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Mariella Mehr: la parola / das Wort

Mariella Mehr
(27 dic. 1947 – 5 set. 2022)

Niente,
nessun luogo.
C’è ancora rumore
di sventura nella testa,
e sulla mappa del cielo
io non sono presente.

Mai è stata primavera,
sussurrano le voci di cenere,
sulla bilancia del linguaggio
sono una parola senza peso
e trafiggo il tempo
con occhi armati.

Futuro?
Non assolve
me, nata sghemba.
Vieni, dice,
la morte e un ciglio
sulla palpebra della luce.

Per Mariella Mehr:

sulle Nature indivisibili (ricordo di Domenico Brancale)

sul Primo Amore (ricordo di Anna Ruchat)

sulla Dimora del tempo sospeso

*

Giacinto Cerone

cerone_agaveContinuo a ribadire il forte, per me necessario legame con Le nature indivisibili di Mauro Leone; e oggi desidero dare eco a questo splendido scritto di Domenico Brancale, appena pubblicato proprio sulle Nature indivisibili (e già apparso in Congiungimenti 69 di Hervé Bordas e Domenico Brancale, Prova d’Artista 2022): DISCORSO SUL GIACINTO (1957 – 2004).

Uno specchio per Christian Boltanski

Christian_Boltanski._Signatures

     L’arte della distanza t’apparteneva e anche quella del congedo, dell’assenza: l’inesausto andare del consumarsi, dello svanire, del trascorrere era (è) vita. Immersi nel tempo lo percepiamo vento, posizionarsi e trasmigrare di stelle, accendersi e spegnersi di luci pulsanti su specchi neri. E cantano le balene fin dall’inizio del tempo.

     Un’isola ricolma di scatole sonore (ritmi cardiaci di fratelli in umanità) è dono, rinnovato dono di risacca e in finibus terrae il vento attraversa grandi trombe di leggenda.            

     Contro il vetro d’una finestra è rimasto soltanto il riflesso di una vecchia menorah: e del suono d’una campanellina-animita: molte foto, davvero molte, ma la domanda tocca i nomi (come si chiamavano, dove abitavano, che cosa facevano) e torna indietro priva di risposta.

     Questa camicia un po’ scolorita, questa scarpa e il suo tacco scheggiato, questa giacca da muratore erano le pagine del tuo pensare, gli sprofondamenti della memoria. 

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     Una versione in qualche modo “speculare” di questo testo viene  pubblicata contemporaneamente nello spazio  Le Nature indivisibili – un grazie particolarmente sentito a Mauro Leone (Morel) per l’ospitalità.

Quasi uno “scritto”…

atelier-di-Rostia-cop

… perché, in realtà, da qui, dalla Dimora del Tempo sospeso, rimando allo spazio amico e ospitale Le nature indivisibili, perché è lì che è possibile leggere  due “scritti” che rendono omaggio alla persona e all’opera di Rostia Kunovsky, perché da qui il mio grazie va a Mauro Leone (Morel),  genius loci, ideatore, sapiente  e sollecito curatore delle Nature indivisibili, e a Domenico Brancale (che ha concepito il progetto di un tale omaggio invitandomi a farne parte) – e mi permetto infine di segnalare, sempre nello spazio Le nature indivisibili, la presenza vivificante e dialogante della scrittura di Rossana Lista con la sua rubrica Accento acuto.

Da nessuna parte mai. Nell’atelier di Rostia Kunovsky. Di Domenico Brancale

Nella trasparenza dello sguardo. Per Rostia Kunovsky. Di Antonio Devicienti