mondadori, gennaio 2020) – di Paolo Ruffilli. Continua a leggere Le cose del mondo e il loro oblio